Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'India.

mercoledì 14 dicembre 2011

Il franchising nell'industria privata della formazione

Il 2 e 3 dicembre si è svolto a New Delhi il nono appuntamento internazionale di “Franchise India”.

Il 2 e 3 dicembre si è svolta la nona edizione di “Franchise India” a New Delhi, dove centinaia di espositori nazionali e internazionali, decine di migliaia di investitori e consulenti si sono potuti confrontare sulla formula vincente, in India come in Italia, del franchising, che trova terreno particolarmente fertile in un’economia emergente come quella indiana, dove tutto può nascere, crescere ed essere replicato molto velocemente. Si prevede che nei prossimi anni si conteranno: 650 marchi in franchising domestici, 200 internazionali, il 40% dei brand nel commercio al dettaglio e il 30% nei servizi.
Secondo una ricerca di “Franchise India”, nel Subcontinente si trovano molte strutture in franchising legate all'industria privata della formazione, dove i concetti della new age vengono applicati all'insegnamento, dai primissimi anni di vita fino all'università: Brainobrain, Brainworks, Sportybeans, SmartQ, sono solo alcune di tali strutture, che si occupano di sviluppare nei bambini e negli adolescenti indiani capacità cognitive e pratiche seguendo un modello educativo alternativo o complementare a quello tradizionale, “out-of-the-box”.
Nel settore della formazione, potranno trarre un vantaggio immediato le strutture che sapranno fiutare i cambiamenti rapidi nel mercato e nella società indiani e le nuove esigenze ad essi connesse, per trarne profitto, anche con un investimento minimo e potendo aggirare gli ostacoli imposti dalla legislazione nazionale alle attività di investitori esteri. A tal riguardo, secondo Gaurav Marya, presidente di “Franchise India”, vi sarebbero, ad esempio, grandi opportunità per gli enti di formazione italiani nel design e nella moda.

martedì 13 dicembre 2011

La rupia si indebolisce

L’economia indiana vive un momento difficile: la rupia perde valore e la crescita rallenta. Il Paese ha bisogno di investimenti ma il governo locale non riesce a varare le riforme necessarie.

Anche l’india, così come altri Paesi asiatici, sta vivendo un momento economicamente difficile: negli ultimi 4 mesi la rupia ha perso il 16% del suo valore, rischiando di provocare una forte crisi finanziaria interna. Di conseguenza, le aziende ora cercano soprattutto i dollari e gli istituti di credito europei stanno riducendo le linee di credito. Il problema deriva dal fatto che l’India soffre di deficit fiscale e di partite correnti, motivo per cui il governo necessita continuamente di valute straniere attraverso investimenti. A tale scopo era stato ipotizzato un pacchetto di riforme per attirare capitali nel Subcontinente, ma le proteste popolari l’hanno contrastato chiaramente.
A tutto ciò si vanno ad aggiungere altre difficoltà derivanti anche dalla crisi europea, situazione che rischia di provocare una crisi della bilancia dei pagamenti tra le più gravi dal 1991. La crescita del Paese è scesa sotto il 7% e la politica governativa non è in grado di risolvere le criticità a causa delle lotte interne che paralizzano ogni prospettiva futura. A riflettere la crisi monetaria, inoltre, in ottobre la produzione industriale indiana ha registrato per la prima volta in due anni un dato negativo, attestandosi al – 5,1% contro l’11,3% annuo dello stesso periodo del 2010.

venerdì 9 dicembre 2011

Il franchising della formazione

L’Elefante rappresenta il Paese con il più alto numero di laureati all’anno: una grande opportunità per le imprese italiane attive nella formazione supplementare e professionale.

In occasione del nono appuntamento internazionale di Franchisee India, l’evento che ha accolto a Nuova Delhi centinaia di espositori nazionali e internazionali, migliaia di investitori e consulenti che si sono confrontati con la formula del franchising, sono stati resi noti i dati relativi all’industria privata della formazione in India: il giro d’affari della cosiddetta “formazione supplementare”, ovvero dell’industria di preparazione ai test d’ingresso nelle università d’eccellenza, si attesterebbe attorno ai 6,7 miliardi di dollari, mentre per quanto riguarda la formazione professionale, attorno all’1,4 miliardi di dollari. Si tratta di un settore che coinvolge diversi campi: dall’informatica al Business Processing Outsourcing, dalla selezione del personale al management,…
Proprio in occasione della Fiera del Franchising tenutasi a Milano, il Presidente di Franchise India, Gaurav Marya, ha sottolineato come il franchising rappresenti in India una formula molto vantaggiosa, che richiede un investimento iniziale minimo e presenta meno problematiche rispetto alla legislazione nazionale prevista per gli investimenti esteri; sempre secondo il Presidente soprattutto per le aziende italiane operanti nella formazione legata al design e alla moda esisterebbero in India numerose opportunità, vista la crescente attenzione prestata dagli indiani a questi argomenti.

mercoledì 7 dicembre 2011

Più bollicine italiane in India

Nuove possibilità per i vini italiani in India dopo l’annuncio di una possibile riduzione dei dazi doganali.

Annunciata dal Governo di Nuova Delhi l’ipotesi di diminuire i dazi previsti sull’importazione di vini e alcolici dall’attuale 150% al 40% entro i prossimi cinque anni: è questa la notizia divulgata nell’ambito di un negoziato commerciale bilaterale tra l’Unione Europea e l’India che rilancia l’opportunità per i vini italiani di penetrare in questo mercato in forte espansione.
Un’occasione da non perdere per i produttori italiani visto che il Paese asiatico con una popolazione che supera il miliardo, una previsione di crescita del Pil del 7,7% e una classe media in fase di consolidamento, si candida a diventare uno degli sbocchi più interessanti per i prodotti Made in Italy.
Se la proposta di abbassare i dazi all’import trovasse conferma, l’India potrebbe facilmente diventare un mercato di primaria importanza per i vini italiani, visto che finora sono state soprattutto le barriere tariffarie elevate ad ostacolare la vendita di vini italiani. Allo stato attuale l’Elefante rappresenta infatti il 50° cliente del vino Made in Italy, dal momento in cui una volta applicato il dazio, il prezzo finale delle bottiglie risulta essere più che raddoppiato.
Il Direttore di Federvini, Ottavio Cagiano de Azevedo, ha commentato «C'è un processo in atto e nei negoziati è emersa questa disponibilità di Nuova Delhi di ridurre i dazi. Bisogna fare però attenzione perché si discute non di una riduzione generalizzata ma per fascia di valore. E qui bisogna vigilare per evitare che le riduzioni non vadano ad avvantaggiare i nostri competitor». Sembra infatti che l’aliquota scenderà dal 150 al 40% solo per i vini venduti ad un prezzo superiore ai 34-35 Euro per cassa, mentre per i vini con un prezzo compreso tra i 20 e i 35 Euro per cassa diminuirà fino al 60% e rimarrà invece invariata per i vini venduti ad un prezzo inferiore ai 20 Euro per cassa. A tal proposito il Direttore di Federvini ha aggiunto «Un'ipotesi del genere sarebbe favorevole all'offerta made in Italy visto che le nostre etichette si collocano prevalentemente in quella fascia di prezzo. Dobbiamo però fare attenzione su dove verrà fissata la soglia. Già si sono levate proteste da parte di altri Paesi. E bisognerà verificare che le condizioni restino queste e non cambino in corso d'opera andando invece a privilegiare fasce di prezzo nelle quali è più forte e competitiva l'offerta di altri paesi produttori».