Le principali notizie e informazioni di natura economica, finanziaria, giuridica e politica relative all'India.

lunedì 24 giugno 2013

Opportunità nelle infrastrutture

Circa 500 miliardi di euro entro il 2017. Le cifre del piano di investimenti per le infrastrutture indiane chiamano investimenti.

Grandi opportunità in India. Il fabbisogno stimato fino al 2017 tra strade, autostrade, aeroporti, edifici civili si raggiunge i 495 miliardi di euro, di cui 400 destinati alla e costruzioni civili (300 mila nuovi alloggi) e agli ospedali (900 mila nuovi posti letto).
Per chi investirà in progetti stradali verrà concessa dallo Stato indiano l’esenzione totale delle imposte per cinque anni e per le entrate da pedaggio l’esenzione sfiora i 20 anni. Per le aziende interessate ad investire nei progetti aeroportuali è di 10 anni il periodo esentasse.
In India ogni due anni il Governo stabilisce il contributo che il settore è chiamato a dare alla crescita del Paese e per il biennio 2012-13 l’apporto del settore al Pil è stato del 5,5%. L’edilizia e le costruzioni rappresentano ad ogni modo una fetta importante nella produzione industriale del Paese, circa il 27%.«Per le imprese italiane possono aprirsi spazi in particolare nel settore del calcestruzzo prefabbricato - spiega Cesare Saccani, nella sua doppia veste di vicepresidente della Camera di Commercio italo-indiana e di amministratore della società di certificazione Icmq India - perché è forte la domanda di abitazioni a basso costo e di capannoni industriali».

lunedì 17 giugno 2013

I monsoni che spingono l’economia

L’arrivo anticipato delle piogge monsoniche migliora le aspettative della produzione agricola.

Anticipo record quest’anno della stagione monsonica, iniziata la scorsa settimana a New Dehli. Le abbondanti piogge estive, non sono mai state così precoci, come sottolinea lo stesso Ufficio Metereologico indiano, e arrivavano solitamente alla fine di giugno nella capitale per coprire successivamente il resto del Paese verso la fine di luglio. «Il primato apparteneva al 1960 quando il monsone arrivò il 21 giugno», ha confermato il direttore dell'Ufficio meteorologico indiano B.P. Yadav al quotidiano The Hundustan Times. E se da un lato i primi allagamenti non si sono fatti attendere con i relativi disagi connessi (è di poche ore fa la notizia del crollo di un Palazzo a Mumbai) dall’altro i contadini tirano un sospiro di sollievo. In un paese in cui oltre la metà della popolazione è dedita al settore agricolo e che nella maggior parte dei casi non dispone di impianti di irrigazione, l'arrivo anticipato delle precipitazioni rassicura circa l’esito dei raccolti. Migliorano le prospettive della produzione agricola, che contribuisce al 16% del Pil nazionale e anche quelle di un contenimento dei prezzi alimentari. L’analisi è confermata dagli economisti che confermano le positive ripercussioni che avranno le precipitazioni sulla ripresa economica 2014.

giovedì 13 giugno 2013

Le auto indiane corrono di più

Fra le imprese indiane più competitive spiccano quelle dell’automotive. E la corsa non sembra volersi fermare.

L’india sempre più competitiva e 5 delle sue 20 imprese più promettenti appartengono al mondo delle due e quattro ruote. Lo rileva il Boston Consulting Group (BCG) che nella sua Global Challenges 2013, la lista delle imprese emergenti che sfidano i colossi dei paesi più avanzati, ha inserito ben 20 realtà indiane (più del Brasile e della Russia messi insieme). Ma non solo 5 di queste, operano nel settore dell’automotive. Si tratta di Tata Motors (utilitarie e veicoli commerciali), Mahindra & Mahindra (Suv e trattori), Bajaj (motocicli e piccoli veicoli commerciali su tre ruote), Bharat Forge e Motherson Sumi Systems (componentistica metallica e plastica). Se Tata Motors è uno dei tre players che domina il mercato interno dell’auto, Mahindra & Mahindra è invece fra le società emergenti ma vanta già impianti di assemblaggio in Cina, Gran Bretagna e Stati Uniti, oltre  a detenere una quota di controllo nella Reva, il principale produttore indiano di auto elettriche. Non da meno le due società Bharat Forge e Motherson Sumi Systems che sono all’avanguardia nella componentistica :un'industria che negli ultimi 5 anni ha registrato una crescita media annua del 13,7% e un incremento del 17% delle esportazioni, nel 36% dei casi dirette in Europa, primo mercato di sbocco.
Buone anche le prospettive per il futuro nonostante l’anno fiscale si sia chiuso con una contrazione del 6,7% del mercato dell’auto. Secondo Stefano Ragusa, partner di Boston Consulting, “quello che abbiamo davanti non è un punto di flessione nel quadro di una crescita forte. Nel giro di 10 anni il mercato indiano dell'auto sarà il terzo del mondo”.

