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lunedì 7 novembre 2011

L’Italia mira alle infrastrutture indiane

Alla luce del piano infrastrutturale da 1.018 miliardi di dollari, anche l’Italia focalizza la propria attenzione sulle enormi possibilità offerte dal megapiano di modernizzazione annunciato dal Governo di Nuova Delhi.

Il piano di infrastrutture annunciato dal Governo indiano in programma per il quinquennio 2012-2017, che prevede investimenti pari a 1.018 miliardi di dollari, cattura l’attenzione degli imprenditori italiani visto che si stima una crescita dal 40 al 50% della percentuale di spesa affidata al settore privato. Stando alle parole di Cesare Trevisani, vicepresidente di Confindustria per le Infrastrutture, “Bisogna approfittare della situazione e sperare che il sistema finanziario ci assista in un momento difficile per l’eurozona”; se infatti nel corso dell’ultimo decennio il Subcontinente Indiano si è dotato di infrastrutture di bassa qualità, la decisione intrapresa da Nuova Delhi apre la strada ad un salto di qualità nelle costruzioni che verranno realizzate e in quelle già esistenti offrendo numerose opportunità alle imprese italiane intenzionate a sfruttarle. Sempre secondo Trevisani, “Sistemi produttivi, gestione del traffico e dei rifiuti, potabilizzazione dell’acqua sono settori che contribuiscono alla maggiore qualità infrastrutturale e dei quali in India c’è grande bisogno”. Oltre alla volontà di creare un collegamento tra il mondo imprenditoriale italiano e il bisogno indiano nel settore delle costruzioni, nella lista delle collaborazioni da discutere appaiono inoltre il progetto per la costruzione di una città ideale ecosostenibile e un miglior rapporto tra le università del Subcontinente e quelle del Bel Paese con l’obiettivo di sviluppare idee nel campo della mobilità e delle infrastrutture urbanistiche.

venerdì 4 novembre 2011

Rinnovabili: investimenti per 260 milioni di euro

Merito delle recenti politiche portate avanti dal Governo indiano, gli investimenti in tecnologia toccano quota 260 milioni di euro nel trimestre luglio-settembre 2011.

Le politiche e gli incentivi promossi dal Governo di Nuova Delhi rivelano ancora una volta la volontà espressa in più occasioni di favorire lo sviluppo di tecnologie a basso impatto ambientale. Stando ai dati forniti da Venture Intelligence, un servizio di ricerca specializzato in private equity, acquisizioni e fusioni, nel corso degli ultimi mesi il numero di investimenti rivolti al settore delle tecnologie pulite ha subito un’impennata: nel dettaglio, se si considera il trimestre Gennaio-Marzo 2011 sono stati cinque gli accordi siglati in tale contesto, da Aprile a Giugno dieci e, infine, da Luglio a Settembre quattordici. Con particolare riferimento a quest’ultimo periodo, il valore complessivo degli investimenti ha sfiorato i 260 milioni di euro, contro i 126 registrati nello stesso arco temporale l’anno scorso.
Tra le operazioni più importanti si possono considerare la joint venture tra la Suryachakra Power Corporation, American Bio Fonti Inc e Environmental Energy Finance Corporation Inc. USA, con l’obiettivo di sviluppare progetti di energia rinnovabile in India per 500 MW, gli investimenti di Goldman Sachs nello start-up di ReNew Wind Power per 146 milioni di euro, di Clean Energy, IDFC Project Equity e Baring India.

giovedì 3 novembre 2011

L’ICRA pubblica i dati relativi al mercato del pollame indiano

Con un tasso di crescita annuo dell’8/10% registrato negli ultimi dieci anni, l’industria indiana del pollame continua a crescere a ritmi straordinari.

Stando ai dati contenuti all’interno del nuovo report pubblicato dall’Investment Information and Credit Rating Agency of India Limited (ICRA), il Subcontinente Indiano rappresenta ormai il quarto produttore di carne di pollo a livello mondiale (con una produzione di 2,9 milioni di tonnellate all’anno) e il terzo per la produzione di uova (pari a 57 miliardi di unità annue) preceduto da Stati Uniti e Cina. Se si osserva infatti l’evoluzione dell’industria indiana del pollame, è possibile notare come questa nell’arco degli ultimi vent’anni, si sia trasformata da un’attività secondaria ed arretrata, ad un mercato con un valore di 6,7 miliardi di euro grazie alla presenza di importanti operatori che si sono dimostrati capaci di implementare con successo l’avicoltura su larga scala.
Anche se la produzione indiana resta ancora piuttosto circoscritta alla parte meridionale del Paese e al nord dello Stato del Maharastra, anche altri Stati hanno cominciato ad investire nel settore alla luce dell’aumento del 15% registrato negli ultimi tre anni dal settore del pollame indiano e una previsione di crescita nel medio-lungo termine del 15/18% per quanto riguarda la domanda di carne di pollo e del 5/7% della domanda di uova da tavola.

mercoledì 2 novembre 2011

Interscambio Italia-India: da 7,2 a 15 mld entro il 2015

Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, nel corso della prima giornata della 4a missione imprenditoriale in India, ha annunciato l’obiettivo di incrementare l’interscambio tra i due Paesi.

Il ministro dello Sviluppo economico Paolo Romani, durante il primo giorno della 4a Missione Economica italiana in India (31 ottobre - 3 novembre) organizzata dal suo ministero e da quello degli Affari esteri, con Confindustria, Abi e Unioncamere, ha reso noto l’intento di portare l’interscambio tra l’Italia e il Subcontinente dagli attuali 7,2 miliardi di euro a 15 entro il 2015.
Sono già 400 le imprese italiane che operano in India in settori quali l’automotive, la moda, l’energia e l’elettronica. Tuttavia, Romani ha sostenuto che esistono le basi per una più intensa collaborazione tra i due Paesi, i quali, anche se su scale diverse, condividono la stessa struttura produttiva. Inoltre, il ministro ha dichiarato: “la differenza tra Est e Ovest è scomparsa e l’India non può più essere considerato un Paese di delocalizzazione ma un partner industrializzato, la nona economia mondiale che aspira a diventare la terza nel 2020, la seconda nel 2050”.
Paolo Zegna, vicepresidente di Confindustria, ha affermato che la vera sfida per le Pmi italiane consiste nell’iniziare a produrre per vendere sul mercato locale, i cui consumi rappresentano il 64% del Pil nazionale, “quando poi le barriere tariffarie e non tariffarie diminuiranno e si alzerà il livello di qualità richiesto sui prodotti e anche il reddito dei possibili consumatori, allora si apriranno le porte per il vero made in Italy”.
Zegna ha poi ricordato che è necessario capire quali sono i settori sui quali è possibile essere competitivi, quest’ultima missione è infatti focalizzata su pochi settori specifici: automotive, energie rinnovabili, infrastrutture e meccanica (voce principale dell’export italiano verso il Subcontinente).