Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'India.
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mercoledì 6 giugno 2012

L’India e i Marò

Finalmente liberi i due marò italiani su cauzione.

La Farnesina ha confermato la decisione del Tribunale di Kollam di accogliere i documenti e le garanzie relativi alla concessione della libertà dei due Marò su cauzione: Massimiliano Latorre e Salvatore Girone hanno finalmente potuto lasciare la Borstal School dove risiedevano.
I due militari italiani accusati dalla giustizia indiana di aver ucciso due pescatori scambiati per pirati trascorreranno le prossime settimane presso l’Hotel Trident che si trova sull’isola di Willingdon nel porto di Kochi in attesa della prossima udienza fissata per il 18 giugno.
Alla notizia il Premier Mario Monti si è detto soddisfatto delle azioni portate avanti dal Governo; al telefono con i militari ha constatato “la loro forza e fierezza, malgrado la dura esperienza di questi mesi” e ha sottolineato come l’obiettivo sia “il ritorno in Italia dei nostri militari”.

mercoledì 29 febbraio 2012

Rapporti Italia-India

Il Ministro Terzi in visita in India tra marò e rapporti commerciali.

Nella sua prima tappa della missione in Asia, il Ministro Giulio Terzi ha avuto modo di confrontarsi con i dirigenti indiani in merito a due questioni che stanno interessando i rapporti tra Italia e India: da un lato la vicenda dei due marò italiani e dall’altro il rafforzamento del partenariato strategico.
Nel dettaglio il Ministro ha incontrato nella guesthouse della polizia di Kochi nel Kerala i due marò, Salvatore Girone e Massimiliano Latorre, accusati di aver ucciso due pescatori indiani e ha commentato "Sono rimasto profondamente colpito dalla qualità di questi uomini. […] Li ho trovati in ottimo spirito con grande coraggio e ottimismo sul fatto che questa situazione si risolva rapidamente”. Stando alle parole pronunciate dal Ministro al suo arrivo a Delhi "la giurisdizione della vicenda dei due marò è italiana: il fatto è avvenuto in acque internazionali"; lo stesso ha espresso fiducia in merito al fatto che nelle indagini si confermi "lo spirito collaborativo e positivo che è emerso sinora".
La tappa indiana della Missione del Ministro, come quelle previste in Vietnam e Singapore, ha però anche lo scopo di rafforzare i rapporti commerciali tra i Paesi, vista la crescente importanza del continente asiatico nell’economia mondiale. A tal proposito Terzi ha commentato "I numeri e le opportunità d'investimento che ci sono stati illustrati dal Ministro dell'industria e del Commercio indiano confermano la necessità di proseguire lungo l'approccio integrato pubblico-privato che ispira questa missione in Asia. I mercati, ma anche i potenziali investitori esteri costituiscono un fattore strategico per la crescita della nostra economia, obiettivo prioritario del governo".

martedì 17 maggio 2011

La corruzione dilaga in India

La diffusa pratica della corruzione nel Paese dei Maharaja rischia di rallentare la crescita economica del Paese.

Che la corruzione sia diffusa in India non è una novità, ma di fronte alla possibilità di lasciarsi sfuggire l’occasione di ereditare il primato produttivo cinese, anche il governo indiano si attiva al fine di contrastarla: questo fenomeno infatti oltre a creare un effetto destabilizzante a livello politico, rischia di frenare lo sviluppo economico della tigre asiatica. Stando allo studio realizzato da McKinsey & Company nei prossimi vent’anni l’India dovrà investire circa 1,2 trilioni di dollari per migliorare le sue infrastrutture e il suo livello di urbanizzazione per rispondere alla crescita demografica, ma se i mercati non avranno la certezza che i fondi impiegati abbiano un’origine legale, gli investimenti potrebbero subire un arresto. Questa situazione dipende dal fatto che i fondi allocati a funzionari sospettati di corruzione vengono immediatamente bloccati, impedendo la prosecuzione dei lavori in quell’ambito. Il recente scandalo legato alle telecomunicazioni ha avuto e avrà conseguenze anche a livello politico, visto che il governo centrale è stato accusato di aver assegnato 122 nuove licenze sottocosto, determinando una perdita di circa 40 miliardi di dollari alle casse dello Stato; inoltre l’incertezza legata al quadro normativo in vigore ha spinto molti investitori ad abbandonare i loro affari. Al fine di combattere questa piaga il governo indiano si vedrà costretto a dar vita a un’agenzia giudiziaria indipendente, in grado di controllare ed operare sia a livello centrale sia a livello dei singoli stati.

martedì 1 marzo 2011

Esportazioni indiane di ferro tassate al 20% dal 1° aprile

L’india, terzo Paese esportatore di ferro al mondo, ha deciso ieri, nell’ambito della legge di bilancio, di quadruplicare le tasse sulle esportazioni di ferro, portandole al 20%.

