Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'India.
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mercoledì 16 maggio 2012

Export di riso

L’India potrebbe diventare il primo produttore di riso al mondo.

Stando ai dati resi noti dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, l’India potrebbe diventare il primo produttore di riso al mondo superando in questo modo il Vietnam e la Tailandia.
 Stando infatti alle previsioni del Rice Research Institute, entro il 31 agosto l’India esporterà 7 milioni di tonnellate, contro i 2,8 milioni di tonnellate venduti nel periodo 2010/2011. Sempre secondo i dati pubblicati dal Dipartimento dell’Agricoltura degli Stati Uniti, l’export di riso della Tailandia nel 2011 si è attestato sui 10,5 milioni di tonnellate: un numero destinato a diminuire drasticamente nel corso del 2012, anno per il quale si prevede una flessione di 4 milioni di tonnellate.
Per quanto riguarda invece il Vietnam, le esportazioni di riso nel 2012 dovrebbero attestarsi sui 7 milioni di tonnellate, confermando la cifra raggiunta nel corso dell’anno precedente.
Il raccolto indiano potrebbe aumentare del 7,7% nel 2012, pari a circa 103,4 milioni di tonnellate contro i 96 milioni del 2011; inoltre le riserve statali di grano e riso hanno registrato un aumento del 21%, contando al momento 53,4 milioni di tonnellate.
Alla stagione favorevole si aggiunge inoltre l’aumento registrato dal prezzo minimo di acquisto della varietà di riso più comune, che ha raggiunto il suo massimo storico di 1.080 Rupie (pari a circa 15 Euro) per un quintale.
Nel triennio 2008/2011 l’India aveva deciso di bandire l’esportazione di riso comune (non basmati) al fine di incrementare le forniture sui mercati locali e calmierare i prezzi: una decisione che ha senza dubbio ottenuto il suo scopo visto che il costo del riso è diminuito del 17%. Lo scorso settembre il Governo di Nuova Delhi ha tolto il bando determinando una crescita delle esportazioni di riso che hanno superato i quattro milioni di tonnellate.

martedì 8 maggio 2012

Export in calo

Per la prima volta dal 2009, l’export indiano registra una battuta d’arresto.

Le esportazioni indiane nel mese di marzo sono diminuite del 5,7% rispetto all’anno precedente, raggiungendo il valore di 28,7 miliardi di dollari. Si tratta della prima volta dal 2009 che l’export indiano registra un segno meno: un ulteriore indicatore negativo dopo che la scorsa settimana l’agenzia di rating Standard&Poor’s ha deciso di tagliare il credit rating al Subcontinente indiano provocando delle ripercussioni anche negli investitori internazionali preoccupati della poco chiara politica fiscale seguita dal Governo di Nuova Delhi, nel disavanzo delle partite correnti e nella paralisi politica che di fatto sta minacciando lo sviluppo dell’economia del Paese. L’incremento del prezzo del petrolio ha contribuito inoltre a far aumentare il costo delle importazioni: un danno grave se si considera che l’India importa dall’estero l’80% del petrolio.

giovedì 1 dicembre 2011

Export ed import

I dati relativi alle importazioni e alle esportazioni indiane registrati fino a settembre 2011 confermano il trend positivo dimostrato anche negli anni precedenti dal Paese.

Il Governo di Nuova Delhi rende noti i dati relativi all’import/export fino al mese di settembre 2011: tanto le esportazioni quanto le importazioni hanno registrato un aumento considerevole, il contrario di quanto avvenuto sia a livello europeo che negli Stati Uniti.
L’import indiano infatti è aumentato del 17% rispetto all’anno precedente; ma sono soprattutto le esportazioni ad aver subito un incremento notevole: stando alle informazioni disponibili fino a settembre 2011 l’export indiano è aumentato del 36,3% rispetto al 2010 nonostante il rallentamento verificatosi a livello mondiale.
L’incredibile crescita dell’export è stata trainata dai prodotti meccanici e dai derivati del petrolio, aumentati rispettivamente del 103% e del 53%; secondo il Segretario del Commercio Rahul Kullar il valore complessivo delle esportazioni per il corrente anno finanziario potrebbe raggiungere i 210-220 miliardi di Euro. Come conseguenza la bilancia commerciale indiana ha raggiunto i 54 miliardi di Euro nella prima metà dell’anno fiscale.

giovedì 1 settembre 2011

Aumenta il deficit della bilancia commerciale

L’India si ritrova a dover affrontare ancora una volta le difficoltà legate al saldo commerciale della sua economia, segnato da un problematico divario tra importazioni ed esportazioni.

