L’arrivo anticipato delle piogge monsoniche migliora le aspettative della produzione agricola.
Anticipo record quest’anno della stagione monsonica, iniziata la scorsa settimana a New Dehli. Le abbondanti piogge estive, non sono mai state così precoci, come sottolinea lo stesso Ufficio Metereologico indiano, e arrivavano solitamente alla fine di giugno nella capitale per coprire successivamente il resto del Paese verso la fine di luglio. «Il primato apparteneva al 1960 quando il monsone arrivò il 21 giugno», ha confermato il direttore dell'Ufficio meteorologico indiano B.P. Yadav al quotidiano The Hundustan Times. E se da un lato i primi allagamenti non si sono fatti attendere con i relativi disagi connessi (è di poche ore fa la notizia del crollo di un Palazzo a Mumbai) dall’altro i contadini tirano un sospiro di sollievo. In un paese in cui oltre la metà della popolazione è dedita al settore agricolo e che nella maggior parte dei casi non dispone di impianti di irrigazione, l'arrivo anticipato delle precipitazioni rassicura circa l’esito dei raccolti. Migliorano le prospettive della produzione agricola, che contribuisce al 16% del Pil nazionale e anche quelle di un contenimento dei prezzi alimentari. L’analisi è confermata dagli economisti che confermano le positive ripercussioni che avranno le precipitazioni sulla ripresa economica 2014.
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lunedì 17 giugno 2013
martedì 18 ottobre 2011
In India cresce la popolazione urbana
In India, come è avvenuto in Cina, i contadini hanno iniziato a lasciare i villaggi per sfruttare le opportunità offerte dai centri urbani e migliorare così il loro futuro.
Anche in India si sta assistendo al fenomeno dell’esodo verso le città: i contadini - consci delle scarse prospettive per il futuro offerte dalle campagne indiane - hanno iniziato ad abbandonare i villaggi d’origine per approdare nei centri urbani più vicini e cercare di migliorare il loro status.
Dal censimento del 2011 è emerso che la popolazione urbana, nell’ultimo decennio, è aumentata in maggior misura rispetto a quanto è avvenuto nelle zone rurali: nel Subcontinente un incremento urbano superiore a quello rurale non si registrava dal 1921, quando gli indiani delle campagne erano stati decimati dall’epidemia di influenza che colpì l’India nel 1918. Come spiega il giornalista P Sainath, oggi sono altre le ragioni, comunque gravi, che spingono i contadini a migrare verso le città: “tra il 1995 e il 2009 più di 240.000 agricoltori indiani si sono suicidati perché logorati dai debiti accumulati e dagli usurai. E visto che i redditi agricoli continuano a diminuire, sempre più contadini si trasferiscono in città per cercare di costruirsi un futuro migliore”. Tuttavia, osservando che la maggior parte dei contadini continua a spostarsi da un luogo all’altro senza riuscire a trovare un’occupazione e a stabilizzarsi quindi in un luogo preciso, il giornalista non si dichiara molto ottimista: anche i centri urbani non hanno molto da offrire a persone che parlano a stento la lingua locale e che, non conoscendo la complessità delle città, non sempre riescono a gestire le difficoltà che il loro trasferimento può comportare.
Sono più del 31% gli indiani che oggi vivono in città, il 4% in più rispetto al 2001; il Paese sta crescendo rapidamente ed è inevitabile che aumenti anche la popolazione urbana. Tuttavia, alcuni economisti sostengono che questa emigrazione interna sia destinata ad arrestarsi, in quanto i centri urbani del Subcontinente non sono in grado di accogliere tante persone al contempo, perché mancano le strutture idonee e i posti di lavoro: condizioni indispensabili per evitare che tanti immigrati scontenti possano, a lungo andare, mettere a repentaglio la sicurezza delle città.
martedì 14 giugno 2011
India, gli scontri per la terra
Si inaspriscono i confronti tra gli agricoltori e i governi statali indiani che stanno espropriando centinaia di villaggi agricoli con indennizzi minimi per gli agricoltori.
Attraverso l’applicazione di leggi coloniali ancora in vigore, come la Land Acquisition Act – legge risalente al 1894 che riconosce ampi poteri allo Stato a scapito della tutela delle popolazioni rurali – il governo indiano offre 300 rupie (4,59 euro) al mq agli agricoltori proprietari delle terre destinate all’esproprio e che vengono rivendute a 600mila rupie al mq per la realizzazione di complessi industriali e quartieri residenziali.
I governi statali hanno bisogno di attirare investimenti per creare strutture e posti di lavoro; al tal fine puntano sulla creazione di Zone Economiche Speciali, sulla cessione o l’affitto del terreno a basso prezzo e su massicce esenzioni fiscali. Tuttavia, il 65% della popolazione indiana è ancora dipendente dalla terra su cui costruisce la propria casa e da cui trae sostentamento; tale situazione ha inevitabilmente portato gli agricoltori a “scendere in piazza” per la scarsa considerazione delle loro esigenze: l’indennizzo che viene loro offerto non è considerato sufficiente per compensare con la perdita della propria casa, delle coltivazioni e dei rapporti sociali instaurati. Lo Stato, nella maggior parte dei casi, privilegia le esigenze della produzione e invia la polizia che è autorizzata a stroncare, anche in modo violento, le proteste.
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