La società di telecomunicazioni ha pubblicato il secondo Sustainability Report. Parole d’ordine: sostenibilità e green tech.
Dopo il conferimento, nello scorso dicembre, del premio ‘Green Telecom Company of the Year 2012’, Vodafone India conferma la propria sensibilità ambientale con la pubblicazione di Footprints II, il secondo report sulla sostenibilità del proprio modello di business. Le linee guida tracciate dal secondo operatore telefonico del Paese puntano a rendere più sostenibile l’industria delle telecomunicazioni e ad innalzare i green standard sia a livello tecnologico, sia nelle strutture adibite ad uffici e dislocate nelle grandi città indiane. I cambiamenti suggeriti dal rapporto riguardano management practice più dirette, l’immediato taglio ai consumi energetici in ufficio del 5%, l’utilizzo di piattaforme di videoconference per evitare spostamenti inutili di persone e di macchine (evitando di inquinare e di alimentare il traffico cittadino), la diffusione del cloud computing nelle proprie strutture e la sostituzione del parco autoveicoli dell’azienda con i nuovi mezzi elettrici. Aderendo allo slogan “ what is good for the society is also good for the business” , Marten Pieters, Managing Director & Ceo di Vodafone India ha dichiarato che l’azienda ha tutte le intenzioni di “integrare il proprio piano di crescita con quello del Paese, contribuendo ad un nuovo modello di sviluppo più rispettoso dell’ambiente e delle persone”. Vodafone non è la sola ad avere intrapreso la strada della green economy e il suo piano di sviluppo si inserisce nel più ampio piano di investimenti infrastrutturali varati dal governo di Nuova Dehli propedeutico alla nascita di oltre 20 Smart City distribuite in tuttto il subcontinente.
giovedì 17 gennaio 2013
martedì 15 gennaio 2013
Uva: le esportazioni in Europa aumentano ma con nuove regole
Il 2012 ha segnato una crescita del commercio di uva da
tavola indiana verso l’Europa. I requisiti da gennaio 2013 si fanno però più
stringenti.
Il
2012 si chiude bene per il commercio estero dell’uva da tavola indiana. Secondo
i dati forniti dall’Autorità Indiana per lo Sviluppo dell’Esportazione dei
Prodotti Agricoli ed Alimentari, l’esportazione è aumentata nei primi 6 mesi
del 2012 del 63,7% rispetto allo stesso periodo della stagione precedente e il
trend non ha rivelato cedimenti per il resto dell’anno. Destinazione principale
si è confermata l’Unione Europea, con in testa i Paesi Bassi, Regno Unito e
Svezia.
Da
gennaio 2013 i controlli sulle uve indiane si faranno più rigorosi e, a tal proposito,
sono state recentemente annunciate nuove regole per l’esportazione verso
l’Unione Europea. Come dichiarato dal Ministero del Commercio Indiano in una
recente nota, per l’export verrà da ora in poi richiesta la registrazione da
parte dell'Agricultural and Processed Food Products Export Development
Authority (APEDA), a garanzia degli standard sanitari e qualitativi. Negli
scorsi mesi infatti, diverse partite di uva, sono state respinte dalle autorità
europee a causa della presenza di residui chimici utilizzati per mantenere il
prodotto fresco. Il conservante contestato è il Clormequat, un fitoregolatore
il cui uso è attualmente limitato nell’EU solo ad alcuni cereali e piante
ornamentali e vietato da anni su uva e frutta da tavola.
Il fisco indaga su Nokia
Accertamenti in corso per 500 milioni di dollari.
Le autorità finanziarie indagano sugli uffici della Nokia a Chennai. Stando a quanto riportano Reuters e il Wall Street Journal, l’azienda finlandese è accusata di aver evaso circa 530 milioni di dollari, l’equivalente di 30 miliardi di rupie, al fisco nazionale. Al momento non c’è nessuna prova certa ma le autorità locali avrebbero visitato più volte, negli ultimi giorni, l’impianto alla ricerca di documenti probatori delle irregolarità erariali. Nokia ha negato ogni addebito e ha confermato di voler cooperare con le autorità fiscali.