Nonostante il volume delle esportazioni sia aumentato del 31,4% nel periodo aprile 2010/febbraio 2011, nel mese di luglio il saldo commerciale indiano ha registrato un aumento del deficit, che ha raggiunto gli 11,8 miliardi di dollari, contro i 10,54 dell’anno prima: all’origine del deficit si trova un incremento delle importazioni dovuto principalmente alla crescita del 58% segnata dall’import non petrolifero per un totale di 28,9 miliardi di dollari e del 37% legata invece alle importazioni di petrolio, che in questo modo hanno raggiunto un valore pari a 11,4 miliardi di dollari. Stando alle previsioni del Ministero del Commercio indiano tanto l’import quanto l’export (cresciuto nel mese di luglio dell’82%) continueranno ad aumentare nel corso dei prossimi anni ed in particolare l’aumento lievemente più intenso dell’import provocherà un ulteriore ampliamento del deficit commerciale del Paese.

giovedì 28 luglio 2011

Un accordo di libero scambio entro il 2011

India e Unione Europea più vicine dopo le trattative finali per la stipula di un accordo di libero scambio.

Che l’interscambio commerciale India/Unione Europea fosse importante era un dato di fatto, ma grazie all’accordo bilaterale tra le parti che dovrebbe essere firmato entro il 2011, il valore complessivo degli scambi potrebbe aumentare vertiginosamente, fino a raggiungere un +30%. Da un lato l’India sta cercando da molto tempo un più facile accesso al mercato dell’Unione Europea per i suoi prodotti, sia tessili che agricoli; dall’altro il Vecchio Continente chiede la diminuzione dei dazi indiani sulle importazioni di vini e liquori provenienti dai paesi europei. In relazione a quest’ultima richiesta, già nel 2007 i dazi doganali su vini e liquori imposti dalle autorità indiane erano stati ridotti drasticamente, passando da un range che andava dal 177% e al 550%, a un più modesto 150%; l’effetto della decisione è stato però vanificato dall’aumento dei medesimi dazi da parte dei governi regionali locali. Ma a quanto pare la questione è vicina ad una svolta: due associazioni di esportatori di vini e liquori europei infatti hanno presentato una richiesta di abbassamento progressivo dell’aliquota attualmente fissata al 150%. L’India rappresenta un mercato in forte espansione nell’ambito di questo settore: basti pensare che nel periodo febbraio 2010- aprile 2011, ha registrato un aumento significativo nelle importazioni di bevande alcoliche (+47%).

giovedì 21 luglio 2011

Il mercato dei diamanti in India

A partire dalla fine degli anni ’80, l’India è diventata uno dei più importanti paesi esportatori di diamanti lavorati a livello mondiale.

La cultura indiana attribuisce un valore materiale e simbolico al diamante e, in particolare, per i giainisti rappresenta un business fondamentale: per la comunità giainista infatti, legata ad un codice morale molto rigoroso, i diamanti rappresentano una delle poche cose che può trattare, vista la loro natura di materia inanimata. Il successo degli artigiani e dei mercanti giainisti risale a circa 40 anni fa, quando la richiesta di gemme di qualità a prezzi convenienti ha determinato un’accelerazione dei loro affari. In quel periodo infatti l’industria mondiale si concentrava su pietre di grosso taglio dai costi elevati, mentre gli acquirenti desideravano pietre più piccole e dai prezzi contenuti: in questo contesto i giainisti, abituati da sempre a lavorare gemme piccole, hanno cominciato ad affacciarsi sulla scena mondiale ed a espandere i loro affari, tanto che la rete commerciale mondiale legata ai diamanti lavorati è oggi controllata per l’80% da uomini d’affari giainisti. Stando ai dati pubblicati dalla Gems and Jewellery Export Promotion Council, le esportazioni indiane di diamanti sono aumentate del 23,44% nel periodo gennaio 2010/gennaio 2011, per un valore complessivo di 28 miliardi di dollari. La maggior parte dei diamanti lavorati dai giainisti provengono dalla miniera australiana di Argyle e l’India importa pietre grezze per un totale di 11 miliardi di dollari.

venerdì 8 luglio 2011

India: in arrivo il codice a barre per i farmaci da esportazione

Annunciata l’implementazione di codici a barre sui medicinali da esportazione. Decisione presa per limitare la circolazione di farmaci contraffatti, provenienti soprattutto dalla Cina.

