Ok della Corte suprema alla centrale nucleare nello stato di Tamil Nadu, colpito nel 2004 dallo tsunami .
Dopo mesi di dibattiti e resistenze da parte dei movimenti antinucleare locali, arriva l’Ok della corte suprema. L’Unità 1 della centrale di KudanKulam, nello stato meridionale di Tamil Nadu, diverrà presto operativa. La Corte ha motivato la scelta di riavviare i lavori precisando che la centrale “e' utile e necessaria per contribuire alla crescita economica nazionale'' e che ''l'interesse della maggioranza deve prevalere su quello di una minoranza'' avversa al progetto.
Nell’ordinanza viene altresì richiesto al governo un dettagliato rapporto sulle misure di sicurezza e le modalità di monitoraggio previsti per l’impianto.
Ma non basta a tranquillizzare le forze dell’opposizione. M. Pushparayan, leader del Movimento popolare contro l’energia nucleare (Pmane), definisce la decisione della Corte “tardiva ed ingiusta” e rilancia la protesta contro il progetto. Gli attivisti evidenziano in particolare l’inadeguatezza della zona scelta per la centrale, toccata dallo tsunami del 2004 e quindi potenzialmente a rischio. Per ora nessun dietrofront da parte del governo indiano che anzi punta al nucleare per recuperare il grave deficit energetico del Paese e ha già messo in cantiere numerosi impianti che aumenteranno la produzione di energia nucleare di almeno 14 volte quella attuale.
Visualizzazione post con etichetta energia nucleare. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta energia nucleare. Mostra tutti i post
mercoledì 8 maggio 2013
giovedì 22 marzo 2012
Manifestazioni contro il nucleare
Duecento arresti alla protesta contro la costruzione di una centrale nucleare.
In seguito agli scontri avvenuti tra le forze dell’ordine e i manifestanti durante la protesta contro la costruzione della centrale nucleare di Kudankulam, la polizia del Tamil Nadu ha arrestato circa duecento persone.
Il progetto russo relativo alla realizzazione della centrale nucleare di Kudankulam risale al 1988, ma i lavori sono iniziati solo nel 1997: si tratta di un’opera che ha subito diversi rinvii a causa dell’ostruzionismo da parte degli indiani e dei ritardi registrati nella fornitura dei componenti e che, a seguito dell’incidente avvenuto a Fukushima lo scorso anno, è stato fortemente criticato dalla popolazione locale che teme le conseguenze di una possibile rottura dell’impianto.
L’energia nucleare rappresenta la quarta risorsa di elettricità più grande del Subcontinente indiano, in grado di contribuire al 3% del fabbisogno generale del Paese. Allo stato attuale i venti reattori presenti in sei centrali nucleari (Kaiga –Karnataka, Kakrapar -Gujarat, Kalpakkam -Tamil Nadu, Narra -Uttar Pradesh, Rawatbhata –Rajasthan, Taraour –Maharashtra) producono 4.780 MW di elettricità.
giovedì 15 marzo 2012
Proteste in Tamil Nadu
Proseguono le proteste in Tamil Nadu contro la centrale nucleare di Koodankulam.
Continuano le proteste da parte dei pescatori e degli attivisti del Tamil Nadu contro la costruzione della centrale nucleare di Koodankulam. Una situazione difficile che l’11 settembre 2011 aveva portato 127 persone ad iniziare uno sciopero della fame in segno di protesta: sciopero interrotto dopo dodici giorni alla luce delle promesse non mantenute del Chief Minister dello Stato, J. Jayalitha, che aveva garantito lo stop ai lavori.
Secondo le prime indiscrezioni, tutti i pescatori avrebbero deciso di non uscire in mare per partecipare alla manifestazione che era stata annunciata lo scorso dodici marzo per ricordare il disastro nucleare e le vittime di Fukushima.