martedì 4 giugno 2013

L’india frena la sua corsa

Crollo degli investimenti esteri diretti e il più basso tasso di crescita economica degli ultimi 10 anni: due segnali che preoccupano i mercati.
La crisi economica pare essersi spinta fino al subcontinente indiano e i dati economici lo confermano. Secondo il Dipartimento delle politiche e delle promozione industriale indiano gli investimenti diretti all’estero (Fdi) sono crollati, nel corso dell’ultimo,  anno del 38%, restando bloccati a quota 22,4 miliardi di dollari, contro i 35,1 del 2011-2012. Ma gli analisti non si scoraggiano sostenendo che i dati di un solo anno non sono sufficienti a misurare l’efficacia delle misure governative anticrisi.
Se gli analisti appaiono fiduciosi, lo stesso non si può dire dei mercati, allarmati soprattutto dal calo del Pil indiano, limitato nell’anno fiscale 2012-2013 al 5%. Secondo le statistiche pubblicate lo scorso 31 maggio dal Ministero delle Finanze di New Dehli, si tratterebbe del tasso di crescita più basso dell’ultimo decennio. A nulla sono valse le rassicurazioni del premier Manmohan Singh che si è dichiarato “pronto a qualsiasi sacrificio per ritrovare il cammino di una crescita sostenuta”. I Sensex, indicatore dei 30 principali titoli della Borsa di Mumbai, all’indomani della diffusioni dei dati, scendeva sotto la soglia psicologica dei 20 mila punti, perdendo l’1.12% rispetto ai livelli di apertura

giovedì 30 maggio 2013

India: un freno alla corsa all’oro

Restrizioni sull’import e calo delle quotazioni: così si attenua la corsa all’oro indiano.

Il boom della domanda di oro, che aveva fatto risalire le quotazioni del lingotto negli scorsi mesi, sembra volersi arrestare. E da New Dehli sono pronti interventi per accelerare la frenata. La Reserve Bank infatti, allarmata per l’incremento del deficit commerciale nazionale, culminato lo scorso aprile a 17,8 miliardi di dollari e causato in parte dalla corsa all’oro, ha varato le prime misure per limitarne l’import. Se finora alle banche che compravano oro importato era consentito un pagamento differito fino a 180 giorni, d’ora in avanti, sarà d’obbligo il pagamento immediato. Uniche eccezioni contemplate: gli istituti che agiscono per conto di clienti e a fronte di esigenze documentate per la lavorazione di gioielli da esportazione. D'altro canto il vecchio sistema, secondo le autorità, incoraggiava un accumulo d’oro che non rispondeva alle effettive necessità. Anche l’interesse degli investitori sembra in calo e le quotazioni del lingotto sono arretrate a metà maggio a circa 1420 dollari l’oncia e secondo la maggior parte degli analisti il calo proseguirà fino a 1.150-1.250 $, per poi risalire verso 1.450 $ nella seconda metà dell'anno. Deutsche Bank intanto ha di nuovo ridotto le previsioni per il 2013, abbassandole del 6,4% a 1.533 $/oncia: il prezzo medio più basso dal 2010.

martedì 21 maggio 2013

India e Cina: prove di distensione

L’incontro dello scorso 19 maggio tra il premier cinese e quello indiano  ha aperto un nuovo corso nelle relazioni tra Dehli e Pechino.  Ma le vecchie tensioni incombono.
Dichiarazioni di pace e di cooperazione hanno caratterizzato l’incontro tra premier cinese Li Keqiang  e il suo omologo Manmohan Singh. I colloqui hanno prodotto otto accordi commerciali e sul tavolo dei due giganti asiatici ci sono anche programmi di ammodernamento militare e nuove alleanze geo-strategiche. Il volume degli scambi tra i due ammonta oggi a circa  65 miliardi di dollari ma, in base ad un accordo sottoscritto, è stato fissato  l'obiettivo di 100 miliardi di dollari in scambi bilaterali da raggiungere entro il 2015. Auspicando nel breve termine un clima di fiducia reciproca, il premier cinese ha affermato che “i due paesi devono stringersi la mano”. "Dobbiamo costruire un nuovo tipo di relazioni" ha proseguito il Premier “che sappia originare uno sviluppo sano e vigoroso, che rappresenterà una vera benedizione per l'Asia e per il mondo".
Ma le distanze politiche tra la seconda e la quarta potenza mondiale rimangono e la prima visita ufficiale in India giunge a poche settimane di distanza dallo scontro sui confini nella regione Himalayana. Lo sconfinamento di una ventina di KM in territorio indiano operato da truppe dell’esercito cinese, che aveva fatto temere un’escalation della tensione tra i due Paesi, non è stato menzionato dal premier Li nel corso dell’incontro. La crisi diplomatica, assieme alla questione tibetana, è stata però oggetto di proteste di piazza che hanno accolto e accompagnato la visita del Primo Ministro cinese.

mercoledì 8 maggio 2013

L’India apre al nucleare

Ok della Corte suprema alla centrale nucleare nello stato di Tamil Nadu, colpito nel 2004 dallo tsunami .