Il governo indiano ha annunciato la graduale implementazione di codici a barre sulle confezioni dei farmaci da esportazione, al fine di monitorare la spedizione dei medicinali all’estero.
Grazie al codice unico di identificazione, sarà possibile rintracciare l’origine delle partite di farmaci spedite in tutto il mondo; in questo modo la reputazione dell’India come fornitore di qualità dovrebbe migliorare ulteriormente. La situazione di partenza è già buona, infatti l’India esporta prodotti farmaceutici in America Latina, Sudest asiatico, nelle aree del Golfo e in Africa, per una valore di circa 500 milioni di rupie.
La nuova normativa stabilisce che, da luglio 2012, sarà obbligatorio apporre il codice su alcune tipologie di confezione, come le fiale e le bottiglie; in seguito l’obbligo si estenderà a tutti i livelli di packaging dei farmaci.
Un esperto del settore ha sottolineato l’importanza del provvedimento, dichiarando che “Il sistema proposto stabilirà l’origine (di spedizione), escludendo gli incidenti in cui finte medicine vengono spedite dalla Cina con il nome di compagnie locali” .
Il codice a barre includerà un  codice unico di identificazione e un numero seriale, che verranno apposti su tutti il livelli di packaging , in modo da tenere monitorata la circolazione dei prodotti.
Secondo le intenzioni del governo, tutti gli esportatori del settore dovranno adottare questo sistema secondo gli standard internazionali.

venerdì 3 giugno 2011

Aumentano le esportazioni di caffè in India

Le esportazioni di caffè dell’India restano stabili nonostante un calo previsto nel secondo trimestre del 2011.

Tra il 2010 e il 2011 le esportazioni indiane di caffè sono aumentate del 60%, superando i tre milioni di tonnellate vendute, un record mai registrato prima. Vista la grande richiesta da parte del mercato, l’India esporta circa l’80% della produzione totale, confermando l’Italia come la più importante destinazione dell’ “oro nero” indiano, seguita da Germania, Belgio, Russia e Spagna. In particolare nel mese di maggio le esportazioni hanno subito un’impennata (+42%), per un volume complessivo pari a 80.367 tonnellate. Rispetto ai dati registrati nello stesso periodo dello scorso anno, l’export di caffè è più che raddoppiato, passando dai 113.42 milioni di dollari nel maggio 2010, ai 244.41 milioni di dollari nel maggio 2011. Nel primo quadrimestre di quest’anno le esportazioni di caffè sono cresciute del 43% rispetto all’anno precedente. Secondo il Presidente dell’Associazione degli Esportatori di Caffè, Ramesh Rajah, a causa del calo della domanda nei prossimi mesi si potrebbe verificare una diminuzione della richiesta di caffè; ciò nonostante in questa fase iniziale dell’anno l’export dovrebbe rimanere saldo.

lunedì 2 maggio 2011

In aumento le esportazione indiane


Lievitano le esportazioni in India e nel periodo 2010/2011 registrano una crescita record (+37,6).

Stando ai dati pubblicati dal governo di Mumbai, l’anno fiscale 2010/2011 ha visto aumentare in modo consistente le esportazioni dell’India. Il valore delle esportazioni nell’anno fiscale considerato ha raggiunto i 245.9 miliardi di dollari, una cifra di molto superiore alle previsioni del governo, che si era prefissato l’obiettivo di 200 miliardi di dollari. L’impennata dell’export indiano è legata alla crescente richiesta da parte del mercato di prodotti di ingegneria, di beni legati al petrolio e di gioielli realizzati nella terza più grande economia asiatica. Secondo le stime, le esportazioni indiane dovrebbero aumentare del 25% nel corso di quest’anno fiscale, ma il raggiungimento dell’obiettivo dipenderà in larga misura dalla situazione dell’economia globale. L’export mensile registrato lo scorso anno ha ottenuto risultati eccellenti anche grazie alla lenta ripresa, seguita alla crisi finanziaria, delle destinazioni tradizionali, ovvero Stati Uniti e Europa, ma anche grazie all’ingresso sul mercato di nuovi mercati, soprattutto in America Latina. Nel mese di marzo l’export indiano ha segnato un +43,9%, attestando il volume degli affari a quota 29.1 miliardi di dollari. Parallelamente anche le importazioni hanno registrato degli aumenti nel periodo preso in esame, registrando un aumento del 22%, per un valore complessivo di 351 miliardi di dollari; nel mese di marzo l’import indiano ha segnato un rialzo del 17,3%, per un valore totale pari a 34.7 miliardi di dollari.