L’India con una popolazione di 1,2 miliardi di persone e un’industria in forte espansione (basti pensare che nonostante la crisi economica, nel 2011 il Pil indiano è cresciuto del 6%) è stata costretta ad affrontare gravissimi problemi legati al fabbisogno energetico nell’ultimo decennio, motivo per il quale sta decidendo di investire in fonti di energia rinnovabile da un lato, e dall’altro nella costruzione di nuove centrali nucleari. Proprio queste ultime sono oggetto di numerose proteste da parte degli abitanti delle aree selezionate per la loro costruzione, viste e considerate le conseguenze che potrebbero derivare dal malfunzionamento o dalla rottura dell’impianto, come è accaduto di recente a Fukushima.
venerdì 21 ottobre 2011
India e Cina si contendono l’uranio kazako
I Paesi in via di sviluppo, nonostante la catastrofe di Fukushima, continuano a considerare necessario il ricorso all’energia nucleare: India e Cina sono i paesi asiatici più energivori.
In occasione del recente raduno annuale dell'AIEA, l'India ha ribadito i propri progetti futuri circa l’approvvigionamento energetico: Sirkumar Banerjee, il presidente della Commissione per l'energia atomica dell'India, ha dichiarato che “il ruolo del nucleare come fonte sicura, pulita e sostenibile per soddisfare le esigenze energetiche, nonché per affrontare adeguatamente i problemi del riscaldamento globale e dei cambiamenti climatici, non può essere compromesso. Questo è tanto più vero per le economie emergenti, che mirano a fornire una migliore qualità della vita per i propri cittadini”.
L’India, dove il nucleare è la quarta fonte di energia elettrica, dispone di 20 reattori dislocati in sei centrali nucleari, per una potenza generata di 4.780 megawatt; sono in costruzione altre cinque centrali: New Delhi intende arrivare generare 64.000 megawatt entro il 2032. Tuttavia, le riserve domestiche di uranio non bastano a sostenere tale incremento di energia, così il Subcontinente è costretto ad avvalersi del supporto dalle importazioni estere. Il principale fornitore, nel corso degli anni Novanta, è stata la Russia, ma in seguito al calo dell'estrazione in quest’ultima, l'India ha stretto numerosi accordi bilaterali in materia di cooperazione sul nucleare civile e sulle tecnologie energetiche con altri Stati (Francia, Stati Uniti, Regno Unito, Canada e Corea del Sud). Nel 2009 ha avuto inizio la partnership intrapresa con il Kazakistan, rafforzata da un accordo intergovernativo sottoscritto lo scorso 16 aprile 2011: i due Paesi hanno intrapreso una salda cooperazione in tema di energia atomica per usi civili, che prevede una fornitura di combustibile (2.100 tonnellate entro il 2014), la costruzione e gestione comune di centrali nucleari, una joint venture per l'esplorazione e l'estrazione di giacimenti di uranio, lo scambio di informazioni scientifiche e di ricerca.
Anche la Cina è interessata alle riserve kazake e, al fine di assicurarsi la maggiore quantità possibile di uranio, ha stretto corposi accordi con Astana a scapito degli altri grandi acquirenti del combustibile, Russia e, per l’appunto, India. Tra il Dragone e il Sucontinente è ormai in atto una corsa a due: i Paesi più energivori del continente ambiscono entrambi all’indipendenza energetica e avvertono la necessità di assicurare sempre maggiori fonti per alimentare la loro economia.
lunedì 8 agosto 2011
Tumalapalli: la miniera di uranio più grande al mondo
Il Ministro dell’Energia di New Delhi ha annunciato che la miniera di Tumalapalli potrebbe diventare la più grande al mondo. Secondo recenti stime, infatti, il giacimento conterrebbe circa 150 mila tonnellate potenziali di uranio di cui 49 mila accertate.
Il Ministro dell’Energia di New Delhi, Srikumar Banerjee, ha annunciato che la miniera di Tumalapalli, situata nello Stato Sud-orientale dell’Andhra Pradesh, potrebbe diventare la più grande al mondo. Secondo recenti stime, infatti, il giacimento conterrebbe circa 150 mila tonnellate potenziali di uranio di cui 49 mila accertate.
Il giacimento dovrebbe entrare in produzione entro la fine dell’anno anche se, secondo le rilevazioni effettuate, fornirà uranio di minore qualità rispetto ai giacimenti australiani. L’Australia, dal canto suo, non consente l’esportazione di uranio in India in quanto non è stato sottoscritto il Trattato di non proliferazione nucleare.
