Crollo degli investimenti esteri diretti e il più basso tasso di crescita economica degli ultimi 10 anni: due segnali che preoccupano i mercati.
La crisi economica pare essersi spinta fino al subcontinente indiano e i dati economici lo confermano. Secondo il Dipartimento delle politiche e delle promozione industriale indiano gli investimenti diretti all’estero (Fdi) sono crollati, nel corso dell’ultimo, anno del 38%, restando bloccati a quota 22,4 miliardi di dollari, contro i 35,1 del 2011-2012. Ma gli analisti non si scoraggiano sostenendo che i dati di un solo anno non sono sufficienti a misurare l’efficacia delle misure governative anticrisi.
Se gli analisti appaiono fiduciosi, lo stesso non si può dire dei mercati, allarmati soprattutto dal calo del Pil indiano, limitato nell’anno fiscale 2012-2013 al 5%. Secondo le statistiche pubblicate lo scorso 31 maggio dal Ministero delle Finanze di New Dehli, si tratterebbe del tasso di crescita più basso dell’ultimo decennio. A nulla sono valse le rassicurazioni del premier Manmohan Singh che si è dichiarato “pronto a qualsiasi sacrificio per ritrovare il cammino di una crescita sostenuta”. I Sensex, indicatore dei 30 principali titoli della Borsa di Mumbai, all’indomani della diffusioni dei dati, scendeva sotto la soglia psicologica dei 20 mila punti, perdendo l’1.12% rispetto ai livelli di apertura
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martedì 4 giugno 2013
lunedì 20 agosto 2012
Rischio per gli investitori
Segnali di crisi per il Paese che fino all’anno scorso era considerato la nuova Cina.
L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da Reuters. Secondo l’Agenzia di stampa, l’India potrebbe essere il primo tra i paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a perdere l’investement-grade, che è come dire che le agenzie di rating non considerano più sensato investire in quel paese. Analoghe preoccupazioni sono state manifestate anche dal premier indiano Manmohan Singh che proprio pochi giorni fa, al culmine delle celebrazioni per il 66esimo anniversario dell’indipendenza, ha dichiarato che bisogna fare di tutto per rafforzare l’economia e superare l’attuale momento di crisi.
Molteplici i problemi che i in questo momento affliggono il Paese. Una crescita interna debole, che a differenza dei colleghi BRICS, non raggiunge le due cifre e che nel 2012 ha ulteriormente ridimensionato le proprie aspettative attestandosi intorno a un tasso previsto del 5%. Altra anomalia rispetto alle altre economie emergenti, è poi il deficit della bilancia commerciale, 10 miliardi di dollari, dovuto in parte alla scelta politica di favorire il mercato interno rispetto alle esportazioni, in parte al costo delle importazioni energetiche. Completa infine il quadro economico la debolezza della valuta locale, aggravata dai tentativi del governo di stimolare la crescita stampando più rupie. Proprio alle politiche nazionali, secondo un duro editoriale del Financial Times, va imputata la maggior responsabilità dell’incertezza economica indiana. Una classe politica divisa, corrotta in maniera pervasiva, che si appoggia su una burocrazia lenta e inefficiente. In India c’è la necessità di grosse riforme che cambino la struttura profonda del paese, ma è improbabile, conclude l’editoriale, che l’attuale classe dirigente sia capace di compierle.
L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da Reuters. Secondo l’Agenzia di stampa, l’India potrebbe essere il primo tra i paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a perdere l’investement-grade, che è come dire che le agenzie di rating non considerano più sensato investire in quel paese. Analoghe preoccupazioni sono state manifestate anche dal premier indiano Manmohan Singh che proprio pochi giorni fa, al culmine delle celebrazioni per il 66esimo anniversario dell’indipendenza, ha dichiarato che bisogna fare di tutto per rafforzare l’economia e superare l’attuale momento di crisi.