New Delhi ha deciso di tassare le esportazioni di ferro all’estero con l’obiettivo di scoraggiare le vendite all’estero, garantire un maggiore rifornimento all’industria siderurgica locale e rinforzare questo settore per sostenere lo sviluppo delle infrastrutture. L’operazione porterà ad un aumento della produzione indiana di acciaio che sfiorerà i 120 milioni di tonnellate entro il 2012, contro i 70 milioni del 2010. Il Ministro delle Finanze indiane Pranab Mukherjee ha affermato che il ferro “è una risorsa naturale che deve essere conservata”, ma la Federazione delle industrie minerarie indiane ha espresso forti perplessità a riguardo; in particolare il Presidente Siddhart Rungta ha dichiarato che “ Queste tasse renderanno antieconomico esportare e potrebbero provocare ricadute sugli investimenti minerari”. Infatti secondo le stime della Federazione questa misura rischia di far crollare le esportazioni a 64 milioni di tonnellate nel prossimo anno, contro gli 85 milioni previsti. L’aumento dei dazi , che si aggiungono al bando all’export decretato in luglio dallo Stato del Karnataka, colpiranno in primis la Cina, destinataria quasi esclusiva delle esportazioni indiane di ferro.

martedì 5 ottobre 2010

I visti richiesti ai professionisti non-indiani

Il Business Visa e l’Employment Visa costituiscono le due tipologie di visti rilasciati ai cittadini non-indiani che si recano in India per motivi inerenti all’attività lavorativa.

Esistono due tipologie di visti per i cittadini non-indiani che vogliono recarsi in India per motivi connessi ad attività lavorative: il Business Visa (definito anche “B” Visa) e l’Employment Visa (“E” Visa).
Il Business Visa viene rilasciato ai cittadini non-indiani che entrano nel Paese per concludere accordi industriali o affari, vendere o comprare prodotti industriali, valutare possibilità per creare collaborazioni, disporre di consulenze riguardanti esposizioni e partecipazioni a fiere, trattare accordi con fornitori o potenziali fornitori, monitorare il progresso di progetti avviati precedentemente e assumere manodopera.
L’Employment Visa, invece, viene rilasciato ad esempio, ai cittadini non-indiani che sono professionisti qualificati e specializzati o che ricoprono una carica manageriale di livello senior. Non viene concesso per lavori ordinari, di segreteria o di tipo impiegatizio e nemmeno per mansioni per le quali vi è già un alto numero di cittadini indiani che possono ricoprire tale ruolo.

lunedì 30 agosto 2010

Opportunità di business nel mercato indiano ma attenzione alla scelta della tipologia contrattuale

La tecnica contrattuale rientra tra le strategie per competere

Sono numerose le occasioni di business per le imprese italiane offerte da mercati come l’India, il Mediterraneo, il Brasile, la Russia e il Sudafrica. In particolare, il mercato indiano, è quello maggiormente caratterizzato dall’elevata domanda di know-how, esperienza, competenze specifiche, ossia aspetti che contraddistinguono gli imprenditori italiani. Ma è importante sottolineare che, tra le strategie per competere, ha un ruolo fondamentale la scelta della tecnica contrattuale. Potrebbe verificarsi, infatti, la mancata individuazione della tipologia contrattuale più adatta all’interno di una particolare strategia di cooperazione che porterebbe ad un processo di disinvestimenti produttivi e/o commerciali. L’attenzione va posta sul significato di “fare impresa” da parte degli indiani per poter capire quale sia lo strumento giuridico più adeguato alle caratteristiche dei Parner coinvolti, sia che si tratti di cooperazioni complesse (joint ventures), sia di semplici attività di import-export o contratti di distribuzione commerciale.
Ad esempio, in un dato contratto di compravendita internazionale, il fatto di aver previsto come applicabile la normativa italiana, dovrebbe essere preceduto dall’accertamento che, in caso di inadempimento contrattuale da parte dell’indiano, l’eventuale sentenza in Italia sia esecutiva anche in India. Non sempre, infatti, esistono convenzioni bilaterali per il riconoscimento di eventuali sentenze.

mercoledì 4 agosto 2010

Outsourcing legale in India

Vantaggiosa la delocalizzazione dei servizi legali ma inacessibile per operare direttamente nel mercato

