Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'India.
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giovedì 19 maggio 2011

Il dollaro è in declino?

In un rapporto pubblicato di recente, la Banca Mondiale ha avanzato l’ipotesi che entro il 2025 la predominanza del dollaro negli scambi commerciali a livello internazionale finirà.

L’economia mondiale sta vivendo un periodo di grandi cambiamenti, determinati in primo luogo dalla crescente importanza dei paesi in via di sviluppo nell’economia globale. Stando a quanto riportato all’interno del rapporto pubblicato dalla World Bank, Global Development Horizons 2011, entro il 2025 le sei maggiori economie emergenti (Brasile, Russia, India, Cina, Indonesia e Corea del Sud) contribuiranno in larga misura alla crescita globale visto che le società situate nei Paesi emergenti stanno giocando un ruolo sempre più prominente negli affari globali e negli investimenti all’estero. Allo stesso tempo anche il sistema monetario internazionale subirà le conseguenze dell’emergere di queste economie, ed è probabile che questa situazione porterà alla fine della predominanza di una singola valuta nelle transazioni commerciali. Anche se al momento nessuna economia emergente ha una valuta impiegata nel sistema internazionale, il ruolo centrale del dollaro dovrebbe diminuire prima del 2025, per essere sostituito da un sistema monetario definito “multi-valute”, nel quale dollaro, euro e lo renminbi cinese potranno essere utilizzati come valute internazionali. Considerando infatti il contributo delle economie emergenti all’economia globale e il ruolo sempre più centrale negli scambi commerciali e finanziari, è probabile che le loro valute parteciperanno sempre più attivamente allo scenario finanziario internazionale.

venerdì 29 aprile 2011

Le possibili conseguenze di un rallentamento della Cina

Secondo l’agenzia Fitch, un calo dell’economia cinese potrebbe avere importanti ripercussioni sull’economia indiana.

Il rallentamento dell’economia cinese potrebbe comportare importanti conseguenze sull’economia indiana secondo l’agenzia Fitch: in conseguenza dell’arresto della potenza asiatica potrebbe verificarsi infatti un’invasione di beni a basso prezzo sul mercato globale. Il calo della produzione del Dragone potrebbe derivare da un eccesso di capacità produttiva, di molto superiore alla domanda espressa dal mercato, e quindi provocare un cambiamento notevole nelle dinamiche della domanda e dell’offerta. Questa situazione genererebbe una forte pressione sugli esportatori e sulle aziende, messe a confronto con beni offerti ad un prezzo irrisorio. Se nel periodo settembre 2010-aprile 2011 le esportazioni indiane verso la Cina sono state pari a 5,5 miliardi, le importazioni dalla Cina al Paese dei Maharaja sono state pari a 19,2 miliardi. Resta comunque difficile da valutare l’impatto che potrebbe avere a livello globale il tracollo dell’economia cinese, con una conseguente perdita di capitali, investimenti e una forte fluttuazione della valuta. L’impatto sull’economia indiana sarebbe comunque limitato, visto che solo una piccola parte delle spedizioni effettuate oltre i confini nazionali sono dirette in Cina. Inoltre diverse regolamentazioni limitano lo stanziamento ingente di capitali, garantendo una certa stabilità anche nel caso di un tracollo economico.

mercoledì 26 gennaio 2011

Economie asiatiche: una tappa importante

Le economie asiatiche sono paesi difficili per dimensione, lingua e cultura. Per questo è necessario radicarsi stabilmente: “non paga la strategia del mordi e fuggi”.

