Segnali di crisi per il Paese che fino all’anno scorso era considerato la nuova Cina.
L’allarme è stato lanciato nei giorni scorsi da Reuters. Secondo l’Agenzia di stampa, l’India potrebbe essere il primo tra i paesi BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a perdere l’investement-grade, che è come dire che le agenzie di rating non considerano più sensato investire in quel paese. Analoghe preoccupazioni sono state manifestate anche dal premier indiano Manmohan Singh che proprio pochi giorni fa, al culmine delle celebrazioni per il 66esimo anniversario dell’indipendenza, ha dichiarato che bisogna fare di tutto per rafforzare l’economia e superare l’attuale momento di crisi.
Molteplici i problemi che i in questo momento affliggono il Paese. Una crescita interna debole, che a differenza dei colleghi BRICS, non raggiunge le due cifre e che nel 2012 ha ulteriormente ridimensionato le proprie aspettative attestandosi intorno a un tasso previsto del 5%. Altra anomalia rispetto alle altre economie emergenti, è poi il deficit della bilancia commerciale, 10 miliardi di dollari, dovuto in parte alla scelta politica di favorire il mercato interno rispetto alle esportazioni, in parte al costo delle importazioni energetiche. Completa infine il quadro economico la debolezza della valuta locale, aggravata dai tentativi del governo di stimolare la crescita stampando più rupie. Proprio alle politiche nazionali, secondo un duro editoriale del Financial Times, va imputata la maggior responsabilità dell’incertezza economica indiana. Una classe politica divisa, corrotta in maniera pervasiva, che si appoggia su una burocrazia lenta e inefficiente. In India c’è la necessità di grosse riforme che cambino la struttura profonda del paese, ma è improbabile, conclude l’editoriale, che l’attuale classe dirigente sia capace di compierle.
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lunedì 20 agosto 2012
lunedì 23 aprile 2012
Future Group
Future Group annuncia l’intenzione di ristrutturare le attività.
Il più grande dettagliante indiano, il Future Group della famiglia Biyani, ha annunciato che è in corso la negoziazione di 18 attività proprie e la raccolta di fondi, che include anche la ricerca di una partecipazione strategica nella sua importante catena di negozi Big Bazar, al fine di fronteggiare un indebitamento di circa 1,2 miliardi di Euro.
L’eccessiva espansione delle attività, il conseguente indebitamento e il calo registrato nelle spese dei consumatori con un aumento dei costi hanno provocato una caduta dei profitti, a cui il Gruppo cercherà di far fronte mediante una focalizzazione nel business della moda e dell’alimentare e una riduzione delle attività legate ai settori dell’arredamento e dell’elettronica. Il Gruppo prevede di raccogliere circa 400 milioni di Euro grazie alla vendita di una partecipazione di minoranza in Future Value Retail, l’azienda proprietaria degli ipermercati Big Bazar e dei supermercati Food Bazar, ad un investitore strategico. Stando a quanto dichiarato dal Presidente del Gruppo Kishore Biyani, entro il mese di marzo del 2013 la società riuscirà a ripianare tutti i debiti.
Una situazione difficile per il Gruppo nato nel 1997 con un solo negozio a Calcutta e diventato il maggiore dettagliante indiano con 1.200 negozi in tutto il Subcontinente su una superficie complessiva di 16,5 milioni di piedi quadrati.
lunedì 30 gennaio 2012
Cindia: possibile battuta d’arresto?
Di fronte alla profonda crisi che sta subendo l’Europa e più in generale il mondo occidentale, gli studiosi si chiedono se i giganti asiatici potranno continuare a crescere.
Cina e India si preparano a crescere nei prossimi anni rispettivamente dell’8% e del 7%, ma la crisi economica e finanziaria che ha colpito i Paesi occidentali potrebbe avere delle ripercussioni importanti anche sulle economie asiatiche secondo gli studiosi.
Stando a quanto dichiarato dal Presidente di Boston Consulting Group, Sinha Janmejaya, nei prossimi nove anni verranno fondate 3.500 nuove imprese miliardarie e “saranno tutte asiatiche”; Rahul Bajai, pilastro dell’industria familiare indiana ha commentato a tal proposito “ […] se la crisi europea si aggrava è impossibile non essere contagiati. Niente è impossibile nei prossimi tre anni: potremmo crescere solo del 6%. […]Per noi un punto è il disastro: il Paese non può finanziare il suo piano d'inclusione sociale e il Governo non fa le riforme”.