Dopo mesi di dibattiti e resistenze da parte dei movimenti antinucleare locali, arriva l’Ok della corte suprema. L’Unità 1 della centrale di KudanKulam, nello stato meridionale di Tamil Nadu, diverrà presto operativa. La Corte ha motivato la scelta di riavviare i lavori precisando che la centrale “e' utile e necessaria per contribuire alla crescita economica nazionale'' e che ''l'interesse della maggioranza deve prevalere su quello di una minoranza'' avversa al progetto.
Nell’ordinanza viene altresì richiesto al governo un dettagliato rapporto sulle misure di sicurezza e le modalità di monitoraggio previsti per l’impianto.
Ma non basta a tranquillizzare le forze dell’opposizione. M. Pushparayan, leader del Movimento popolare contro l’energia nucleare (Pmane), definisce la decisione della Corte “tardiva ed ingiusta” e rilancia la protesta contro il progetto. Gli attivisti evidenziano in particolare l’inadeguatezza della zona scelta per la centrale, toccata dallo tsunami del 2004 e quindi potenzialmente a rischio. Per ora nessun dietrofront da parte del governo indiano che anzi punta al nucleare per recuperare il grave deficit energetico del Paese e ha già messo in cantiere numerosi impianti che aumenteranno la produzione di energia nucleare di almeno 14 volte quella attuale.

martedì 30 aprile 2013

H&M veste l’India

Il gruppo di fast fashion svedese pianifica l’apertura di una filiale detenuta al 100% e di 50 nuovi negozi monomarca.

H&M avvia la sua penetrazione commerciale in India e  prevede di investire 100 milioni di euro entro l’anno per una filiale controllata al 100% e di aprire una cinquantina di punti vendita monomarca nel paese. Un traguardo fino a poco tempo fa impensabile per le società straniere che puntavano al mercato indiano, poiché obbligate dalla legge nazionale ad associarsi con dei partner locali e a non possedere una quota superiore al 49% delle controllate. Oggi, grazie alla nuova legislazione,  il vincolo è stato scavalcato e rimane solo l’obbligo, per il brand svedese, di rifornirsi di almeno il 30% del valore dei prodotti venduti nel paese, da produttori locali.
Dopo l’IKEA, il gruppo svedese, è il secondo colosso scandinavo a sbarcare in India e punta ora a raggiungere il marchio Indetex, che in partnership con Tata, è presente già da tre anni sul mercato indiano con nomi come Zara e Massimo Dutti. Sebbene infatti sia presente oggi in 49 paesi, H&M realizza ancora l’80% delle proprie vendite in Europa e solo il 6% in Asia. Lo sguardo è quindi ora rivolto ai mercati emergenti  ed è previsto, entro la fine dell’anno il debutto anche in Cile e Indonesia.

lunedì 22 aprile 2013

Riaperte 63 miniere di ferro

Dopo il blocco totale delle estrazioni, una sentenza della Corte Suprema indiana consente la riattivazione di 63 miniere nello Stato del Karnataka.

Nessun effetto dirompente ma un piccolo passo verso la ripresa del mercato del ferro. Così l’India ha salutato la recente sentenza della Corte Suprema indiana che pone fine allo stop prolungato dell’estrazione per alcune miniere del gruppo Vedanta, nello stato del Karnataka, in atto dal 2011. Le misure restrittive furono introdotte per frenare le estrazioni illegali e una serie di scandali legati alla corruzione in diversi stati indiani. Di fatto si tradussero con l’azzeramento delle esportazioni del Paese che nel 2009 ammontava a 119 milioni di tonnellate di ferro l’anno.
Se 63 miniere dai prossimi giorni torneranno operative ad altre 49 è stata revocata la licenza poiché indagini hanno accertato violazioni della legge. La medesima sentenza della Corte Suprema ha altresì confermato il  divieto alla ripresa dell'attività nella miniera di bauxite del gruppo Vedanta in Orissa. La semplice riattivazione delle miniere della Karnataka sarà tuttavia sufficiente per ridurre le importazioni e gradualmente tornare a soddisfare la domanda di ferro delle acciaierie locali. Riaccesa anche la speranza tra gli operatori del settore per l’attenuazione del blocco delle miniere di Goa, specializzate nell’esportazione di ferro di buona qualità.

mercoledì 17 aprile 2013

Auto: crollo delle vendite

Immatricolazioni calate del 6,7% segnano il peggiore risultato del settore negli ultimi 10 anni.