L’India è uno dei paesi più adatti a cui affidare le pratiche di esternalizzazione. La recente diffusione dell’outsourcing dei servizi legali (Lpo) ha già portato molte società inglesi a delocalizzare parte dell’attività legale svolta, consapevoli dei vantaggi legati soprattutto alla riduzione dei costi. Si stima, infatti, che il salario medio di un professionista in tale settore è di circa 8mila euro annuali, una cifra che dista enormemente dai 130mila ricevuti in media da un avvocato d’affari americano con la stessa esperienza. Rivolgersi all’India per la consulenza o l’assistenza giuridica sembra essere la scelta migliore, poiché competenza e professionalità assicurano la qualità dei servizi.
Una recente relazione di ValueNotes, società di consulenza indiana, prevede che le entrate legate al Lpo aumenteranno dai 146 milioni di dollari del 2006 ai 440 milioni di dollari per l’anno in corso. Inoltre, è importante sottolineare che le imprese che offrono servizi di Lpo è quasi triplicato, raggiungendo oggi il numero di 140.
A fronte di una forte diffusione dell’outsourcing, si assiste, però, ad una contraddizione: il paese resta inaccessibile per gli studi che vogliono operare direttamente nel mercato. L’avvocato Filippo Modulo sostiene che “da un lato si è incentivati ad aprire sedi vicine ai soggetti stranieri che si muovono verso l’Italia e dall’altro si ha la necessità di seguire le imprese italiane che aprono all’estero”. Il problema è che la legislazione locale non permette di essere presenti nel paese con un ufficio indipendente. L’avvocato Fulvio Pastore Alinante, segretario generale di Asla, l’associazione studi legali associati, spiega che “ottenere la licenza per la sede in Cina è dura e in India è del tutto impossibile”. Infatti, racconta Modulo, “per aprire in Cina è necessaria un’autorizzazione del ministero della Giustizia cinese. C’è voluto oltre un anno per ottenerla prima di poter inaugurare la sede di Pechino”.
Se risulta difficile l’apertura di studi indipendenti che operino nel mercato diretto, sarà indispensabile disporre di un solido network di consulenti locali affidabili e competenti che permettano agli imprenditori italiani di sviluppare al meglio i loro progetti di internazionalizzazione.



martedì 15 giugno 2010

Il Communal Violence Bill al centro del dibattito politico

Tornato al centro del dibattito politico il Communal Violence (Prevention, Control and Rehabilitation of Victims) Bill, lo strumento legale per perseguire i responsabili di aggressioni contro le minoranze religiose. La leader del partito Congress, Sonja Gandhi, ha chiesto di rendere più severe le pene per chi compie violenze a sfondo confessionale. Pressioni su modifiche ed emendamenti vengono portate avanti, da anni, anche da gruppi per i diritti umani. Tuttavia il testo legislativo in versione definitiva dovrebbe essere presentato a breve in Parlamento.
Cedric Prakash, direttore dell’istituto gesuita per i diritti umani, ricordando le ondate contro i cristiani nell’Orissa nell’estate 2008, dichiara che questa nuova legge è dimostrata dal fatto che, negli ultimi 20 anni, formazioni politiche discriminatorie hanno conquistato potere in molti Stati. “Prevenire, legalmente, tali situazioni, è questione di vita o di morte per milioni di cittadini appartenenti a minoranze religiose”.

mercoledì 31 marzo 2010

La Camera Bassa si riunisce per discutere delle quote rosa

Il Governo indiano ha fissato per il 5 aprile un incontro dei leaders della Camera Bassa, al fine di discutere della Women's Reservation Bill, la proposta di legge che prevede di riservare alle donne il 33% dei seggi della Camera Bassa e delle assemblee statali.
Il disegno di legge è già stato approvato dalla Camera Alta indiana, pur avendo suscitato grandi proteste: gli oppositori reclamano la necessità di riservare delle quote alle minoranze e ai ceti più bassi della popolazione e alcuni politici indiani contestano che l'approvazione della proposta andrebbe a favorire solamente le donne appartenenti alle famiglie benestanti del Paese. Il processo è stato definito una fase storica per l'India.

lunedì 15 marzo 2010

L'India va verso le quote rosa

Il 9 marzo la Camera Alta del Parlamento indiano ha approvato un disegno di legge sulle quote rosa, che prevede di alzare al 33% la quota di seggi riservati alle donne nella Camera Bassa e nelle assemblee statali.
La questione, che era già stata affrontata senza successo nel 1996, ha suscitato vive proteste dei parlamentari, ma trova il consenso della coalizione di Governo, del partito di destra BJP e di alcuni partiti di sinistra. E' invece ampiamente contestata dai socialisti, che temono la penalizzazione delle minoranze e chiedono quote riservate alle donne musulmane e a quelle appartenenti alle caste più basse. Qualora la Camera Bassa approvasse la proposta, ci vorrebbero almeno altri due anni per l'effettivo passaggio a legge, in quanto l'iter prevede che, dopo la firma del Presidente, il disegno venga approvato da almeno 14 stati su 28, cosa che richiede circa un anno di tempo.