La nota compagnia assicurativa si prepara ad un riassetto sul mercato indiano. Con possibilità di rilancio.
La segnalazione di un nuovo probabile cantiere indiano viene da “Milano Finanza”. Il quotidiano economico ha infatti rivelato che il partner indiano di Generali, il businessman Kihore Byani, parrebbe deciso a vendere la propria quota del 74,5% detenuta nella joint-venture Future Generali, creata nel 2006 con la Compagnia italiana. Motivo della scelta, ridurre la propria esposizione debitoria. Due a questo punto le prospettive. La compagnia assicurativa indiana L&T General Insurance si è subito dimostrata molto interessata alla quota di Byani ed ha già avviato le trattative che potrebbero concludersi già tra pochi mesi. Oppure, le stesse Generali si potrebbero fare vanti e rilanciare così il proprio piano di investimenti nel Paese. Infatti, se finora le società estere potevano detenere fino a un massimo del 26% del capitale nelle jv assicurative, ora il governo indiano vorrebbe alzare la quota al 49% per attirare nuovi investimenti. Si aprirebbe così uno scenario propizio al consolidamento di Future Generali in India. Ma la partita è ancora tutta da giocare.
giovedì 11 ottobre 2012
martedì 9 ottobre 2012
In marcia per la terra
In 100mila chiedono maggior giustizia sociale e rivendicano il diritto alla terra.
Una marcia di 350 km, da Gwailor, nel centro del Paese verso la capitale, New Delhi. Protagonisti sono i Paria o “Dalit”, cioè i fuoricasta che occupano il più basso gradino della scala sociale indiana e che adesso chiedono riscatto. In lotta per "la dignità, la sicurezza e l'identità" ci sono anche agricoltori, membri della tribù Adavasi (letteralmente "abitanti originari", ovvero gli appartenenti ai popoli tribali indigeni). “Chiediamo che le terre agricole siano utilizzate esclusivamente per l'agricoltura e vogliamo una politica di riforme agrarie, che non esiste", ha spiegato il portavoce dell'organizzazione promotrice dell’iniziativa, Anees Thillenkery. Sotto denuncia è l’intero modello economico e sociale indiano e sono numerose le frange della popolazione, che vive per il 74% grazie all’agricoltura, che denunciano di essere state lasciate fuori dallo sviluppo della terza potenza economica in Asia o sacrificate sull'altare del liberismo.
La protesta è ispirata alla Marcia del sale del 1930, la manifestazione nonviolenta contro la tassa sul sale, e infatti non a caso è stata scelta come data di partenza il 2 ottobre, giorno di nascita di Mahatma Gandi.
Una marcia di 350 km, da Gwailor, nel centro del Paese verso la capitale, New Delhi. Protagonisti sono i Paria o “Dalit”, cioè i fuoricasta che occupano il più basso gradino della scala sociale indiana e che adesso chiedono riscatto. In lotta per "la dignità, la sicurezza e l'identità" ci sono anche agricoltori, membri della tribù Adavasi (letteralmente "abitanti originari", ovvero gli appartenenti ai popoli tribali indigeni). “Chiediamo che le terre agricole siano utilizzate esclusivamente per l'agricoltura e vogliamo una politica di riforme agrarie, che non esiste", ha spiegato il portavoce dell'organizzazione promotrice dell’iniziativa, Anees Thillenkery. Sotto denuncia è l’intero modello economico e sociale indiano e sono numerose le frange della popolazione, che vive per il 74% grazie all’agricoltura, che denunciano di essere state lasciate fuori dallo sviluppo della terza potenza economica in Asia o sacrificate sull'altare del liberismo.
La protesta è ispirata alla Marcia del sale del 1930, la manifestazione nonviolenta contro la tassa sul sale, e infatti non a caso è stata scelta come data di partenza il 2 ottobre, giorno di nascita di Mahatma Gandi.
giovedì 4 ottobre 2012
Le nuove frontiere del tessile
Il prossimo 18 ottobre a New Dehli, produttori italiani di macchinari tessili presenteranno le loro nuove tecnologie.
Prove di partnership tra Italia e India nel settore del tessile innovativo. Nello specifico si parla del campo della filtrazione e del geotessile, due comparti emergenti del settore intorno a cui sta crescendo rapidamente la domanda di macchinari ad hoc. E proprio alla scopo di presentare la vasta offerta di macchinari italiani, l’ACIMIT (l’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchinario per l’Industria Tessile) e BCH (Business Co-ordination House) hanno organizzato per il prossimo 18 ottobre un simposio rivolto alle aziende indiane. L’evento si terrà a New Delhi e vi parteciperanno alcuni dei principali costruttori italiani attivi nel settore che presenteranno alla platea indiana la loro tecnologia più avanzata per produrre prodotti geotessili e per la filtrazione.