Molteplici i problemi che i in questo momento affliggono il Paese. Una crescita interna debole, che a differenza dei colleghi BRICS, non raggiunge le due cifre e che nel 2012 ha ulteriormente ridimensionato le proprie aspettative attestandosi intorno a un tasso previsto del 5%. Altra anomalia rispetto alle altre economie emergenti, è poi il deficit della bilancia commerciale, 10 miliardi di dollari, dovuto in parte alla scelta politica di favorire il mercato interno rispetto alle esportazioni, in parte al costo delle importazioni energetiche. Completa infine il quadro economico la debolezza della valuta locale, aggravata dai tentativi del governo di stimolare la crescita stampando più rupie. Proprio alle politiche nazionali, secondo un duro editoriale del Financial Times, va imputata la maggior responsabilità dell’incertezza economica indiana. Una classe politica divisa, corrotta in maniera pervasiva, che si appoggia su una burocrazia lenta e inefficiente. In India c’è la necessità di grosse riforme che cambino la struttura profonda del paese, ma è improbabile, conclude l’editoriale, che l’attuale classe dirigente sia capace di compierle.
mercoledì 13 giugno 2012
Proteste in India
Una battuta d’arresto nella crescita e l’inflazione alle stelle: due problemi importanti da risolvere per l’India.
Il Governo di Manmohan Singh affronta uno dei periodi più complicati del suo mandato: la battuta d’arresto registrata nell’economia e il tasso di inflazione che non accenna a diminuire stanno provocando scontri all’interno del Paese.
Una situazione confermata dai dati resi noti dall’Ufficio Centrale di Statistica che sottolineano come nei primi tre mesi dell’anno l’economia indiana abbia registrato i minimi storici da nove anni e riportando una crescita del 5,3%, una cifra ben lontana dal +9,2% registrato nel 2011 e insufficiente nell’ottica di far ripartire il Subcontinente indiano. In risposta all’aumento dei prezzi della benzina annunciato dal Governo di Nuova Delhi al fine di garantire alle società petrolifere di poter far fronte ai rialzi del petrolio e alla diminuzione di competitività della Rupia, è stato organizzato uno sciopero nazionale.
Secondo gli osservatori le problematiche registrate dall’economia indiana sarebbero dovute alle politiche del Governo e alla sua effettiva capacità di ricostituire fiducia sulle prospettive future.
Una situazione confermata dai dati resi noti dall’Ufficio Centrale di Statistica che sottolineano come nei primi tre mesi dell’anno l’economia indiana abbia registrato i minimi storici da nove anni e riportando una crescita del 5,3%, una cifra ben lontana dal +9,2% registrato nel 2011 e insufficiente nell’ottica di far ripartire il Subcontinente indiano. In risposta all’aumento dei prezzi della benzina annunciato dal Governo di Nuova Delhi al fine di garantire alle società petrolifere di poter far fronte ai rialzi del petrolio e alla diminuzione di competitività della Rupia, è stato organizzato uno sciopero nazionale.
Secondo gli osservatori le problematiche registrate dall’economia indiana sarebbero dovute alle politiche del Governo e alla sua effettiva capacità di ricostituire fiducia sulle prospettive future.
venerdì 9 marzo 2012
Crescita Indiana: +6% nel 2011
La crescita dell’economia indiana si attesta al +6,1% nel 2011.
Un Paese il cui Pil è cresciuto del 43% negli ultimi quattro anni: l’India rende noti i dati relativi alla crescita economica del 2011, un incremento modesto, ma comunque costante visto il +6,1% registrato nello scorso anno.
Stando alle parole di Montekh Singh, padrone della Planning Commission e principale consigliere economico del Premier Manmohan Singh «Dobbiamo vedere la nostra crescita in un contesto nel quale l'Europa forse è a zero». Diversamente dall’economia del Dragone, l’India è stata in grado di basare la crescita sui consumi interni e si pensa che entro il 2020 questi raggiungeranno i 3.600 miliardi di dollari.
Stando alle parole del Responsabile delle relazioni internazionali di Fincantieri, Rinaldo Marinoni, “Quello indiano è un mercato che sottovalutiamo. Parliamo sempre di Cina ma questo è un Paese che per cultura e numeri non si può ignorare. La nostra, oggi, è una prova di sistema”. Una riflessione condivisa da molti visto il boom economico che sta attraversando il Paese e il sempre più evidente rafforzamento di una classe media interessata ai prodotti Made in Italy.
giovedì 8 marzo 2012
Gurgaon
La città di Gurgaon sfida la Cina.
Da villaggio di contadini, nel corso di un decennio la città di Gurgaon si è trasformata in quella che viene definita una “Millenium City”. Grazie infatti alla decisione di stabilire in questa città i call center delle multinazionali statunitensi, ad oggi la città è diventata sede di numerose società nazionali ed internazionali del calibro di American Express, Maruti Suzuki, Coca Cola e Microsoft.
Una città con una popolazione di circa un milione di abitanti che nell’arco di dieci anni è diventata uno dei più importanti centri finanziari e di outsourcing indiani, oltre che un centro del nascente business artistico. La terza città per reddito pro-capite può altresì essere considerata un esempio di second-tier city, ovvero una “città di seconda fila” che si distingue per l’elevata specializzazione delle attività economiche.
