Siglato un accordo tra l’americana Polaris Industries e l’indiana Eicher Motors.
Dopo i recenti accordi tra BMW e TVS Motors, è la volta della Polaris che sbarca in India con una nuova joint-venture. L’azienda del Minnesota, leader nel settore motociclistico, ha infatti firmato pochi giorni fa un accordo con la Eicher Motors LTD, produttrice di veicoli commerciali leggeri e di moto Royal Enfield.
La nuova partnership, garantirà all’azienda statunitense la riduzione dei costi di produzione e l’accesso diretto, senza spese e tassazione per il trasporto, all’importantissimo mercato indiano, ormai secondo per volume di vendite solo a quello cinese. Interessanti sviluppi anche per le così dette operazioni SKD (Semi-Knock Down: veicoli prodotti in forma di kit e poi esportati per l’assemblaggio finale in un paese estero) di cui beneficeranno i brands Polaris. Dal canto suo, Eicher guadagnerà l’accesso al Know how americano, fondamentale per l’emancipazione tecnologica e produttiva dell’azienda.
Una strategia industriale lungimirante , quella della Polaris, che punta a gettare le fondamenta per un futuro solido, prima attraverso l’acquisizione dello storico marchio americano Indian Motorcycle company, poi con sostanziosi investimenti nella società americana Brammo, una delle più quotate nella produzione di moto elettriche. Ora con la collaborazione con la società indiana.
lunedì 30 luglio 2012
venerdì 27 luglio 2012
Il FMI è pessimista
L’aggiornamento pubblicato negli scorsi giorni dal Fondo Monetario Internazionale ridimensiona le previsioni di crescita dell’India per i prossimi 2 anni.
I numeri delle correzioni a ribasso per l’India sono i più severi tra quelli relativi ai paesi emergenti. Il taglio preannunciato dal FMI per il tasso di crescita è dello 0,7%, al netto del quale il PIL si posizionerà intorno al 6,1%e al 6,5% rispettivamente per l’anno in corso e per il prossimo. Un ritmo che molti politici indiani ritengono insufficiente a garantire un effettivo percorso di sviluppo del paese, come ammesso dallo stesso primo ministro Singh che, all’inizio dell’anno, dichiarava “sarebbe errato concludere che l’India si trova stabilmente posizionata su un sentiero di rapida crescita”. Le nuove cifre appaiono in tutta la loro entità se paragonate a quelle dei PIL degli anni scorsi: 7,1% nel 2011 e 10,1% nel 2010 ma non bastano a scalzare l’India dal secondo posto nella classifica dei maggiori PIL tra i 4 Paesi BRIC, dove è seconda solo alla Cina.
Secondo gli addetti ai lavori, i principali fattori che frenano la crescita sono da imputare a un deficit pubblico crescente, una posizione internazionale debole, l’estrema povertà delle infrastrutture e alla corruzione dilagante all’interno della classe politica. Elementi, questi, non completamente nuovi nella storia indiana ma emersi in tutta la loro evidenza in un momento economico di minor liquidità.
I numeri delle correzioni a ribasso per l’India sono i più severi tra quelli relativi ai paesi emergenti. Il taglio preannunciato dal FMI per il tasso di crescita è dello 0,7%, al netto del quale il PIL si posizionerà intorno al 6,1%e al 6,5% rispettivamente per l’anno in corso e per il prossimo. Un ritmo che molti politici indiani ritengono insufficiente a garantire un effettivo percorso di sviluppo del paese, come ammesso dallo stesso primo ministro Singh che, all’inizio dell’anno, dichiarava “sarebbe errato concludere che l’India si trova stabilmente posizionata su un sentiero di rapida crescita”. Le nuove cifre appaiono in tutta la loro entità se paragonate a quelle dei PIL degli anni scorsi: 7,1% nel 2011 e 10,1% nel 2010 ma non bastano a scalzare l’India dal secondo posto nella classifica dei maggiori PIL tra i 4 Paesi BRIC, dove è seconda solo alla Cina.
Secondo gli addetti ai lavori, i principali fattori che frenano la crescita sono da imputare a un deficit pubblico crescente, una posizione internazionale debole, l’estrema povertà delle infrastrutture e alla corruzione dilagante all’interno della classe politica. Elementi, questi, non completamente nuovi nella storia indiana ma emersi in tutta la loro evidenza in un momento economico di minor liquidità.
giovedì 26 luglio 2012
L’Agricoltura diventa biologica
Uno studio condotto dall’Osservatorio India dell’Università LIUC di Roma assegna all’India il primato per l’agricoltura organica, una pratica sempre più diffusa.
Più di 600,000 campi agricoli organici certificati e un numero di agricoltori biologici maggiore rispetto a quello di qualsiasi altro paese del mondo. L’India è oggi uno dei paesi più attenti a questo tipo di coltivazioni e per la fine del 2012 si prevede di arrivare a 2 milioni di ettari di terreno con certificazione organica. I vantaggi offerti dall’approccio bio sono sia ambientali, poiché preserva terreno e falde acquifere dall’inquinamento e non impoverisce il suolo, sia economici, dato l’elevato costo di pesticidi e fertilizzanti chimici.