venerdì 29 aprile 2011

Le possibili conseguenze di un rallentamento della Cina

Secondo l’agenzia Fitch, un calo dell’economia cinese potrebbe avere importanti ripercussioni sull’economia indiana.

Il rallentamento dell’economia cinese potrebbe comportare importanti conseguenze sull’economia indiana secondo l’agenzia Fitch: in conseguenza dell’arresto della potenza asiatica potrebbe verificarsi infatti un’invasione di beni a basso prezzo sul mercato globale. Il calo della produzione del Dragone potrebbe derivare da un eccesso di capacità produttiva, di molto superiore alla domanda espressa dal mercato, e quindi provocare un cambiamento notevole nelle dinamiche della domanda e dell’offerta. Questa situazione genererebbe una forte pressione sugli esportatori e sulle aziende, messe a confronto con beni offerti ad un prezzo irrisorio. Se nel periodo settembre 2010-aprile 2011 le esportazioni indiane verso la Cina sono state pari a 5,5 miliardi, le importazioni dalla Cina al Paese dei Maharaja sono state pari a 19,2 miliardi. Resta comunque difficile da valutare l’impatto che potrebbe avere a livello globale il tracollo dell’economia cinese, con una conseguente perdita di capitali, investimenti e una forte fluttuazione della valuta. L’impatto sull’economia indiana sarebbe comunque limitato, visto che solo una piccola parte delle spedizioni effettuate oltre i confini nazionali sono dirette in Cina. Inoltre diverse regolamentazioni limitano lo stanziamento ingente di capitali, garantendo una certa stabilità anche nel caso di un tracollo economico.

martedì 29 marzo 2011

Prezzi dello zucchero in ribasso dopo il via libera alle esportazioni

Dopo tre mesi di discussione, è stata approvata la misura che prevede la possibilità di vendere senza restrizioni fino a 500mila tonnellate di zucchero.

L’India, secondo produttore di zucchero al mondo dopo il Brasile e primo consumatore di zucchero a livello mondiale, ha autorizzato esportazioni di zucchero per un volume pari a 500mila tonnellate, le prime realizzate all’estero dopo tre anni. Il Paese infatti, a causa della siccità che ha colpito le colture indiane tra il 2008 e il 2009, è stato costretto ad importare il dolcificante dagli altri Stati, visto il calo drastico della produzione scesa a 14,8 milioni di tonnellate. Per mesi l’incertezza indiana legata alla migliore decisione da prendere ha tenuto sulle spine il mercato mondiale dello zucchero, in difficoltà a causa dalle provviste scarse: la tigre asiatica rappresenta una sorta di barometro del mercato dello zucchero visto che può diventare il maggiore produttore o il maggior importatore a seconda del raccolto. Gli analisti hanno previsto per il periodo 2010/2011 un output che potrebbe sfiorare i 24/25 milioni di tonnellate e garantire quindi delle esportazioni pari a 2 milioni di tonnellate, a fronte di un consumo interno stimato intorno ai 22.5 milioni di tonnellate, inferiore alle attese a causa del rialzo dei prezzi. Il Governo ha deciso di intervenire favorendo le esportazioni con un unico vincolo rappresentato dai volumi, tenendo presente le possibili ripercussioni che la manovra avrebbe potuto avere sui prezzi al consumo

venerdì 25 marzo 2011

I rapporti commerciali Italia/India: + 24,4%

La recente analisi elaborata dalla Camera di Commercio di Milano a partire dai dati registro imprese e dei dati ISTAT del periodo 2009/2010, evidenzia un aumento del 24,4% nel volume degli interscambi commerciali tra la tigre asiatica e il nostro Paese.