Il giacimento di Tumalapalli consentirà all’India di diminuire la dipendenza indiana dalle importazioni, anche se queste saranno sempre necessarie per coprire il fabbisogno interno, ha dichiarato il Ministro.
Attualmente l’energia prodotta dai venti reattori attivi sul territorio nazionale, pari a 4.780 MW, soddisfa solamente il 3% del fabbisogno complessivo. Secondo le prospettive del governo, tale percentuale dovrebbe raggiungere il 25% nel 2050 in seguito a ulteriori investimenti nel settore: sono in fase di progettazione altri sette reattori che permetterebbero di raggiungere una produzione di oltre 65 mila MW entro il 2032.
mercoledì 30 marzo 2011
L’India e il nucleare
In seguito alla recente catastrofe giapponese, l’India riconsidera la sicurezza dei suoi impianti nucleari.
In India sono attivi 20 reattori nucleari in sei centrali e cinque centrali sono in corso di realizzazione per l’approvvigionamento di energia elettrica: proprio per questo motivo il primo ministro indiano Manmohan Singh in un messaggio al Parlamento di Nuova Delhi, ha trattato il problema relativo al sistema di controllo della sicurezza delle centrali atomiche presenti nel Paese alla luce della tragedia che ha colpito il Giappone. L’India infatti presenta alcune analogie in termini di rischio con il Giappone: il sovrappopolamento della potenza asiatica, che conta 1.200.000.000 abitanti, comporta una densità abitativa elevatissima, ovvero 400 persone per chilometro quadrato: questo comporta il fatto di non avere alcuna difesa contro gli tsunami, visto che proprio lungo le zone costiere sono collocate le maggiori centrali nucleari e si registra il più alto numero di infrastrutture ed insediamenti abitativi e industriali. Inoltre una parte consistente del territorio indiano comprende zone altamente sismiche a causa della collisione di due placche tettoniche. Nonostante le preoccupazioni, i responsabili della Nuclear Power Corporation of India (NPCIL) hanno puntualizzato che le centrali atomiche in India dispongono dei più elevati sistemi di protezione valutati sulla base di standard internazionali e hanno già dimostrato di poter reggere a grandi catastrofi naturali: l’ex presidente della Commissione per l’Energia Atomica, Srinivasan, ha sottolineato che “gestiamo reattori nucleari da più di quarant’anni e sono sicuri”, puntualizzando che le centrali sono state costruite in aree in cui non ci sono rischi di forti terremoti.
mercoledì 9 febbraio 2011
Accordo tra Giappone e India sul nucleare
India e Giappone hanno stretto un accordo per l’implementazione dell’energia nucleare.
Le ragioni di questa collaborazione risiedono in primis nei vantaggi economici offerti dal mercato (il cui valore è stimato in 150 miliardi di dollari) e in secondo luogo dalla volontà delle due potenze di fronteggiare la leadership cinese in Asia: il Dragone possiede già 12 reattori e altri 28 entreranno in funzione prossimamente. Secondo la World Nuclear Association in Asia i reattori attivi sono 112, quelli in costruzione 37 e infine quelli previsti dagli accordi 84. Sicuramente questi dati creano un’idea di quanto il patto stretto da Giappone e India sia volto a sfruttare le opportunità offerte da questo settore, ma non senza problemi. Il contratto da oltre 15 miliardi di euro stretto tra l’azienda nucleare Areva e il governo indiano relativo all’installazione di due reattori nello Stato di Maharashtra, sta creando non poche polemiche. Si tratta infatti di un’area altamente sismica e nonostante le rassicurazioni da parte dell’azienda, gli abitanti nutrono delle perplessità. Inoltre la realizzazione di questi due impianti nucleari rischia di aver non poche ripercussioni sugli abitanti dal punto di vista economico e sociale: oltre 10.000 contadini e pescatori vedono minacciato il loro lavoro e la loro sopravvivenza a causa della costruzione della centrale.
Iscriviti a:
Post (Atom)