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venerdì 23 dicembre 2011

Il problema della contraffazione

Storica vittoria della Scotch Whisky Association in India.

Come noto i Paesi emergenti sono ancora fortemente caratterizzati da tassi molto elevati di contraffazione, e tra questi l’India si posiziona ai primi posti. Proprio per questo motivo la storica vittoria da parte della Scotch Whisky Association nella battaglia contro i prodotti falsi proprio in questo Paese asiatico ha assunto particolare rilevanza.
L’Associazione ha infatti ottenuto da un tribunale di Goa un’ingiunzione che vieta la produzione di bottiglie di quello che viene definito “scotch”, ma che in realtà si avvicina più al rum e non è distillato da orzo e malto. Allo stesso modo è stato vietato l’utilizzo di un brand che richiami la parola “Glen”, solitamente associata alle valli scozzesi: il Glenmon è infatti un prodotto realizzato proprio a Goa.
Nonostante l’impegno da parte del tribunale però, la società più rilevante, la Vijay Mallya non è stata ancora sanzionata e produce ancora “whisky”.
Un passo molto importante se si considera che il mercato al momento vale 22 miliardi di dollari, ma presenta tutte le caratteristiche per continuare a crescere nei prossimi anni, anche se le imprese internazionali risultano ancora fortemente penalizzate dalle barriere doganali che per questi prodotti si aggirano intorno al 150%.

lunedì 29 novembre 2010

L’indiana Amrut, dal mercato internazionale a quello domestico

“Il merito del passaggio, in un certo senso, è stato della globalizzazione: quando le imprese indiane dell’It hanno iniziato a mandare i propri dipendenti in giro per il mondo, alcuni di loro hanno iniziato ad apprezzare i whisky di qualità e a guadagnare abbastanza per poterseli permettere. Oggi i nostri clienti indiani sono loro”.La Amrut, alla periferia di Bangladore, è tra le distillerie più importanti dell’India. Non è ancora una meta turistica come lo sono quelle scozzesi ma, secondo gli esperti di whisky, il prodotto è di alta qualità. Infatti, nel corso del 2010, il Fusion, una delle bottiglie prodotte dalla Amrut, si è classificato al 3° posto tra i whisky giudicati migliori a livello mondiale. Il managing director della Amrut, Neelakanta Rao Jagdale, spiega: “Il nostro Fusion è il frutto di una combinazione di orzi torbati provenienti dalla Scozia e orzi indiani. È una bottiglia in cui non sarebbe stato possibile usare soltanto prodotti locali perché qui in India la torba non esiste. Quindi siamo dovuti ricorrere a qualche piccola contaminazione”.
Per quanto riguarda il lancio del prodotto, la Amrut si è rivolta inizialmente al mercato internazionale e, soltanto in un secondo tempo, al mercato locale. “Il merito del passaggio, in un certo senso, è stato della globalizzazione: quando le imprese indiane dell’It hanno iniziato a mandare i propri dipendenti in giro per il mondo, alcuni di loro hanno iniziato ad apprezzare i whisky di qualità e a guadagnare abbastanza per poterseli permettere. Oggi i nostri clienti indiani sono loro”.
I prodotti di questa distilleria sono già conosciuti in molti paesi, come Stati Uniti, Regno Unito, Spagna, Giappone mentre sono ancora in attesa di un distributore italiano.