Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'India.
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mercoledì 2 marzo 2011

Il settore automobilistico segna un + 15,5% a febbraio

Le vendite di auto in India registrano un aumento del 15,5% a febbraio, pari a 111.645 unità. Secondo le previsioni, nel 2015 il settore delle auto indiano sorpasserà quello del Vecchio Continente.

Il mercato dell’automobile indiano rappresenta il secondo mercato con la maggiore crescita al mondo accanto alla Cina: l’anno scorso è stato registrata una crescita del 30%. La casa indiana Maruti Suzuki, che presiede il 45% del mercato indiano, ha rivelato un aumento record nelle vendite di auto durante il mese di febbraio; il trend di questo settore è dimostrato anche dall’aumento del 101% registrato dalla Tata Nano e da Ford che ha triplicato le vendite fino a raggiungere le 9.292 unità. Entro il 2020 l’India raggiungerà un mercato interno di 6 milioni di vetture e, secondo le stime, entro il 2025 l’area UIC composta da Stati Uniti, India e Cina contribuirà all’80% della produzione mondiale di veicoli. Al momento l’India attira investimenti nel settore automobilistico per un valore pari a 2 miliardi di dollari l’anno, con la realizzazione di 1-2 fabbriche nell’arco di dodici mesi. Il ministro della Finanza, Pranab Mukherjee, ha deciso di dare una svolta “green” a questo settore prevedendo incentivi per coloro che decideranno di convertire la propria auto da benzina/gasolio a combustibili alternativi. Questa scelta permetterà di fornire un trasporto pulito e sostenibile anche agli strati più bassi della popolazione: nel Paese infatti il settore dei trasporti contribuisce per il 15/20% alle emissioni di pericolosi gas serra e questo dato potrebbe aumentare vertiginosamente entro il 2025 secondo il Ministro dell’ambiente Jaraim Ramesh.

martedì 15 febbraio 2011

La sete di energia dei BRIC

I Paesi BRIC domineranno l’aumento della richiesta di energia a livello mondiale: secondo lo studio Bp Energy Outlook 2030, la domanda energetica subirà una crescita del 40% nei prossimi vent’anni.

Secondo lo studio Bp la crescente domanda di energia sarà concentrata per il 93% nei Paesi che non appartengono all’OCSE con una crescita media annuale pari al 2,6%, contro lo 0,3% previsto per i Paesi OCSE. In particolare le fonti rinnovabili (solare, eolico, geotermico e biocarburanti) vedranno aumentare il loro contributo dal 5% al 18%. India e Cina in dieci anni hanno raddoppiato i loro consumi petroliferi: il Dragone ha superato il Giappone e si colloca al secondo posto, lasciando, per il momento, la leadership agli Stati Unti. Basti pensare che nel 2009 i Paesi emergenti hanno assorbito il 19,65% dei consumi globali. L’allarme relativo al petrolio si può estendere anche al metano visto che dal 2000 il consumo cinese è quadruplicato, quello brasiliano triplicato ed infine quello indiano è raddoppiato. Queste previsioni comportano un’attenta analisi delle ripercussioni che potranno avere: in primis ci saranno dei cambiamenti a livello climatico a causa dell’inquinamento se non verranno attuati dei progetti legati allo sviluppo sostenibile; in secondo luogo il tasso di estrazione del petrolio raggiungerà presto il c.d. “picco del petrolio” ovvero più della metà delle riserve di petrolio saranno impoverite e questo determinerà un aumento dei prezzi del petrolio. In questo contesto assume quindi grande importanza la partecipazione alle prossime fiere /conferenze previste in India legate allo sviluppo di energie rinnovabili.

martedì 6 luglio 2010

Contenimento del deficit: le nuove politiche riguardano il prezzo dei combustibili

Si è verificata ieri in molte regioni dell’India una delle più significative manifestazioni di protesta verso le politiche di contenimento del deficit decise dal governo del primo ministro Manmohan Singh, in particolare verso la decisione di liberalizzare il prezzo della benzina. Gli stati più colpiti sono stati il West Bengal, il Kerala, il Bihar e il Karnataka, mentre la capitale New Delhi ha risentito soltanto di lievi disagi.
Lo sciopero è stato indetto in conseguenza alla decisione del governo di smantellare un oneroso sistema di sussidi ai combustibili con l’obiettivo di far tornare al 5,5% il deficit di bilancio che nell’ultimo anno fiscale è arrivato al 6,7% del Pil.
Quello del prezzo dei combustibili è un tema molto sentito tra la popolazione indiana, della quale il 40% è costituito ancora da persone non abbienti. Le nuove politiche riguardano il prezzo della benzina, che sarà deciso direttamente dalle compagnie; il prezzo del gasolio, che è aumentato ma verrà liberalizzato in un secondo momento; infine, i prezzi di Gpl e kerosene, il gas domestico dei poveri, che hanno registrato anch’essi un aumento.