L’interscambio commerciale tra Italia e India si attesta intorno ai 5 miliardi di euro, segnando una crescita del 24,4% rispetto al 2009: in particolare le esportazioni registrano un + 22%, mentre le importazioni un +26,5%. Tra le regioni che presentano i livelli più elevati di scambi commerciali, si posiziona al primo posto la Lombardia, seguita dal Veneto e dall’Emilia Romagna; le regioni che invece hanno presentato un maggior aumento percentuale in termini di interscambio nel 2010, sono state la Basilicata (+315,2%), la Valle d’Aosta (+138%) e l’Umbria (+68%). La Camera di Commercio di Milano ha inoltre sottolineato la crescente importanza dell’interscambio di prodotti farmaceutici e chimici, un settore segnato da una crescita pari al 30,9% dal 2009 al 2010 e che registra un volume di 118 milioni di euro. In Italia le imprese attive nei settori legati alla biotecnologia sono all’incirca mille e, data la rilevanza di questo campo, la Camera di Commercio di Milano ha organizzato una missione di imprese e organizzazioni di ricerca che si svolgerà dal 4 al 6 maggio in India. L’evento permetterà alle nostre aziende di entrare in contatto con partners indiani del settore, di partecipare all’undicesima edizione di Bangalore India Bio e alla visita di imprese biotech a Bangalore.

martedì 1 marzo 2011

Esportazioni indiane di ferro tassate al 20% dal 1° aprile

L’india, terzo Paese esportatore di ferro al mondo, ha deciso ieri, nell’ambito della legge di bilancio, di quadruplicare le tasse sulle esportazioni di ferro, portandole al 20%.

New Delhi ha deciso di tassare le esportazioni di ferro all’estero con l’obiettivo di scoraggiare le vendite all’estero, garantire un maggiore rifornimento all’industria siderurgica locale e rinforzare questo settore per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture. L’operazione porterà ad un aumento della produzione indiana di acciaio che sfiorerà i 120 milioni di tonnellate entro il 2012, contro i 70 milioni del 2010. Il Ministro delle Finanze indiane Pranab Mukherjee ha affermato che il ferro “è una risorsa naturale che deve essere conservata”, ma la Federazione delle industrie minerarie indiane ha espresso forti perplessità a riguardo; in particolare il Presidente Siddhart Rungta ha dichiarato che “ Queste tasse renderanno antieconomico esportare e potrebbero provocare ricadute sugli investimenti minerari”. Infatti secondo le stime della Federazione questa misura rischia di far crollare le esportazioni a 64 milioni di tonnellate nel prossimo anno, contro gli 85 milioni previsti. L’aumento dei dazi , che si aggiungono al bando all’export decretato in luglio dallo Stato del Karnataka, colpiranno in primis la Cina, destinataria quasi esclusiva delle esportazioni indiane di ferro.

lunedì 24 gennaio 2011

Buono l’export verso India e Cina

"L'Italia gioca a controcampo in Europa, dove segna un costante recupero delle posizioni perse a seguito della crisi, e in attacco in extra-Ue"

Secondo gli ultimi dati Istat le esportazioni italiane sono cresciute, nell'anno da poco concluso, di circa il 15%. I mercati più dinamici risultano essere quelli extra-europei e, a tale proposito, il segretario generale di Assocamerestero Gaetano Fausto Esposito ha affermato: "L'Italia gioca a controcampo in Europa, dove segna un costante recupero delle posizioni perse a seguito della crisi, e in attacco in extra-Ue". Inoltre, ha affermato che il processo di diversificazione dei mercati messo in atto dalle imprese italiane ha consentito di guadagnare rilevanza non soltanto in realtà di prossimità come Svizzera e Turchia, ma anche in paesi come India e Cina.

mercoledì 12 gennaio 2011

India, un piano per aumentare le esportazioni

Secondo dati recenti la domanda di prodotti indiani è cresciuta del 21,3%. Siccome ciò non è bastato per colmare il deficit commerciale del Paese, il Segretario al commercio sta studiando un piano che possa portare le esportazioni a un valore di 200 miliardi di dollari in 3 anni.