Manager, tecnici e professionisti sia indiani che stranieri che hanno deciso di stabilirsi in questa città hanno permesso la creazione di servizi ed infrastrutture come asili, scuole, shopping mall, istituti tecnici e di management, ristoranti, club ed hotel di lusso.
martedì 7 febbraio 2012
PIL: +6,9%
Il Governo rivede le stime di crescita del PIL: + 6,9% nel periodo 2011-2012.
Stando ai dati resi noti dal Governo di Nuova Delhi, l’esercizio fiscale in corso che si concluderà a marzo vedrà una crescita dell’economia inferiore al 7%. È quanto ha annunciato il Governo del gigante asiatico che ha rivisto le previsioni relative all’espansione dell’economia destinata a sorpassare il Giappone nel 2012 e ad occupare la terza posizione nella classifica delle maggiori economie mondiali, dopo Stati Uniti e Cina. Se infatti inizialmente l’incremento previsto era del 7,25/7,75%, le indicazioni sono state riviste e abbassate al 6,9%, contro il +8,5% registrato nel periodo 2010-2011.
Una battuta d’arresto determinata anche dai numerosi rialzi ai tassi di interesse introdotti al fine di contenere l’inflazione e che hanno colpito soprattutto il settore industriale: la produzione manifatturiera di quest’anno crescerà infatti del 3,9%, contro il +7,6% registrato nel corso dell’anno precedente.
martedì 31 gennaio 2012
L’imperativo è crescere
L’India dimostra ancora una volta la sua determinazione nel voler continuare a crescere.
La Reserve Bank rivede al ribasso il tasso di crescita dell’India, stimato inizialmente del 7,6% e previsto ora del 7%, percentuale che rappresenta anche l’andamento dell’inflazione che sembra concedere una tregua dopo l’aumento vertiginoso dei prezzi registrato nel mese scorso.
Stando a quanto dichiarato dalla Banca Centrale Indiana in una nota del Governatore Duvvuri Subbarao, “La politica monetaria ha spostato su "crescita" l'equilibrio crescita-inflazione assicurando al tempo stesso di contenere le pressioni inflazionistiche”. Si tratta di una dichiarazione avvenuta proprio nel momento in cui per la prima volta dal 2009 la riserva minima obbligatoria delle banche è stata ridotta dal 6 al 5,5%, permettendo in questo modo di disporre di 320 miliardi di rupie (circa 6,4 miliardi di dollari) di liquidità per i creditori.
Dopo i tredici rialzi decisi tra il mese di marzo 2010 e il mese di ottobre 2011, la Reserve Bank ha inoltre annunciato una possibile diminuzione dei tassi di interesse in futuro, una decisione che potrebbe essere adottata al fine di combattere il rallentamento della crescita del gigante asiatico, ma che il Governatore definisce “prematura”. Secondo quest’ultimo infatti il Governo di Nuova Delhi dovrebbe intervenire al fine di rafforzare la disciplina fiscale senza la quale «la Reserve Bank dovrà frenare sulla sua risposta al rallentamento dei consumi privati e della spesa in investimenti». Allo stesso modo anche il Presidente del Consiglio Economico Consultivo del Primo Ministro,
Chakravarthy Rangarajan, ha sottolineato la necessità da parte della Banca Centrale di attendere segnali più forti di un allentamento dell’inflazione prima di decidere di diminuire i tassi di interesse. Il tasso di inflazione risulta essere ancora fortemente vincolato ai prezzi del petrolio, al deprezzamento della rupia con l’impatto sulle importazioni e al deficit fiscale.
lunedì 30 gennaio 2012
Cindia: possibile battuta d’arresto?
Di fronte alla profonda crisi che sta subendo l’Europa e più in generale il mondo occidentale, gli studiosi si chiedono se i giganti asiatici potranno continuare a crescere.
Cina e India si preparano a crescere nei prossimi anni rispettivamente dell’8% e del 7%, ma la crisi economica e finanziaria che ha colpito i Paesi occidentali potrebbe avere delle ripercussioni importanti anche sulle economie asiatiche secondo gli studiosi.
