Firmato un accordo per la fornitura di macchine tessili italiane alle aziende indiane. Una nuova iniziativa del progetto “Machines Italia in India”.
Una nuova iniziativa consolida la partnership tra le aziende italiane e quelle indiane. È stato infatti siglato pochi giorni un accordo tra l'Associazione Italiana Costruttori Macchine Tessile (ACIMIT) e il DKTE'S Textile & Engineering Institute, Ichalkaranji Dist. Kolhapaur, Maharashtra per la creazione di un Centro di Tecnologia italiana a favore del settore tessile in India.
Nel dettaglio il progetto prevede: la fornitura a titolo gratuito di macchine tessili italiane per un periodo massimo di 3 anni, l’attività di formazione fornita dalle stesse aziende italiane aderenti all'iniziativa, la distribuzione del manuale di tecnologia digitale di ACIMIT e l'assegnazione di borse di studio a tre studenti selezionati da un comitato di docenti DKTE.
Il centro di formazione si inserisce nella più ampia iniziativa denominata “Machines Italia in India” finanziata dal Ministero dello Sviluppo Economico e organizzata da Federmacchine per sostenere l’internazionalizzazione delle imprese di settore.
Grandi le aspettative nutrite nei confronti del mercato indiano. Sandro Salmoiraghi, Presidente di ACIMIT dichiara “Il mercato in India è attualmente la terza destinazione più importante per le nostre esportazioni (rispetto al primo semestre del 2012, abbiamo esportato 58 milioni di € di macchinari). Questa iniziativa mira ad aumentare la consapevolezza di tutti, con una sinergia importante con aziende tessili del territorio, e il mondo accademico. I benefici in termini di immagine si faranno sentire non solo per le singoli imprese partecipanti italiane fornitrici di macchine, ma per l'intero settore tessile in Italia.”
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mercoledì 6 febbraio 2013
lunedì 21 maggio 2012
Il settore tessile
Il Gruppo Trident investe nel settore tessile.
Uno dei maggiori conglomerati indiani, il Gruppo Trident, ha annunciato l’intenzione di investire 500 milioni di Euro nel settore tessile dando vita ad un nuovo complesso tessile integrato ed ampliando gli impianti di filatura già esistenti nello Stato del Madhya Pradesh.
Allo stato attuale il Gruppo rappresenta il leader per quanto riguarda la produzione di asciugamani in spugna e la produzione di carta: una capacità produttiva di 14,5 milioni di asciugamani al mese, 90.000 accappatoi al mese, 15.000 tonnellate di carta ogni mese e 7.500 tonnellate di filati di cotone.
Investimenti importanti in un settore centrale dell’economia indiana, come appunto quello del tessile.
lunedì 12 settembre 2011
Si riaprono le frontiere al cotone
Il Governo di Nuova Delhi ha annunciato l’abolizione di ogni limite all’export del cotone per la prossima stagione.
L’India riapre le frontiere al cotone senza limitazioni: dopo la sospensione emanata l’anno scorso, che aveva garantito almeno una ripresa parziale dell’export, il Governo dell’Elefante ha deciso di eliminare ogni limite per la stagione che inizierà il 1° ottobre.
La scelta, maturata a fronte di un raccolto eccezionale e una buona scorta prevista anche per il periodo 2011-2012, potrebbe avere come principale conseguenza la presenza di 1,5 milioni di tonnellate di cotone, che stando alle previsioni della Cotton Association of India sarebbero abbastanza per soddisfare il 6% dei consumi mondiali. Una buona notizia per i produttori locali delusi dalla lentezza con cui si è mosso il Governo, determinando una perdita di denaro notevole: i principali concorrenti infatti, soprattutto Australia e Brasile, hanno approfittato dell’assenza dell’India per aggiudicarsi nuove quote di mercato.
Non solo in India è previsto un incremento della coltivazione, ma in generale la produzione globale aumenterà dell’8,2% nel periodo 2011-2012. Ciò nonostante, le recenti preoccupazioni sui raccolti statunitensi, i gravi danni provocati dalle piogge monsoniche in Pakistan e la decisione del Governo di Pechino di avviare un piano di acquisti per la ricostituzione delle scorte di cotone, gettano delle ombre sulle previsioni fatte finora.
mercoledì 29 settembre 2010
India: apprezzata tradizione, tecnologia e capacità artigianale del tessile
Il comparto tessile indiano risulta essere attraente per gli investimenti poiché è caratterizzato da strutture di alto livello, da una buona capacità artigianale e da una rinomata tradizione.
Il settore tessile indiano risulta essere particolarmente attraente per gli investimenti grazie alle tipiche capacità artigianali e “artistiche”, al basso costo della manodopera e alla vasta disponibilità di fibre naturali. I punti di forza sono rappresentati dalla produzione di cotone (se ne contano circa 80 varietà), in particolare del tessuto denim, utilizzato per la realizzazione di jeans, dal settore della seta (ponendo l’India al secondo posto dopo la Cina) e dalla capacità di realizzare ricami e miglioramenti stilistici.
Fatte queste premesse, mentre è opinione comune che quanto prodotto in Italia sia da considerarsi di valore elevato e sinonimo di qualità, altri sostengono che si possano trovare ottime capacità e competenze anche altrove. Ne è un esempio l’impresa milanese Prada che, con il progetto “Prada made in”, ha selezionato quattro paesi su cui spostare la propria produzione (India, Giappone, Perù, Scozia). In India, Prada ha scelto di far produrre non soltanto una collezione di abiti tramite l’applicazione dell’arte Chikan (un’arte che ha come oggetto motivi floreali applicati con un filo di cotone su tessuto leggero), ma anche una linea di calzature e borse in pelle.
Il tessile indiano sembra essere, quindi, un importante comparto produttivo, caratterizzato da strutture industriali moderne e da buone capacità artigianali.
Il settore tessile indiano risulta essere particolarmente attraente per gli investimenti grazie alle tipiche capacità artigianali e “artistiche”, al basso costo della manodopera e alla vasta disponibilità di fibre naturali. I punti di forza sono rappresentati dalla produzione di cotone (se ne contano circa 80 varietà), in particolare del tessuto denim, utilizzato per la realizzazione di jeans, dal settore della seta (ponendo l’India al secondo posto dopo la Cina) e dalla capacità di realizzare ricami e miglioramenti stilistici.
Fatte queste premesse, mentre è opinione comune che quanto prodotto in Italia sia da considerarsi di valore elevato e sinonimo di qualità, altri sostengono che si possano trovare ottime capacità e competenze anche altrove. Ne è un esempio l’impresa milanese Prada che, con il progetto “Prada made in”, ha selezionato quattro paesi su cui spostare la propria produzione (India, Giappone, Perù, Scozia). In India, Prada ha scelto di far produrre non soltanto una collezione di abiti tramite l’applicazione dell’arte Chikan (un’arte che ha come oggetto motivi floreali applicati con un filo di cotone su tessuto leggero), ma anche una linea di calzature e borse in pelle.
Il tessile indiano sembra essere, quindi, un importante comparto produttivo, caratterizzato da strutture industriali moderne e da buone capacità artigianali.
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