Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'India.
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lunedì 13 giugno 2011

L’Indian Institute of Science (IIs): uno sguardo al futuro

340 professori, 130 assistenti di laboratorio, 3.500 matricole all’anno: questi sono solo alcuni numeri del prestigioso Indian Institute of Science.

La Silicon Valley indiana si trova nello stato del Karnataka e più precisamente a Bangalore, una città con più di otto milioni di abitanti e una forte tradizione legata all’Hi-tech. A Bangalore infatti nel 1903 circolò la prima automobile dell’India e nel 1905 venne accesa la prima lampadina. Si tratta di una città che per la sua posizione geografica, a 1000 metri di altezza sull’altopiano di Mysore e senza sbocchi sul mare, ha sempre puntato sulla scienza e la tecnologia. Secondo l’Indo-Italian Chamber of Commerce and Industry , “A metà degli anni ’90 la città ha iniziato con lo sviluppo di grandi call center che fornivano servizi di outsourcing a mezzo mondo, adesso si stanno trasformando in centri di ricerca e sviluppo”. In questo contesto è stato creato l’Indian Institute of Science, un rinomato centro di eccellenza in chimica, fisica, meccanica, nanotecnologie, ingegneria aerospaziale e informatica. Secondo il Professore Anurag Kumar, direttore dell’IIs, “Gli studenti che non superano la nostra selezione, riprovano a Berkeley e Stanford. Ogni anno accogliamo 3.500 matricole, ma le domande sono almeno dieci volte tanto. Provengono da tutti gli stati indiani e da qualche anno anche dall’estero”. L’eccellenza dell’Indian Institute of Science dimostra l’attenzione prestata dall’India alla risorsa più importante del Paese: i giovani, che rappresentano il 54% della popolazione .

mercoledì 27 aprile 2011

Si chiude l’era iniziata con Giuseppe Ravizza

La battaglia tra la macchina da scrivere e il computer è arrivata al capolinea questa settimana: la Godrej and Boyce di Mumbai, l’ultima fabbrica al mondo che produceva macchine da scrivere, ha chiuso i battenti.

L’epoca della scrittura a macchina iniziata con l’invenzione della macchina da scrivere da parte dell’italiano Giuseppe Ravizza nel 1846, cede il passo all’era tecnologica introdotta dai computer negli anni ’90. A partire dalla loro introduzione sul mercato e dalla loro veloce espansione, i computer hanno cominciato a sostituire la macchina da scrivere, considerata oggigiorno più come un pezzo di antiquariato e da collezionisti, che per la sua funzione. Da quando i computer sono stati introdotti sul mercato, le vendite di macchine da scrivere hanno subito un brusco calo, alimentato dall’abbassamento del prezzo dei computer legato al boom economico. Se in Occidente le macchine da scrivere sono state lentamente abbandonate a partire dagli anni Novanta, in India il loro commercio ha retto fino a pochi anni fa, soprattutto negli uffici pubblici, presso le forze di sicurezza e nei tribunali. Il manager della Godrej and Boyce, Milind Dukle, ha infatti sottolineato che se fino a una ventina d’anni fa si riuscivano a vendere circa 50.000 pezzi l’anno sul mercato indiano, a partire dal 2000 questa cifra è scesa a 10-12.000 unità fino a raggiungere il minimo storico l’anno scorso, quando ne sono state vendute meno di 800. Mentre gli altri produttori si sono ritirati dal mercato molti anni fa, la Godrej and Boyce ha continuato a lavorare, ma il contesto attuale dominato dai computer ha spinto l’azienda a rivalutare la propria produzione: se i primi esemplari introdotti in India negli anni Cinquanta furono accolti dal primo ministro di allora Jawaharlal Neru come il “simbolo dell’indipendenza industriale dell’India”, il loro ruolo negli anni è profondamente mutato.

lunedì 21 marzo 2011

Cindia e Brasile: il mobile commerce

Il mobile commerce, dopo una partenza lenta, diventa un successo in Cina, India e inizia ad espandersi anche in Brasile.