Stando a quanto dichiarato dal Presidente di Boston Consulting Group, Sinha Janmejaya, nei prossimi nove anni verranno fondate 3.500 nuove imprese miliardarie e “saranno tutte asiatiche”; Rahul Bajai, pilastro dell’industria familiare indiana ha commentato a tal proposito “ […] se la crisi europea si aggrava è impossibile non essere contagiati. Niente è impossibile nei prossimi tre anni: potremmo crescere solo del 6%. […]Per noi un punto è il disastro: il Paese non può finanziare il suo piano d'inclusione sociale e il Governo non fa le riforme”.
Adi Godrej, Presidente di un conglomerato familiare gigantesco che si occupa principalmente dei beni di consumo, interrogato sulla possibilità di subire una battuta d’arresto a causa della diminuzione della domanda europea, come si prevede avverrà in Cina, ha dichiarato: "Noi non abbiamo gli stessi timori, il nostro sistema è fondato sui consumi interni, l'80% della nostra economia. Sì, abbiamo dei problemi ma vedo già segni di ripresa dappertutto. […]Noi indiani ci definiamo 10 più 10: cresciamo di 10 volte ogni 10 anni. Non dobbiamo farci condizionare dai cicli economici che quando sono negativi, per noi sono sempre molto brevi". Una visione positiva, che però secondo gli studiosi non tiene conto del fatto che l’India presenta un deficit pesante (il 5% del PIL), non potrebbe contare sul mercato interno per mantenere elevato il tasso di crescita visto che lo sta già sfruttando, è caratterizzata da un sistema politico caotico e paralizzato e dalla presenza di 750 milioni di elettori.
giovedì 29 dicembre 2011
L’inquinamento in India
Ancora una volta l’India si esprime in modo negativo di fronte all’ipotesi di ridurre le emissioni di gas serra.
L’India, che già alla Conferenza di Durban aveva dimostrato di essere contraria a qualsiasi forma di accordo, si è dichiarata ancora una volta contraria a qualsiasi misura di intervento volta a ridurre le emissioni di gas serra. Nei giorni scorsi infatti il Ministro dell’Ambiente indiano, Jayanthi Natarajan, intervenuto alla Camera Alta del Parlamento a Nuova Delhi in merito ai risultati della Conferenza di Durban, ha commentato :"Non si tratta di firmare un accordo vincolante a questo punto del nostro sviluppo. Dobbiamo fare in modo che il nostro sviluppo non soffra. Le nostre emissioni sono destinate a crescere, dato che dobbiamo garantire il nostro sviluppo sociale ed economico e soddisfare l’imperativo dello sradimento della povertà".
Un atteggiamento già adottato in precedenza dall’altro gigante asiatico, la Cina, che ha deciso però di approvare l’accordo entro il 2015.
Un impegno che l’India dovrà comunque affrontare se non vorrà minare l’equilibrio raggiunto a livello mondiale in merito a questa questione di estrema rilevanza.
martedì 13 dicembre 2011
La rupia si indebolisce
L’economia indiana vive un momento difficile: la rupia perde valore e la crescita rallenta. Il Paese ha bisogno di investimenti ma il governo locale non riesce a varare le riforme necessarie.
Anche l’india, così come altri Paesi asiatici, sta vivendo un momento economicamente difficile: negli ultimi 4 mesi la rupia ha perso il 16% del suo valore, rischiando di provocare una forte crisi finanziaria interna. Di conseguenza, le aziende ora cercano soprattutto i dollari e gli istituti di credito europei stanno riducendo le linee di credito. Il problema deriva dal fatto che l’India soffre di deficit fiscale e di partite correnti, motivo per cui il governo necessita continuamente di valute straniere attraverso investimenti. A tale scopo era stato ipotizzato un pacchetto di riforme per attirare capitali nel Subcontinente, ma le proteste popolari l’hanno contrastato chiaramente.
A tutto ciò si vanno ad aggiungere altre difficoltà derivanti anche dalla crisi europea, situazione che rischia di provocare una crisi della bilancia dei pagamenti tra le più gravi dal 1991. La crescita del Paese è scesa sotto il 7% e la politica governativa non è in grado di risolvere le criticità a causa delle lotte interne che paralizzano ogni prospettiva futura. A riflettere la crisi monetaria, inoltre, in ottobre la produzione industriale indiana ha registrato per la prima volta in due anni un dato negativo, attestandosi al – 5,1% contro l’11,3% annuo dello stesso periodo del 2010.
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venerdì 2 dicembre 2011
Il sorpasso sulla Cina
Secondo le previsioni di Ernst & Young, nel 2014 l'India supererà la Cina.