Secondo recenti dati diffusi dal sito di Confindustria, l’Italia risulta uno dei principali fornitori di tecnologia tessile dell’India, secondo mercato mondiale delle macchine tessili. Nel dettaglio la nostra quota sull’import indiano del settore si attesta intorno al 10% del totale e nel primo semestre 2012 l’export italiano si è aggirato intorno ai 58 milioni di euro.
L’iniziativa del 18 ottobre si inserisce in “Machines Italia in India”, il programma finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, rivolto a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese nazionali nel mercato emergente indiano.
Prove di partnership tra Italia e India nel settore del tessile innovativo. Nello specifico si parla del campo della filtrazione e del geotessile, due comparti emergenti del settore intorno a cui sta crescendo rapidamente la domanda di macchinari ad hoc. E proprio alla scopo di presentare la vasta offerta di macchinari italiani, l’ACIMIT (l’Associazione dei Costruttori Italiani di Macchinario per l’Industria Tessile) e BCH (Business Co-ordination House) hanno organizzato per il prossimo 18 ottobre un simposio rivolto alle aziende indiane. L’evento si terrà a New Delhi e vi parteciperanno alcuni dei principali costruttori italiani attivi nel settore che presenteranno alla platea indiana la loro tecnologia più avanzata per produrre prodotti geotessili e per la filtrazione.
Secondo recenti dati diffusi dal sito di Confindustria, l’Italia risulta uno dei principali fornitori di tecnologia tessile dell’India, secondo mercato mondiale delle macchine tessili. Nel dettaglio la nostra quota sull’import indiano del settore si attesta intorno al 10% del totale e nel primo semestre 2012 l’export italiano si è aggirato intorno ai 58 milioni di euro.
L’iniziativa del 18 ottobre si inserisce in “Machines Italia in India”, il programma finanziato dal Ministero dello Sviluppo Economico, rivolto a sostenere l’internazionalizzazione delle imprese nazionali nel mercato emergente indiano.
martedì 2 ottobre 2012
I dazi si pagano on-line
Dal 17 settembre è obbligatoria la nuova procedura di e-payment per i dazi doganali.
Il governo indiano ha dato il via a un nuovo sistema di pagamento che agevolerà gli scambi consentendo una notevole riduzione dei costi delle transazioni per gli importatori.
Si tratta del pagamento elettronico, alias e-payment, che offre notevoli vantaggi sia alle imprese che all’amministrazione finanziaria. Da un lato infatti, agli operatori viene data la possibilità di effettuare i pagamenti direttamente dagli uffici delle imprese e, dall’altro lato, all’Amministrazione finanziaria verrà consentito di raccogliere immediatamente le imposte e i dati. Un risparmio in termini di tempo e denaro ma anche un’ulteriore garanzia di trasparenza delle transazioni e un nuovo strumento per agevolare le operazioni di controllo della stessa Amministrazione.
L’e-payment è stato introdotto in India nel 2007 e da allora è disponibile in diversi istituti di credito autorizzati in tutte le sedi doganali principali e viene già utilizzato, su base volontaria, da numerosi importatori. La decisione governativa di rendere la procedura elettronica obbligatoria è tuttavia recente e risale allo scorso mese. Per rendere più indolore il passaggio dalla modalità di pagamento tradizionale a quella elettronica, l’Amministrazione finanziaria ha messo a disposizione di tutti i contribuenti e operatori, risorse umane e finanziarie
Il governo indiano ha dato il via a un nuovo sistema di pagamento che agevolerà gli scambi consentendo una notevole riduzione dei costi delle transazioni per gli importatori.
Si tratta del pagamento elettronico, alias e-payment, che offre notevoli vantaggi sia alle imprese che all’amministrazione finanziaria. Da un lato infatti, agli operatori viene data la possibilità di effettuare i pagamenti direttamente dagli uffici delle imprese e, dall’altro lato, all’Amministrazione finanziaria verrà consentito di raccogliere immediatamente le imposte e i dati. Un risparmio in termini di tempo e denaro ma anche un’ulteriore garanzia di trasparenza delle transazioni e un nuovo strumento per agevolare le operazioni di controllo della stessa Amministrazione.
L’e-payment è stato introdotto in India nel 2007 e da allora è disponibile in diversi istituti di credito autorizzati in tutte le sedi doganali principali e viene già utilizzato, su base volontaria, da numerosi importatori. La decisione governativa di rendere la procedura elettronica obbligatoria è tuttavia recente e risale allo scorso mese. Per rendere più indolore il passaggio dalla modalità di pagamento tradizionale a quella elettronica, l’Amministrazione finanziaria ha messo a disposizione di tutti i contribuenti e operatori, risorse umane e finanziarie
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