I Paesi BIC accolgono a braccia aperte il mobile commerce, ovvero l’utilizzo del telefonino in quanto abilitatore nella scelta dei prodotti e nel pagamento all’interno nei negozi: recenti ricerche evidenziano infatti che cinesi, brasiliani e indiani ricorrono sempre più al cellulare per effettuare pagamenti e controllare i movimenti sul proprio conto corrente. Questi studi si concentrano inoltre sul fatto che mentre in questi Paesi circa la metà della popolazione si affida al telefonino, in Europa e negli Stati Uniti solo un consumatore su sette utilizza il suo smartphone per pagare. Le ragioni alla base di questo successo nei Paesi in via di sviluppo risiedono in primo luogo nel fatto che il cellulare rappresenta uno strumento facile da usare e conveniente rispetto alle carte di credito; in secondo luogo molti consumatori dei mercati emergenti non hanno un conto corrente o servizi di bancomat e soprattutto nelle aree rurali, mancano i registratori di cassa. Accanto ai vantaggi che il mobile commerce offre ai consumatori è però necessario sottolineare che questa nuova modalità pratica e veloce di pagamento pone dei problemi relativi alla privacy e nell’ultimo periodo sono stati registrati degli aumenti nei casi di furti di identità e frodi.

martedì 8 marzo 2011

Lo sviluppo della rete informatica

Il Ministro delle Finanza Pranab Mukherjee ha annunciato di voler estendere la connessione a banda larga alle zone rurali in modo da aumentare le opportunità per il settore informatico indiano.

Durante la presentazione del bilancio in Parlamento, il Ministro della Finanza indiano ha confermato l’intenzione di fornire, nell’arco di tre anni,la connessione a banda larga a tutti i 250.000 Panchayat presenti in India. Il progetto si pone come obiettivo la promozione della banda larga che al momento è diffusa solo per l’1% se confrontata alla diffusione della telefonia mobile: l’India possiede all’incirca 11 milioni di connessioni internet contro i 750 milioni di connessioni attraverso la rete mobile. Questi dati dimostrano che il Governo non è riuscito a raggiungere la soglia di 20 milioni di connessioni prevista per la fine del 2010. Il miglioramento della diffusione della rete internet rappresenta un punto molto importante nella do-list del Governo, visto che numerosi studi hanno dimostrato che ad ogni aumento pari al 10% della diffusione di internet corrisponde una crescita del Pil dell’1.38%. Si tratta di un settore chiave dell’economia indiana, considerando il fatto che la richiesta sempre maggiore di prodotti legati all’elettronica sta aumentando a causa della crescita dell’economia indiana, delle aspirazioni delle generazioni più giovani e del consolidamento di una classe media disposta ad acquistare questa tipologia di prodotti. Per questo motivo il Governo sta promuovendo numerose iniziative al fine di incentivare gli investimenti in questo campo e permettere all’India di ritagliarsi un ruolo di primo piano a livello mondiale sia nella progettazione/ sviluppo di prodotti legati all’informatica sia nella produzione degli stessi.

mercoledì 13 ottobre 2010

India, crescono le opportunità occupazionali e di business

In India si è registrato un incremento delle chance occupazionali, in particolare nel settore dell’It che è cresciuto del 40% rispetto al 2009. Nicola Rossi, country manager di Monster per l’Italia afferma: “Sempre più aziende cercano personale italiano da inserire nei paesi del Far East: manager esperti per gestire e sviluppare nuovi business, ma anche ingegneri”.
La tendenza di cercare nuove strade professionali oltre confine sembra essere comune a diverse figure, dallo studente che cerca uno stage o un dottorato all’estero, al lavoratore che vuole cambiare settore d’attività, al manager esperto che progetta programmi di collaborazione con aziende straniere.
Secondo i dati ricavati dal portale Monster, che si occupa del monitoraggio del recruiting on line, il maggior numero di chance dal punto di vista professionale proviene dall’India che, per questo motivo, è descritto come il paese più “frizzante” tra i paesi emergenti. Negli ultimi sei mesi si è registrato un incremento del 14% degli annunci pubblicati sul web: si tratta prevalentemente di opportunità nel settore dell’edilizia e dell’information technology, cresciuta del 40% rispetto al 2009.
Nicola Rossi, country manager di Monster per l’Italia, spiega: “Sempre più aziende cercano personale italiano da inserire nei paesi del Far East: manager esperti per gestire o sviluppare nuovi business, ma anche ingegneri, molto richiesti pure dalle aziende petrolifere attive nel Medio Oriente”.
Oltre all’India, anche la Cina, Hong Kong e Singapore sono paesi che offrono alte opportunità occupazionali e di business, sebbene la conoscenza delle lingue orientali sia considerata ancora un aspetto rilevante e più importante delle competenze tecniche.