Di fronte alla possibilità di raggiungere il picco del suo boom economico nel corso del prossimo anno e grazie ad un tasso di crescita del 9%, contro l'8,6% previsto per l'economia cinese, l'India si candida a sorpassare il Dragone nel 2014 secondo le previsioni rese note dallo studio di Ernst & Young sui Mercati a Crescita Rapida (RGMs).
Secondo l'analisi inoltre i due giganti asiatici rappresenteranno i due Paesi che verranno colpiti in minor misura dal possibile deterioramento della crisi del debito dell'Eurozona se si considerano i venticinque mercati a crescita rapida.
Stando a quanto dichiarato da Farokh Balsara, Partner & India Market Leader, Ernst & Young India,“L’economia dell’India votata al consumo continua a rendere il Paese una destinazione attraente per i propri investimenti sia nel breve che nel medio termine. Il suo modello di crescita basato sulla domanda interna ha permesso al Paese di resistere alla volatilità dei mercati globali, fornendo ai businessman significative opportunità di crescita".
mercoledì 14 settembre 2011
Le economie emergenti nel 2050
Stando ai dati pubblicati dalle maggiori società di consulenza, entro il 2050 si prevede un cambiamento non indifferente a livello mondiale.
Secondo i dati pubblicati nel paper edito da PriceWaterhouseCoopers, The World in 2050, nel 2050 le economie emergenti, cd. E-7, saranno del 64% più grandi rispetto a quelle dei Paesi sviluppati. Già nel 2025 Brasile, Cina, Corea del Sud, India, Messico e Russia rappresenteranno la metà della crescita economica mondiale e gli Usa saranno la terza economia mondiale, preceduti da Cina e India, con notevoli conseguenze anche dal punto di vista del sistema monetario internazionale: il renminbi e l’euro potrebbero infatti affiancare il dollaro. Allo stesso tempo si prevede che nell’arco dei prossimi due anni l’economia del Brasile supererà quella inglese, nel 2018 la Cina sorpasserà gli Stati Uniti e un anno più tardi il Messico scavalcherà l’Italia. Secondo le previsioni dellla Banca Mondiale Entro quella data infatti le economie dei Paesi emergenti cresceranno ad un tasso medio annuo pari al 4,7%, contro il 2,3% di quelli avanzati.
Allo stesso tempo si registra un aumento vertiginoso delle multinazionali emergenti, che se nel 2000 rappresentavano solo il 10% delle prime mille società mondiali per capitalizzazione di Borsa, ad oggi costituiscono il 31%; a questo proposito un recente studio condotto da Ernst&Young ha rivelato che le quotazioni di queste multinazionali sono cresciute in media negli ultimi cinque anni del 132%, a differenza di quelle occidentali, che hanno registrato un +6%.
Se si pensa che prima della rivoluzione industriale il Dragone e l’Elefante erano considerati i dominatori del commercio globale, si potrebbe quasi vedere nel boom di questi Paesi una sorta di ritorno al passato, una distribuzione più omogenea della crescita economica che rafforzerebbe in qualche modo la cooperazione internazionale.
venerdì 2 settembre 2011
India: il sorpasso della Cina?
Secondo le previsioni l’Elefante potrebbe sorpassare il Dragone nei prossimi anni e diventare quindi il protagonista della crescita economica asiatica e mondiale.
Con una crescita del Pil pari all’8,4% prevista dal 2011 al 2016, l’India si candida a diventare la prima potenza economica in Asia. Nel dettaglio l’impennata dell’economia del Paese dei Maharaja sarà trainata, oltre che dal boom demografico, dagli investimenti e dal progressivo consolidamento della classe media, a fronte di una Cina segnata da una diminuzione demografica e di conseguenza della forza lavoro.
Nonostante queste premesse il sorpasso sulla Cina potrebbe essere messo in discussione dall’incremento del tasso di inflazione e del deficit di bilancio. Allo stesso modo l’impennata del Pil potrebbe essere rallentata dalle problematiche presentate dalle infrastrutture, dalla mancanza di lavoratori qualificati e dalle difficoltà legate allo spostamento di risorse da un settore agricolo poco produttivo al settore manifatturiero, altamente produttivo. La maggiore importanza acquisita nel contesto globale dall’India porterebbe altresì un miglioramento della situazione degli altri Paesi del Sud-Est asiatico, com’è avvenuto con la Cina, e quindi una trasformazione dell’assetto internazionale.
lunedì 22 agosto 2011
Aumentano le vendite di jet in India.