Adi Godrej, Presidente di un conglomerato familiare gigantesco che si occupa principalmente dei beni di consumo, interrogato sulla possibilità di subire una battuta d’arresto a causa della diminuzione della domanda europea, come si prevede avverrà in Cina, ha dichiarato: "Noi non abbiamo gli stessi timori, il nostro sistema è fondato sui consumi interni, l'80% della nostra economia. Sì, abbiamo dei problemi ma vedo già segni di ripresa dappertutto. […]Noi indiani ci definiamo 10 più 10: cresciamo di 10 volte ogni 10 anni. Non dobbiamo farci condizionare dai cicli economici che quando sono negativi, per noi sono sempre molto brevi". Una visione positiva, che però secondo gli studiosi non tiene conto del fatto che l’India presenta un deficit pesante (il 5% del PIL), non potrebbe contare sul mercato interno per mantenere elevato il tasso di crescita visto che lo sta già sfruttando, è caratterizzata da un sistema politico caotico e paralizzato e dalla presenza di 750 milioni di elettori.
martedì 13 dicembre 2011
La rupia si indebolisce
L’economia indiana vive un momento difficile: la rupia perde valore e la crescita rallenta. Il Paese ha bisogno di investimenti ma il governo locale non riesce a varare le riforme necessarie.
Anche l’india, così come altri Paesi asiatici, sta vivendo un momento economicamente difficile: negli ultimi 4 mesi la rupia ha perso il 16% del suo valore, rischiando di provocare una forte crisi finanziaria interna. Di conseguenza, le aziende ora cercano soprattutto i dollari e gli istituti di credito europei stanno riducendo le linee di credito. Il problema deriva dal fatto che l’India soffre di deficit fiscale e di partite correnti, motivo per cui il governo necessita continuamente di valute straniere attraverso investimenti. A tale scopo era stato ipotizzato un pacchetto di riforme per attirare capitali nel Subcontinente, ma le proteste popolari l’hanno contrastato chiaramente.
A tutto ciò si vanno ad aggiungere altre difficoltà derivanti anche dalla crisi europea, situazione che rischia di provocare una crisi della bilancia dei pagamenti tra le più gravi dal 1991. La crescita del Paese è scesa sotto il 7% e la politica governativa non è in grado di risolvere le criticità a causa delle lotte interne che paralizzano ogni prospettiva futura. A riflettere la crisi monetaria, inoltre, in ottobre la produzione industriale indiana ha registrato per la prima volta in due anni un dato negativo, attestandosi al – 5,1% contro l’11,3% annuo dello stesso periodo del 2010.
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venerdì 5 marzo 2010
L'India ha risposto alla crisi in modo positivo
Durante il suo discorso per la presentazione del piano finanziario 2010/2011, il Ministro delle Finanze indiano Pranab Mukherjee ha ripercorso la situazione del paese durante lo scorso anno, quando si è trovato ad affrontare la crisi che ha colpito le economie mondiali e ha rallentato la sua fino ad allora esponenziale crescita. Oltre all'incertezza data dal crollo economico, nel corso del 2009 altri problemi hanno afflitto il paese, ad esempio l'alta inflazione sui prodotti alimentari a causa della distruzione dei raccolti agricoli in seguito a devastanti monsoni.
Il Ministro ha affermato che il paese è stato in grado di gestire in modo adeguato le difficoltà incontrate, sottolineando che l'economia è oggi in ripresa. Tuttavia, la condizione di economia emergente in un mondo globalizzato impone all'India di attuare delle misure per fare in modo che la crescita non sia solo durevole, ma anche finalizzata a uno sviluppo consolidato ed esteso.
Il Ministro ha affermato che il paese è stato in grado di gestire in modo adeguato le difficoltà incontrate, sottolineando che l'economia è oggi in ripresa. Tuttavia, la condizione di economia emergente in un mondo globalizzato impone all'India di attuare delle misure per fare in modo che la crescita non sia solo durevole, ma anche finalizzata a uno sviluppo consolidato ed esteso.
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