L’India in particolare, risulta avere un grande potenziale per l’agricoltura organica grazie alla co-presenza di tre fattori: un sistema agricolo integrato con la presenza di bestiame, la presenza di un gran numero di coltivatori piccoli e marginali e la bio-diversità climatica regionale. Un considerevole sostegno proviene anche dalle politiche governative, sensibili all’agricoltura biologica, incentivata attraverso un programma nazionale finalizzato all’introduzione della produzione organica nel paese (NPOP- National Programme for Organic Production) e assistenza diretta ai singoli Stati che intendono allargare le aree adibite alla coltivazione organica.
Ad oggi le principali esportazioni indiane di prodotti biologici includono cereali, legumi, miele, thè, spezie, oli di semi, cotone organico, cosmetici e prodotti per body care e, secondo le stime dell’Osservatorio, sono destinate ad allargarsi presto anche ad altri beni.
Più di 600,000 campi agricoli organici certificati e un numero di agricoltori biologici maggiore rispetto a quello di qualsiasi altro paese del mondo. L’India è oggi uno dei paesi più attenti a questo tipo di coltivazioni e per la fine del 2012 si prevede di arrivare a 2 milioni di ettari di terreno con certificazione organica. I vantaggi offerti dall’approccio bio sono sia ambientali, poiché preserva terreno e falde acquifere dall’inquinamento e non impoverisce il suolo, sia economici, dato l’elevato costo di pesticidi e fertilizzanti chimici.
L’India in particolare, risulta avere un grande potenziale per l’agricoltura organica grazie alla co-presenza di tre fattori: un sistema agricolo integrato con la presenza di bestiame, la presenza di un gran numero di coltivatori piccoli e marginali e la bio-diversità climatica regionale. Un considerevole sostegno proviene anche dalle politiche governative, sensibili all’agricoltura biologica, incentivata attraverso un programma nazionale finalizzato all’introduzione della produzione organica nel paese (NPOP- National Programme for Organic Production) e assistenza diretta ai singoli Stati che intendono allargare le aree adibite alla coltivazione organica.
Ad oggi le principali esportazioni indiane di prodotti biologici includono cereali, legumi, miele, thè, spezie, oli di semi, cotone organico, cosmetici e prodotti per body care e, secondo le stime dell’Osservatorio, sono destinate ad allargarsi presto anche ad altri beni.
mercoledì 25 luglio 2012
Il cioccolato piace sempre di più agli indiani
Il consumo del noto dolciume registra una forte crescita che sfida le incertezze economiche e politiche del Paese.
Secondo un articolo pubblicato negli scorsi giorni dal quotidiano “The Indian Express” le vendite di cioccolato sono raddoppiate negli ultimi 5 anni. Sebbene il consumo pro-capite di prodotti a base di cacao si limiti a soli 100-150 grammi, che di fronte agli 11 chilogrammi annui consumati dagli irlandesi, appare irrisorio, il mercato è in forte espansione con tassi di crescita annuale del 15-20%. Rispetto agli altri dolciumi, il cioccolato combatte l’ipertensione, è un buon antiossidante e ha effetti positivi sull’umore: tutte proprietà che sembrano aver convinto il consumatore indiano. Ma le ragioni di salute non sono le sole che spingono in alto le vendite alla cui base risiede anche un nuovo valore culturale che sta acquisendo il cioccolato, utilizzato sempre di più come regalo nelle aziende ed in generale nelle grandi aree urbane.
Circa la metà dell’attuale fabbisogno di cacao viene ad oggi importato ma si stanno sviluppando anche aree di coltivazione locali, in particolare nelle zone di Andhra Pradesh, Kerala e Tamil Nadu.
Grande l’interesse destato nelle principali multinazionali. Tra tutte, Cadbury India ha registrato il migliore risultato 2011 con un aumento delle vendite del 35% e dei profitti del 42%. Un mercato appetibile anche per la nostra Ferrero che nel 2010 ha raggiunto una quota di mercato del 6%, un significativo avanzamento rispetto allo 0,5% del 2008, e che ha aperto l’anno scorso una fabbrica di ovetti Kinder e di tic Tac nello stato di Maharashtra.
Secondo un articolo pubblicato negli scorsi giorni dal quotidiano “The Indian Express” le vendite di cioccolato sono raddoppiate negli ultimi 5 anni. Sebbene il consumo pro-capite di prodotti a base di cacao si limiti a soli 100-150 grammi, che di fronte agli 11 chilogrammi annui consumati dagli irlandesi, appare irrisorio, il mercato è in forte espansione con tassi di crescita annuale del 15-20%. Rispetto agli altri dolciumi, il cioccolato combatte l’ipertensione, è un buon antiossidante e ha effetti positivi sull’umore: tutte proprietà che sembrano aver convinto il consumatore indiano. Ma le ragioni di salute non sono le sole che spingono in alto le vendite alla cui base risiede anche un nuovo valore culturale che sta acquisendo il cioccolato, utilizzato sempre di più come regalo nelle aziende ed in generale nelle grandi aree urbane.
Circa la metà dell’attuale fabbisogno di cacao viene ad oggi importato ma si stanno sviluppando anche aree di coltivazione locali, in particolare nelle zone di Andhra Pradesh, Kerala e Tamil Nadu.
Grande l’interesse destato nelle principali multinazionali. Tra tutte, Cadbury India ha registrato il migliore risultato 2011 con un aumento delle vendite del 35% e dei profitti del 42%. Un mercato appetibile anche per la nostra Ferrero che nel 2010 ha raggiunto una quota di mercato del 6%, un significativo avanzamento rispetto allo 0,5% del 2008, e che ha aperto l’anno scorso una fabbrica di ovetti Kinder e di tic Tac nello stato di Maharashtra.
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