L’India registra un forte aumento della domanda di jet privati: i paperoni indiani non badano a spese quando si tratta di lusso.
La crescita economica indiana ha portato con sé l’aumento della classe più abbiente. Tale fenomeno favorisce la nascita di nuove opportunità nel settore del lusso, in particolare della vendita di jet privati.
Il numero di jet venduti in India risulta essere doppio rispetto a quanto venduto sul mercato cinese e si stima che, entro il 2025, l’India possa entrare nei primi dieci posti della classifica mondiale delle nazioni con il maggior numero di jet privati.
La moda degli aerei privati ha assunto un’entità importante contribuendo a risollevare i risultati economici dei produttori, in affanno per il drastico calo della domanda a livello globale causato dalla recessione economico finanziaria degli ultimi anni.
Grande importanza ha assunto, in questo contesto, la fiera di settore Aero India 2011 Air Show tenutasi a Bangalore, in cui le maggiori aziende produttrici di aeromobili, quali, ad esempio, Embraer e Gulfstream, hanno ottenuto un posto in primo piano.
venerdì 17 giugno 2011
Inflazione: a rischio la crescita economica
La crescita economica indiana deve fare i conti con l’inflazione sempre più dilagante. Il rialzo dei prezzi miete vittime in numerosi settori, non solo in quello alimentare.
Secondo un rapporto stilato dall’OCSE, la crescita economica indiana potrebbe subire un rallentamento a causa della galoppante inflazione; l’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico avverte però che bisogna rimediare al problema attraverso le riforme e non i sussidi.
Al Monito dell’OCSE si contrappone tuttavia la triste realtà in cui vivono numerosi indiani, infatti ,secondo le stime, le persone che vivono con meno di due dollari al giorno sono 450 milioni, e i poveri sono 800 milioni, perciò l’inflazione non fa altro che aggravare questa già sfortunata situazione.
In maggio l’indice dei prezzi all’ingrosso ha subito l’ennesimo aumento su base annua pari al 9,06%, inoltre si susseguono a ritmo incalzante i rialzi dei tassi d’interesse, pianificati dalla Banca Centrale indiana.
A tal proposito, il governatore della Reserve Bank Duvvuri Subbarao aveva poco tempo fa dichiarato che sarebbe stato preferibile rischiare un certo rallentamento della crescita economica, piuttosto che un ulteriore calo del potere d’acquisto.
Secondo i dati della crescita del Pil, sembra che ciò sia avvenuto, infatti, nel primo trimestre del 2011, il Pil è cresciuto solo del 7,8% su base annua, il risultato più basso raggiunto dall’India negli ultimi diciotto mesi.
Concorda con l’opinione dell’OCSE il primo consigliere economico del premier Manmohan Singh, Chakravarthy Rangarajan, che ha dichiarato alla stampa che “per mettere il deficit fiscale sotto controllo dobbiamo tagliare i sussidi e aumentare le entrate”.
Nonostante il governo indiano spenda attualmente il 9% del Pil in sussidi, la spesa pubblica per la sanità è ancora molto bassa, tra le più basse al mondo, e gli aiuti non arrivano efficacemente a coloro che ne hanno più bisogno.
Tuttavia, a quanto afferma l’OCSE, tra le economie emergenti, l’India è stata quella che ha ridotto più rapidamente la povertà tra la propria popolazione, perciò il segretario generale dell’OCSE Angel Gurrìa, nel presentare il rapporto, ha focalizzato l’attenzione sul fatto che “la priorità data a una crescita economica che coinvolga sempre più persone è appropriata, saranno necessarie altre riforme per raggiungerla”.
Al Monito dell’OCSE si contrappone tuttavia la triste realtà in cui vivono numerosi indiani, infatti ,secondo le stime, le persone che vivono con meno di due dollari al giorno sono 450 milioni, e i poveri sono 800 milioni, perciò l’inflazione non fa altro che aggravare questa già sfortunata situazione.
In maggio l’indice dei prezzi all’ingrosso ha subito l’ennesimo aumento su base annua pari al 9,06%, inoltre si susseguono a ritmo incalzante i rialzi dei tassi d’interesse, pianificati dalla Banca Centrale indiana.
A tal proposito, il governatore della Reserve Bank Duvvuri Subbarao aveva poco tempo fa dichiarato che sarebbe stato preferibile rischiare un certo rallentamento della crescita economica, piuttosto che un ulteriore calo del potere d’acquisto.