A fronte delle incertezze legate all’andamento dei Paesi Sviluppati, secondo uno studio dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico l’area asiatica appare trainata da una continua crescita, che permetterà di raggiungere una situazione di stabilità.
L’india, ad, esempio, sta riscontrando sempre più successo nelle esportazioni: la domanda di prodotti indiani, secondo i dati più recenti, è cresciuta del 21,3%. Poiché questo non è stato sufficiente per colmare il deficit commerciale del Paese, il Segretario al commercio, Rahul Khullar, ha dichiarato di voler attuare un piano per portare le esportazioni a un valore di circa 200 miliardi di dollari in 3 anni.
Dall’altro lato vi è, però, il problema legato all’inflazione, in particolare per quanto riguarda il settore alimentare. L’obiettivo dell’Istituto centrale del Paese è quello di ridurne la percentuale, portandola al di sotto del 6%: “Un obiettivo raggiungibile, se le prossime stagioni dei monsoni saranno particolarmente ricche di pioggia che potrà aiutare la produzione agricola”.

martedì 30 novembre 2010

Il commercio estero indiano

Secondo i dati riportati nel rapporto congiunto paese Ice/Mae, i principali prodotti del commercio estero indiano risultano essere quelli derivanti dall’intaglio delle pietre e della gioielleria, della chimica, metallurgia, meccanica e elettronica.
I prodotti derivanti dall’intaglio delle pietre e quelli appartenenti al settore della gioielleria rappresentano, nelle esportazioni indiane, una quota rilevante, che ha raggiunto il 16,3% nell’anno 2009/2010. Pertanto è stato realizzato un valore tre volte maggiore dall’anno 2002/2003, anche a causa di un forte rincaro dei metalli preziosi.
Inoltre, grazie a moderne infrastrutture di raffinazione, l’India esporta una grande quantità di prodotti petroliferi raffinati verso l’Europa, i paesi dell’Asia orientale e gli stati del Golfo Persico.
Sono cresciute le esportazioni anche di prodotti di settori con manodopera più qualificata, quali la chimica, la metallurgia, la meccanica e l’elettronica.
Analizzando gli scambi commerciali con l’Italia, si è assistito ad una crescita delle importazioni dall’India, le quali, nel primo semestre del 2010, sono aumentate del 19,4% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. I prodotti importati in Italia appartengono prevalentemente all’industria tessile e dell’abbigliamento (quota 29%), all’industria automobilistica (quota 13%), all’industria metallurgica (quota 10,7%) e a quella chimica (quota 10,3%).

lunedì 29 novembre 2010

L’indiana Amrut, dal mercato internazionale a quello domestico

“Il merito del passaggio, in un certo senso, è stato della globalizzazione: quando le imprese indiane dell’It hanno iniziato a mandare i propri dipendenti in giro per il mondo, alcuni di loro hanno iniziato ad apprezzare i whisky di qualità e a guadagnare abbastanza per poterseli permettere. Oggi i nostri clienti indiani sono loro”.La Amrut, alla periferia di Bangladore, è tra le distillerie più importanti dell’India. Non è ancora una meta turistica come lo sono quelle scozzesi ma, secondo gli esperti di whisky, il prodotto è di alta qualità. Infatti, nel corso del 2010, il Fusion, una delle bottiglie prodotte dalla Amrut, si è classificato al 3° posto tra i whisky giudicati migliori a livello mondiale. Il managing director della Amrut, Neelakanta Rao Jagdale, spiega: “Il nostro Fusion è il frutto di una combinazione di orzi torbati provenienti dalla Scozia e orzi indiani. È una bottiglia in cui non sarebbe stato possibile usare soltanto prodotti locali perché qui in India la torba non esiste. Quindi siamo dovuti ricorrere a qualche piccola contaminazione”.
Per quanto riguarda il lancio del prodotto, la Amrut si è rivolta inizialmente al mercato internazionale e, soltanto in un secondo tempo, al mercato locale. “Il merito del passaggio, in un certo senso, è stato della globalizzazione: quando le imprese indiane dell’It hanno iniziato a mandare i propri dipendenti in giro per il mondo, alcuni di loro hanno iniziato ad apprezzare i whisky di qualità e a guadagnare abbastanza per poterseli permettere. Oggi i nostri clienti indiani sono loro”.
I prodotti di questa distilleria sono già conosciuti in molti paesi, come Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Giappone mentre sono ancora in attesa di un distributore italiano.

