Siglata negli scorsi giorni un’intesa sui visti per l’apertura delle frontiere.
Secondo la maggior parte degli addetti ai lavori si tratta di una “pietra miliare” nel processo di disgelo tra due storici rivali: India e Pakistan. Una rivalità nata nel 1947, anno della spartizione del subcontinente tra musulmani (Pakistan) e induisti (India) avvenuta a seguito della dissoluzione dell’impero coloniale britannico. Da allora tre guerre sulla questione del Kashmir e frontiere blindate. Fino alla storica svolta dell’8 settembre scorso.
Entrando nel dettaglio, l’accordo, firmato ad Islamabad tra il ministro degli Esteri indiano S.N. Krishna e la sua controparte Hina Rabbani Khar, prevede che cittadini indiani e pakistani di oltre 65 anni possano ottenere un visto all’ingresso nel valico di frontiera di Wagah/Attari. La concessione, per ora ristretta a gruppi di 10-15 persone, permetterà non solo a milioni di persone di tornare nel Paese da cui erano fuggiti al momento della scissione ma getta anche le basi per un più ampio processo di liberalizzazione. Potrebbe infatti fungere da anticamera per nuove norme sulla libertà di circolazione di uomini d’affari e turisti e inaugurare una nuova stagione di distensione internazionale e scambi commerciali. Il processo di avvicinamento tra i due Paesi si prospetta lungo e articolato, soggetto a facili involuzioni (come testimonia il lungo stallo delle relazioni diplomatiche seguito all’attentato di Mumbai nel novembre 2008) ma la strada da percorrere è ormai tracciata e il recente accordo sembra esserne la prova
giovedì 13 settembre 2012
martedì 11 settembre 2012
L’innovazione viene dall’India
Nella classifica dei più grandi innovatori al mondo, stilata dal noto magazine Forbes, spiccano 5 imprese indiane.
Forbes riconosce l’avanguardia indiana e inserisce 5 delle sua aziende nella sua classifica annuale delle 100 imprese col maggior “Innovation Premium”, il parametro quantitativo che misura il premio che il mercato azionario riconosce ad una società per il livello di innovazione previsto o atteso.
Al nono posto della classifica si è posizionata la Larsen & Toubro, multinazionale fondata nel 1938, leader nel settore dell’industria meccanica e delle costruzioni, contraddistinta nel 2012 da una crescita annua del 19%. Poco più in basso, al 12esimo posto con una crescita dell’11,4% si è collocata l'Hindustan Unilever (Hul), il più grande produttore indiano di beni di consumo. Seguono Infosys e Tata Consultancy Services, rispettivamente al 19esimo e al 29esimo posto. La prima è un’impresa di servizi informatici, con sede a Bangalore, la seconda un’azienda specializzata nella produzione di programmi per elaboratori elettronici e parte del colosso indiano Tata Group. 38esima troviamo infine la Sun Pharmaceutical Industries Limited, società farmaceutica che opera anche negli Stati Uniti.
Un risultato di cui l’economia indiana deve andare soddisfatta considerando che più della metà delle realtà aziendali inserite nella classifica sono americane e che tra i BRIC,risulta seconda solo alla Cina, presente nella classifica con 7 imprese.
Forbes riconosce l’avanguardia indiana e inserisce 5 delle sua aziende nella sua classifica annuale delle 100 imprese col maggior “Innovation Premium”, il parametro quantitativo che misura il premio che il mercato azionario riconosce ad una società per il livello di innovazione previsto o atteso.
Al nono posto della classifica si è posizionata la Larsen & Toubro, multinazionale fondata nel 1938, leader nel settore dell’industria meccanica e delle costruzioni, contraddistinta nel 2012 da una crescita annua del 19%. Poco più in basso, al 12esimo posto con una crescita dell’11,4% si è collocata l'Hindustan Unilever (Hul), il più grande produttore indiano di beni di consumo. Seguono Infosys e Tata Consultancy Services, rispettivamente al 19esimo e al 29esimo posto. La prima è un’impresa di servizi informatici, con sede a Bangalore, la seconda un’azienda specializzata nella produzione di programmi per elaboratori elettronici e parte del colosso indiano Tata Group. 38esima troviamo infine la Sun Pharmaceutical Industries Limited, società farmaceutica che opera anche negli Stati Uniti.
Un risultato di cui l’economia indiana deve andare soddisfatta considerando che più della metà delle realtà aziendali inserite nella classifica sono americane e che tra i BRIC,risulta seconda solo alla Cina, presente nella classifica con 7 imprese.
giovedì 6 settembre 2012
Diminuisce il commercio estero
Il Ministero del Commercio segnala un aumento del deficit della bilancia commerciale indiana.