Secondo i dati della crescita del Pil, sembra che ciò sia avvenuto, infatti, nel primo trimestre del 2011, il Pil è cresciuto solo del 7,8% su base annua, il risultato più basso raggiunto dall’India negli ultimi diciotto mesi.
Concorda con l’opinione dell’OCSE il primo consigliere economico del premier Manmohan Singh, Chakravarthy Rangarajan, che ha dichiarato alla stampa che “per mettere il deficit fiscale sotto controllo dobbiamo tagliare i sussidi e aumentare le entrate”.
Nonostante il governo indiano spenda attualmente il 9% del Pil in sussidi, la spesa pubblica per la sanità è ancora molto bassa, tra le più basse al mondo, e gli aiuti non arrivano efficacemente a coloro che ne hanno più bisogno.
Tuttavia, a quanto afferma l’OCSE, tra le economie emergenti, l’India è stata quella che ha ridotto più rapidamente la povertà tra la propria popolazione, perciò il segretario generale dell’OCSE Angel Gurrìa, nel presentare il rapporto, ha focalizzato l’attenzione sul fatto che “la priorità data a una crescita economica che coinvolga sempre più persone è appropriata, saranno necessarie altre riforme per raggiungerla”.
giovedì 9 giugno 2011
L’India tra le destinazioni preferite degli investimenti diretti esteri
Nonostante gli ostacoli normativi, l’India continua a essere una delle destinazioni preferite per gli investimenti diretti esteri grazie alla propria economia in forte crescita.
Secondo l’annuale ricerca sull’attrattività per gli investimenti, condotta dalla società Ernst & Young, l’India raggiungerà entro tre anni la quinta posizione tra le nazioni preferite dalle aziende europee.
Le ragioni di questa previsione risiedono nella percezione dell’India come fulcro degli affari di esternalizzazione low cost, tanto che Bombay e Nuova Delhi vengono quotate come nuovi centri nevralgici del settore dell’information technology .
Tra gli ottocento dirigenti di aziende di alto livello mondiale intervistati per la ricerca, il 17% considera l’India un paese redditizio nel quale espandere i propri affari.
Nonostante ciò, gli investimenti diretti esteri nell’ultimo anno sono scesi alla quota di 19,43 miliardi di dollari americani, contro i 25,83 miliardi raggiunti l’anno precedente, con una diminuzione del 25%.
Tuttavia l’economia indiana è ancora in crescita, nonostante un leggero rallentamento, e probabilmente salirà dell’8% anche quest’anno.
Lo studio appena divulgato, ha inoltre constatato che i paesi asiatici considerano a loro volta l’Europa come una buona destinazione per i propri investimenti e, in questo caso, l’India si colloca all’undicesimo posto tra i maggiori investitori nel vecchio continente.
venerdì 27 maggio 2011
Relazioni dinamiche tra Italia e India
Le relazioni tra Italia e India diventano sempre più dinamiche, ma c’è ancora spazio per crescere e migliorare la posizione dell’Italia nella classifica dei maggiori partner indiani.
Nel corso di un incontro tenutosi a Nuova Delhi, l’Ambasciatore Giacomo Sanfelice di Monteforte ha sottolineato che, nonostante l’interscambio commerciale tra India e Italia sia aumentato lo scorso anno fino a raggiungere i 7,2 miliardi di euro, solo l’1% delle esportazioni del Bel Paese raggiunge il mercato della tigre asiatica: l’Italia si posiziona al quarto posto tra i partner commerciali indiani dell’Unione Europea e al settimo per quanto riguarda gli investimenti diretti esteri. Dal 2007 al 2010 gli investimenti italiani in India sono cresciuti del 280%; se da un lato i maggiori svantaggi sono rappresentati dell’elevata inflazione, dalla carenza di infrastrutture, dalla burocrazia e dalla scarsa fluidità del business, dall’altro l’India si caratterizza per una manodopera altamente qualificata, una classe media in costante crescita, un uso diffuso della lingua inglese, forti investimenti pubblici e numerosi settori di punta. Proprio in virtù di questa ragioni il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, ha definito il 2011 come l’Anno dell’India e in quest’ottica si deve leggere la sua partecipazione alla prossima Missione di promozione del Sistema Italia guidata dal Ministro dello Sviluppo Economico, che si terrà in India nel mese di novembre e sarà focalizzata sui cinque settori pilastro della domanda indiana: energia, agro-industria, macchinari, automobile e infrastrutture.
mercoledì 25 maggio 2011
I consumatori indiani sono i più ottimisti
Secondo un recente sondaggio, la fiducia dei consumatori in India è ancora molto alta, nonostante la crescente inflazione e l’aumento del prezzo del carburante.