lunedì 8 novembre 2010

Partnership Usa-India

Durante la visita a Mumbai, il presidente americano Barack Obama ha affermato: “L’intento è far decollare gli scambi commerciali perché al momento l’India è al 12° posto tra i nostri partner. L’India e l’Asia sono il mercato del futuro”.
La scorsa settimana, il presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha fatto visita alla capitale finanziaria di Mumbai, con l’obiettivo di intraprendere nuovi accordi commerciali e approfondire le relazioni economiche. Il Presidente ha affermato che il rapporto tra Washington e Nuova Delhi “sarà una delle partnership certe e indispensabili del XXI.. L’intento è far decollare gli scambi commerciali perché al momento l’India è al 12° posto tra i nostri partner. L’India e l’Asia sono il mercato del futuro”. Per poter realizzare tali accordi, Obama ha sollecitato l’India a modificare la normativa nel campo degli investimenti, affinché vi sia un accesso più semplificato per i prodotti americani nel mercato indiano. Il programma di Obama è quello di raddoppiare le esportazioni nei prossimi cinque anni.
Considerando i nuovi obiettivi di Obama, quindi, le imprese italiane che intendono sbarcare in India, si troveranno a competere con una grande varietà di prodotti made in Usa.

martedì 2 novembre 2010

In crescita l’export verso i paesi asiatici

“Il settore manifatturiero, e la meccanica in particolare, stanno guadagnando spazi di manovra verso i paesi emergenti, soprattutto Est Europa, Africa settentrionale e Asia.”
Dopo il rallentamento nei mesi di luglio e settembre, “l’export italiano sta ripartendo e nel mercato post-crisi si stanno disegnando nuove rotte per l’export. Nel giro di pochi mesi è cambiato il peso specifico di certe destinazioni, con i mercati extraeuropei che stanno diventando più importanti”. Le parole di Sandro Bonomi, presidente Anima e Enolgas, trovano riscontro in ciò che riportano i dati sulle esportazioni verso la Ue: in due anni si è registrato un calo dell’export, passando dal 60% nel 2007 al 51% nel 2009. E’ stata registrata invece una crescita di nuove commesse provenienti dai paesi emergenti africani e da quelli asiatici, favorendo un incremento dell’export (dal 20% del 2007 al 24% del 2009).
Bonomi afferma che “Il settore manifatturiero, e la meccanica in particolare, stanno guadagnando spazi di manovra verso i paesi emergenti, soprattutto Est Europa, Africa settentrionale e Asia. In questo scenario, per rimanere competitivi, è però necessario mettere in atto nuove strategie di cooperazione con l’intera filiera produttiva”.

mercoledì 20 ottobre 2010

L’olio d’oliva in India: “La missione è tutt’altro che facile”

"L'extra vergine, soprattutto se fruttato, entra abbastanza prepotentemente a caratterizzare il profilo aromatico dei piatti e i più tradizionalisti potrebbero essere pervenuti".

Elia Fiorillo, presidente del Consorzio Extra vergine, durante l’elaborazione del progetto per il lancio di una nuova campagna promozionale nel mercato indiano, ha affermato: “Ho avuto l’impressione di rivivere le stesse immagini dell’Italia di diversi anni fa, quando in pieno boom economico non c’era giorno che, sotto le suggestioni della pubblicità e confortati dalla sensazione di una ricchezza crescente, non si cedeva alla tentazione di comprare nuovi prodotti e servizi. L’India sembra un grande cantiere a cielo aperto, non solo di edifici, ma una vera e propria fucina di idee e provocazioni. Ma come spesso accade, quando si è bombardati da tante tentazioni, è facile che per evitare di perdere la bussola si finisca per fidarci delle cose conosciute”.
Fiorillo ammette che l’olio di oliva sia ancora poco conosciuto dalla maggior parte della popolazione indiana che, essendo fortemente legata alla cucina tradizionale, preferisce l’uso di spezie e aromi che fanno parte da sempre della tradizione gastronomica.
Tuttavia, un’efficace comunicazione renderebbe percorribile la strada dell’esportazione di olio in India, anche se, probabilmente “ne beneficeranno le prossime generazioni di imprenditori. D’altronde, se siamo veramente un paese avanzato, la pianificazione e la programmazione di lungo periodo dovrebbero essere alla base della nostra strategia di sviluppo”.
Vi sono, però, anche elementi che giocano a favore: è importante ricordare che l’età media nel Paese indiano è di circa 25 anni e che il 70% della popolazione ha meno di 35 anni. Ciò significa che gran parte della popolazione è “giovane”, e caratterizzata, quindi, da “un approccio aperto alle contaminazioni” e da una forte sensibilità al gusto occidentale.