Un netto calo delle importazioni e delle esportazioni, quello segnalato dall’osservatorio economico del Ministero del Commercio. Nel mese di luglio, infatti si è registrato un ulteriore aumento del deficit a 15,49 miliardi di dollari equivalenti, pari a un incremento del 5,2% tendenziale sui 14,72 miliardi di un anno fa. Nel dettaglio, è stato misurato un calo del 14,8% dell’export sceso a 22,44 miliardi e una riduzione meno drastica del 7,6% per quanto riguarda l’import che si attesta ora alla quota di 37,94 miliardi.
Ma quello dell’India non sembra un caso isolato e il commercio estero soffre anche altrove. Stando infatti a quanto rilevato dall’OCSE, nel primo trimestre 2012 , il trend commerciale è negativo in tutte le maggiori economie europee oltre che in Russia, Sud Africa e India.
Un netto calo delle importazioni e delle esportazioni, quello segnalato dall’osservatorio economico del Ministero del Commercio. Nel mese di luglio, infatti si è registrato un ulteriore aumento del deficit a 15,49 miliardi di dollari equivalenti, pari a un incremento del 5,2% tendenziale sui 14,72 miliardi di un anno fa. Nel dettaglio, è stato misurato un calo del 14,8% dell’export sceso a 22,44 miliardi e una riduzione meno drastica del 7,6% per quanto riguarda l’import che si attesta ora alla quota di 37,94 miliardi.
Ma quello dell’India non sembra un caso isolato e il commercio estero soffre anche altrove. Stando infatti a quanto rilevato dall’OCSE, nel primo trimestre 2012 , il trend commerciale è negativo in tutte le maggiori economie europee oltre che in Russia, Sud Africa e India.
martedì 4 settembre 2012
La meccanica italiana piace all’India
Presentato dal Ministero dello Sviluppo Economico e da Federmacchine il programma Machines Italia in India.
Scopo dell’iniziativa, è quello di supportare l'attività di internazionalizzazione delle imprese italiane della meccanica strumentale, della meccanizzazione agricola e della trasformazione alimentare nel mercato indiano, uno dei più ricettivi per l’offerta italiana di macchinari. Il programma è articolato: B2B organizzati nei principali centri industriali indiani secondo la specificità del comparto di riferimento, seminari di formazione per tecnici indiani sull'utilizzo di macchine e sistemi di produzione made in Italy, inviti di delegazioni indiane in Italia per visita diretta agli stabilimenti produttivi. Al progetto, promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione generale per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi e organizzato da Federmacchine, parteciperanno 14 associazioni di categoria in rappresentanza di specifici settori.
L’India, che punta oggi a potenziare il proprio settore manifatturiero, dimostra un occhio di riguardo per la tecnologia italiana, dove ha incrementato del 28% gli investimenti nell’ultimo biennio. Con i suoi 1,2 miliardi di abitanti e un crescita media del PIL del 9% prevista per i prossimi due anni, il mercato indiano rappresenta un’opportunità che governo e imprese italiani non vogliono lasciarsi sfuggire.
Scopo dell’iniziativa, è quello di supportare l'attività di internazionalizzazione delle imprese italiane della meccanica strumentale, della meccanizzazione agricola e della trasformazione alimentare nel mercato indiano, uno dei più ricettivi per l’offerta italiana di macchinari. Il programma è articolato: B2B organizzati nei principali centri industriali indiani secondo la specificità del comparto di riferimento, seminari di formazione per tecnici indiani sull'utilizzo di macchine e sistemi di produzione made in Italy, inviti di delegazioni indiane in Italia per visita diretta agli stabilimenti produttivi. Al progetto, promosso dal Ministero dello Sviluppo Economico - Dipartimento per l'Impresa e l'Internazionalizzazione - Direzione generale per le politiche di internazionalizzazione e la promozione degli scambi e organizzato da Federmacchine, parteciperanno 14 associazioni di categoria in rappresentanza di specifici settori.
L’India, che punta oggi a potenziare il proprio settore manifatturiero, dimostra un occhio di riguardo per la tecnologia italiana, dove ha incrementato del 28% gli investimenti nell’ultimo biennio. Con i suoi 1,2 miliardi di abitanti e un crescita media del PIL del 9% prevista per i prossimi due anni, il mercato indiano rappresenta un’opportunità che governo e imprese italiani non vogliono lasciarsi sfuggire.
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