Per il terzo trimestre di fila, i consumatori indiani si presentano come i più ottimisti a livello globale, almeno secondo quanto emerge da un sondaggio on line realizzato dalla società Nielsen Company.
I risultati della ricerca sono stati resi noti dall’amministratore delegato di Nielsen India Justin Sargent, responsabile del settore consumatori, il quale ha dichiarato alla stampa che la fiducia dei consumatori indiani si fonda su una forte crescita economica e su un ottimistico mercato del lavoro.
Secondo questo studio, i consumatori indiani sono ancora i più ottimisti a livello globale, ma il grado di fiducia non è salito, rispetto al trimestre precedente, a causa dell’inflazione e del conseguente aumento dei prezzi degli alimenti e del carburante, che comporta un adeguamento delle spese di gestione domestica.
A tal proposito, Sargent ha affermato che “se i livelli di fiducia tra i consumatori sono rimasti invariati durante l’ultimo trimestre, ciò è largamente dovuto a fattori globali quali la crescente debolezza dei mercati azionari, gli alti prezzi delle merci e soprattutto la debole ripresa globale, uniti all’inflazione locale in crescita”.
Da notare in questo sondaggio che sette tra i dieci paesi più ottimisti provengono dall’area asiatico-pacifica, mentre, tra le nazioni più pessimiste, nove su dieci sono europee.
martedì 3 maggio 2011
Le ambizioni globali dell’India
La Adani Enterprises , il più grande importatore di carbone in India, ha acquisito l’Abbott Point Coal Terminal nel Queensland.
Il presidente del Gruppo Adani, Guatam Adani, ha reso nota oggi l’acquisizione dell’Abbott Point Coal Terminal, il porto maggiormente legato all’esportazione di carbone nel Queensland e di proprietà della North Queensland Bulk Port Corporation Limited. L’accordo, firmato questa mattina a Brisbane in Australia, tra i rappresentanti della società e il governo del Queensland, segna l’inizio dell’espansione degli affari dell’azienda all’estero e risponde alla crescente richiesta di fonti energetiche da parte dell’India: l’acquisizione del porto permetterà all’azienda di aumentare la capacità di generare elettricità e quindi di sostenere la crescita economica del Paese, pari all’8%. Guatam Adani, un magnate del settore immobiliare, dirige la più importante società di importazione di carbone nel settore privato ed è già presente nel Queensland con altri investimenti. I ricavi derivanti dall’acquisizione, del valore di circa 2 miliardi di dollari australiani, aiuteranno la ripresa di quest’area geografica, duramente colpita dall’impatto catastrofico delle alluvioni e del ciclone Yasi dell’anno scorso.
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lunedì 2 maggio 2011
In aumento le esportazione indiane
Lievitano le esportazioni in India e nel periodo 2010/2011 registrano una crescita record (+37,6).
Stando ai dati pubblicati dal governo di Mumbai, l’anno fiscale 2010/2011 ha visto aumentare in modo consistente le esportazioni dell’India. Il valore delle esportazioni nell’anno fiscale considerato ha raggiunto i 245.9 miliardi di dollari, una cifra di molto superiore alle previsioni del governo, che si era prefissato l’obiettivo di 200 miliardi di dollari. L’impennata dell’export indiano è legata alla crescente richiesta da parte del mercato di prodotti di ingegneria, di beni legati al petrolio e di gioielli realizzati nella terza più grande economia asiatica. Secondo le stime, le esportazioni indiane dovrebbero aumentare del 25% nel corso di quest’anno fiscale, ma il raggiungimento dell’obiettivo dipenderà in larga misura dalla situazione dell’economia globale. L’export mensile registrato lo scorso anno ha ottenuto risultati eccellenti anche grazie alla lenta ripresa, seguita alla crisi finanziaria, delle destinazioni tradizionali, ovvero Stati Uniti e Europa, ma anche grazie all’ingresso sul mercato di nuovi mercati, soprattutto in America Latina. Nel mese di marzo l’export indiano ha segnato un +43,9%, attestando il volume degli affari a quota 29.1 miliardi di dollari. Parallelamente anche le importazioni hanno registrato degli aumenti nel periodo preso in esame, registrando un aumento del 22%, per un valore complessivo di 351 miliardi di dollari; nel mese di marzo l’import indiano ha segnato un rialzo del 17,3%, per un valore totale pari a 34.7 miliardi di dollari.
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