Pesante l’impatto in borsa, dove al momento della notizia, il titolo Nokia ha perso il 2,3%, attestandosi a quota 3,20 euro.
L’operazione si inserisce nelle politiche di lotta all’evasione varate recentemente dal Ministro della Finanza P. Chidambaram e che puntano al risanamento del deficit pubblico.
Le autorità finanziarie indagano sugli uffici della Nokia a Chennai. Stando a quanto riportano Reuters e il Wall Street Journal, l’azienda finlandese è accusata di aver evaso circa 530 milioni di dollari, l’equivalente di 30 miliardi di rupie, al fisco nazionale. Al momento non c’è nessuna prova certa ma le autorità locali avrebbero visitato più volte, negli ultimi giorni, l’impianto alla ricerca di documenti probatori delle irregolarità erariali. Nokia ha negato ogni addebito e ha confermato di voler cooperare con le autorità fiscali.
Pesante l’impatto in borsa, dove al momento della notizia, il titolo Nokia ha perso il 2,3%, attestandosi a quota 3,20 euro.
L’operazione si inserisce nelle politiche di lotta all’evasione varate recentemente dal Ministro della Finanza P. Chidambaram e che puntano al risanamento del deficit pubblico.
giovedì 10 gennaio 2013
Indennizzi per investimenti gonfiati
Le autorità finanziarie puntano ad introdurre risarcimenti per Ipo “gonfiati”.
L’India punta a incentivare gli investimenti e ristabilire la fiducia degli azionisti attraverso un sistema di indennizzi in caso di Ipo (Initial Public Offering) che vedano cali superiori al 20%. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal “Nel Paese c’è l’idea che alcune Ipo siano state manipolate” , cioè che la prima offerta pubblica di titoli da parte di una società venga artificialmente gonfiata. Da qui la proposta dell’Autorità indiana di regolamentazione finanziaria di introdurre l’obbligo, per le imprese, di risarcire i piccoli azionisti fino a 500 mila rupie (circa 700 euro), in caso di forte calo del titolo dopo il debutto in Borsa. La misura risarcitoria, si applicherebbe a quelle azioni che, in un mercato stabile o in rialzo, arriveranno a perdere oltre il 20% rispetto al prezzo di offerta nei tre mesi dopo il collocamento. In caso, invece, di un ribasso del mercato, la misura varrebbe per quei titoli che perdono il 20% più dell'indice di riferimento. L’onere del rimborso spetterà direttamente ai manager delle imprese coinvolte che dovranno attingere ai patrimoni personali.
L’India punta a incentivare gli investimenti e ristabilire la fiducia degli azionisti attraverso un sistema di indennizzi in caso di Ipo (Initial Public Offering) che vedano cali superiori al 20%. Secondo quanto riportato dal Wall Street Journal “Nel Paese c’è l’idea che alcune Ipo siano state manipolate” , cioè che la prima offerta pubblica di titoli da parte di una società venga artificialmente gonfiata. Da qui la proposta dell’Autorità indiana di regolamentazione finanziaria di introdurre l’obbligo, per le imprese, di risarcire i piccoli azionisti fino a 500 mila rupie (circa 700 euro), in caso di forte calo del titolo dopo il debutto in Borsa. La misura risarcitoria, si applicherebbe a quelle azioni che, in un mercato stabile o in rialzo, arriveranno a perdere oltre il 20% rispetto al prezzo di offerta nei tre mesi dopo il collocamento. In caso, invece, di un ribasso del mercato, la misura varrebbe per quei titoli che perdono il 20% più dell'indice di riferimento. L’onere del rimborso spetterà direttamente ai manager delle imprese coinvolte che dovranno attingere ai patrimoni personali.
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