Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'India.
Visualizzazione post con etichetta settore farmaceutico. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta settore farmaceutico. Mostra tutti i post

venerdì 8 luglio 2011

India: in arrivo il codice a barre per i farmaci da esportazione

Annunciata l’implementazione di codici a barre sui medicinali da esportazione. Decisione presa per limitare la circolazione di farmaci contraffatti, provenienti soprattutto dalla Cina.

Il governo indiano ha annunciato la graduale implementazione di codici a barre sulle confezioni dei farmaci da esportazione, al fine di monitorare la spedizione dei medicinali all’estero.
Grazie al codice unico di identificazione, sarà possibile rintracciare l’origine delle partite di farmaci spedite in tutto il mondo; in questo modo la reputazione dell’India come fornitore di qualità dovrebbe migliorare ulteriormente. La situazione di partenza è già buona, infatti l’India esporta prodotti farmaceutici in America Latina, Sudest asiatico, nelle aree del Golfo e in Africa, per una valore di circa 500 milioni di rupie.
La nuova normativa stabilisce che, da luglio 2012, sarà obbligatorio apporre il codice su alcune tipologie di confezione, come le fiale e le bottiglie; in seguito l’obbligo si estenderà a tutti i livelli di packaging dei farmaci.
Un esperto del settore ha sottolineato l’importanza del provvedimento, dichiarando che “Il sistema proposto stabilirà l’origine (di spedizione), escludendo gli incidenti in cui finte medicine vengono spedite dalla Cina con il nome di compagnie locali” .
Il codice a barre includerà un  codice unico di identificazione e un numero seriale, che verranno apposti su tutti il livelli di packaging , in modo da tenere monitorata la circolazione dei prodotti.
Secondo le intenzioni del governo, tutti gli esportatori del settore dovranno adottare questo sistema secondo gli standard internazionali.

martedì 5 luglio 2011

Proposto l’abbassamento della soglia di Ide nel settore farmaceutico

Un gruppo inter ministeriale ha proposto di abbassare il tetto massimo di investimenti diretti esteri nel settore farmaceutico indiano, dal 100% al 49%. Lo scopo è tenere sotto controllo le acquisizioni di compagnie locali da parte delle multinazionali.

Secondo fonti governative, una commissione formata da rappresentanti del Ministero della salute e dei dipartimenti dell’industria farmaceutica, ha proposto l’imposizione di un tetto massimo di investimenti diretti esteri, pari al 49%, per le iniziative imprenditoriali di tipo brownfield; inoltre è stato richiesto che questi investimenti siano approvati dal governo.
Tra le proteste degli operatori stranieri, la proposta sarà valutata anche da una commissione di pianificazione.
Attualmente, le compagnie straniere devono solo informare la Banca centrale che stanno investendo in imprese indiane.
Tuttavia, la commissione ha precisato che la soglia del 100% sarà mantenuta per quanto riguarda le venture di tipo greenfield.
Si tratta del primo intervento governativo mirato alla protezione degli interessi dei gruppi nazionali; infatti, nonostante la forte pressione da parte delle lobby pro swadeshi, sostenitrici di un modello economico autosufficiente, nei primi vent’anni di riforme,  il governo indiano si è sempre dimostrato refrattario nei confronti di azioni di questo genere.
In questo caso, la decisione è stata innescata dalla preoccupazione che il governo non sia in grado di continuare a mantenere il prezzo delle medicine accessibile a tutti, e inoltre potrebbe trovare difficoltà nel servirsi di strutture industriali locali, in caso di epidemie o emergenze sanitarie.

mercoledì 24 febbraio 2010

Ripartono le acquisizioni nel Subcontinente: il settore farmaceutico è il favorito

L’economia indiana, grazie ai pacchetti di stimolo e a fattori demografici, sta uscendo dalla crisi più rapidamente di altri Paesi e il tasso di crescita del PIL si è già riavvicinato al 7%. Le aziende indiane, che avevano smesso di ‘essere aggressive’ per le difficoltà a finanziarsi sui mercati internazionali, oggi, sia grazie alla performance della Borsa che in virtù dei buoni risultati registrati nelle ultime trimestrali, sono tornate ad essere finanziariamente forti.
Secondo Gautam Kumra, uno dei director di McKinsey in India, sussistono ormai le premesse per un ritorno ai livelli di merger & acquisition paragonabili a quelli registrati nel 2007 e nella prima metà del 2008. Kumra prevede che, ancora una volta, gran parte delle acquisizioni indiane verso l’estero non sarà diretta agli Stati Uniti, un mercato considerato molto competitivo, ma piuttosto verso l’Europa e i mercati dei paesi BRIC. “I settori in cui mi aspetto più operazioni sono quello farmaceutico, minerario, delle telecomunicazioni e dell’oil&gas. Senza dimenticare l’automotive che si sta globalizzando rapidamente”, ha affermato Kumra. Gli esperti sono concordi nel ritenere unanime che il principale bersaglio di acquisizioni nel Subcontinente sarà il settore farmaceutico.
Prevedere se il 2010 registrerà operazioni clamorose come quelle portate a termine nei 18 mesi che hanno preceduto la crisi è difficile, tuttavia, secondo la società di analisi indiana Dealogic, New Delhi avrebbe attirato annunci di operazioni per oltre 2,8 miliardi di dollari. A oggi, quanto ad ammontare di investimenti, l’India, tra i Paesi del BRIC, è seconda solo alla Cina.