L'intervista a Andrea Bonardi, presidente dell'Italian Chamber of Commerce in Singapore e rappresentante delle Camere di Commercio Italiane dell'Area Asia-Sudafrica, ha consentito di tracciare le caratteristiche rilevanti e le linee strategiche da attuare nelle economie asiatiche, considerate una sorta di apripista nell'uscita dalla recessione.
Il ritmo di crescita sostenuto, registrato in tutti in paesi dell'area asiatica (Cina, India, Giappone, Thailandia, Emirati Arabi Uniti), sembra essere il risultato di più fattori. Da un lato, la riduzione della domanda estera provocata dalla crisi, ha portato i governi a focalizzarsi sullo sviluppo del mercato interno; dall'altro, la ripresa ha portato le economie asiatiche, in particolare quelle tradizionalmente export-led e legate al manifatturiero, ad investire maggiormente in ricerca e innovazione.
Pertanto, Andrea Bonardi afferma che i paesi asiatici rappresentano una tappa importante per le imprese italiane, le quali non soltanto dovrebbero innovare i meccanismi per lo sviluppo delle esportazioni, ma dovrebbero fare un "salto di qualità" rafforzando gli investimenti diretti. Aggiunge, inoltre: "In questo senso, Emirati Arabi Uniti, Singapore e Hong Kong rappresentano degli hubs strategici per sviluppare la presenza imprenditoriale nell'Area, sia perchè i costi di investimento in questi Paesi sono molto limitati sia perchè costituiscono degli avamposti che facilitano l'ingresso in realtà come Cina, India, Corea, Vietnam Indonesia. In questo modo, le PMI italiane sono meno esposte al rischio di bruciarsi investendo direttamente nei mercati più grandi e possono poi approciarli da questi hubs, dopo una fase di studio di fattibilità, in maniera più consapevole e strutturata".
Trattandosi di paesi difficili per dimensione, lingua e cultura, è indispensabile un'adeguata informazione e, secondo Bonardi, sono mercati in cui è necessario radicarsi stabilmente: "non paga la strategia del mordi e fuggi".
Nella strategia di penetrazione un supporto importante alle aziende italiane è dato dall'immagine del Made in Italy, "capace di coniugare tradizione artigiana e innovazione e di venire incontro alle esigenze di diverse tipologie di consumatori". Ad esempio, il mercato indiano mostra molto interesse sia per il Made in Italy tradizionale, in settori come moda, agroalimentare, design, nautica, sia nell'industria edile, per la quale il Governo locale si sta impegnando in ingenti piani di sviluppo.

mercoledì 16 giugno 2010

Approvato il piano per la privatizzazione dei gioielli minerari statali

Un significativo segmento dell’economia indiana è costituito dall’industria mineraria.
Molto importanti sono i giacimenti di carbone (concentrati nella regione orientale dell’India) e i minerali come il manganese, l’oro, le piriti, la lignite, il rame, l’uranio e i fosfati naturali. Recentemente il governo ha approvato il piano per la cessione di quote statali in circa una sessantina di società minerarie, tra cui Coal India e Hindustan Copper (nelle quali sono state vendute il 10% delle quote detenute).
Il premier indiano Manmohan Singh ha dichiarato di voler incassare, entro il 31 marzo prossimo, 400 miliardi di rupie (7,05 miliardi di euro) cedendo parti delle proprietà statali.

mercoledì 9 giugno 2010

India, cresce la domanda di generazione di energia

Poiché l’India è un Paese con molti abitanti (circa 1 miliardo e 147 milioni) ed è soggetta ad un consumo energetico non indifferente, la domanda di generazione di energia è in forte crescita e si prevede raddoppierà entro il 2030.
Quarto produttore mondiale di energia eolica, il Paese indiano necessita, tuttavia, di un’adeguata capacità di generazione e distribuzione di energia per soddisfare le sue esigenze attuali e richiede sul mercato sistemi e prodotti a efficienza energetica. Vantaggi e risparmi di tali metodi innovativi vengono promossi dall’Ente indiano per l’Efficienza Energetica (BEE) che, in collaborazione con la Fondazione Urjavaran, il Ministero per l’energia elettrica e il governo indiano, organizza EMPOWER INDIA, un’esposizione per presentare i sistemi e i prodotti in tale settore, le energie rinnovabili e i materiali per l’eco-costruzione. La manifestazione, che si terrà in data 25 – 27 giugno a Chennai, rappresenta un’opportunità per confrontarsi con il mercato, le industrie, i consumatori, le agenzie governative, progettisti e consulenti.