La locomotiva indiana frena la sua corsa e cede alla crisi economica. Almeno per quanto riguarda il settore automobilistico che chiude l’anno fiscale 2012-13 con il deludente risultato di un –6,7% nelle vendite, scese da 2,03 milioni a 1,89 milioni di unità l’anno. Il peggiore dell’ultimo decennio. Questo il bilancio della Siam, la Società Indiana dei costruttori di automobili che commenta ''L'anno e' stato cattivo e questo si vede. Tutti i fattori che hanno un impatto sul comportamento degli acquirenti (tassi d'interesse, prezzo del carburante e crisi economica) hanno avuto una tendenza negativa''. Anche il Pil indiano ha rallentato la sua esponenziale crescita attestandosi intorno alla soglia del 5% annuo. Il Presidente dell’organismo, S. Sandilya, però non dispera, anzi ipotizza già a partire dal quest’anno, una rimonta nelle vendite del 3,5%. “Non si deve dimenticare- sottolinea- che il rapporto fra vetture e popolazione e' di solo 12 ogni 1.000 abitanti'', una proporzione che lascia ben sperare per il futuro del settore.

giovedì 11 aprile 2013

La moto più economica è made in India

In arrivo dalla Tata Motors la nuova moto low cost: solo 500 dollari.

Dopo l’auto più economica del mondo, sfornata dalla casa automobilistica nel 2009 al modico prezzo finale di 1600 euro, è in arrivo dalla stessa Tata la moto low cost. La due ruote più a buon mercato del mondo costerà solo 500 euro e verrà prodotta in India dal gigante giapponese della Yamaha. Il progetto è in corso di elaborazione da svariati anni presso il centro globale di ricerca e sviluppo  (YMRI) di Surajpur, in Uttar Pradesh. “L’India diventerà l'hub globale per la produzione di moto a basso costo che saranno esportate in altri paesi, come l'Africa e l'America latina,” spiega il responsabile dell’YMRI, Toshikazu Kobayashi che aggiunge: ''Il nostro obiettivo e' di sviluppare il modello a piu' basso costo al mondo e i pezzi di ricambio al minor prezzo. Vogliamo arrivare ad offrire questo prodotto ad appena 500 dollari, sia per l'India che per il mercato di esportazione''. Principali destinatari, oltre i consumatori nazionali, saranno quindi i nuovi mercati africani in rapida crescita. Escluso per ora uno sbarco in Europa.
Pochi i dettagli tecnici forniti dalla filiale indiana della Yamaha, che per ora ha solo indicato la potenza del motore, non inferiore ai 100 cc.

martedì 2 aprile 2013

India vs Novartis: 1 a 0

L’India si conferma “la farmacia dei poveri” e segna un altro successo nella battaglia legale contro la multinazionale elvetica.

Novartis perde il ricorso in India che potrà continuare e vendere farmaci low-cost. Lo stabilisce una recente sentenza della Corte Suprema Indiana che ha respinto il ricorso presentato dal colosso svizzero. Oggetto della disputa, il brevetto di un medicinale anti cancro attualmente 'copiato' dalle aziende farmaceutiche indiane e venduto a un prezzo di gran lunga inferiore a quello dell'originale. Il Glivec, questo il nome del farmaco, secondo i giudici, non costituirebbe un’invenzione originale della casa farmaceutica bensì una mera riformulazione di un preparato contenente la stessa molecola. Si tratterebbe quindi dell’ennesimo esempio di “evergreening”, la pratica diffusa tra le multinazionali dei farmaci di “rinverdire” un prodotto già esistente e rilanciarlo nel mercato con un nuovo brevetto. Un verdetto storico, quello dei giorni scorsi, atteso da 7 anni , permetterà ai gruppi farmaceutici nazionali come Cipla e Rambaxy di continuare a produrre e commercializzare la versione generica del suddetto medicinale. Un risparmio enorme: 175 dollari per un trattamento di un mese contro i 2600 di un analogo trattamento a base di Glivec, che consentirà anche alle fasce più povere della popolazione mondiale l’accesso alle cure. Negativa ma debole la reazione di Novartis che accusa la decisione della Corte di scoraggiare “la ricerca di farmaci innovativi” nonché “di ostacolare i progressi medici nelle patologie per le quali non sono ancora disponibili opzioni terapeutiche efficaci.”
Ma il caso Novartis non è isolato e a novembre la Corte di appello indiana per i brevetti (Ipab) ha revocato un altro brevetto su un farmaco antiepatite della svizzera Roche mentre lo scorso mese a finire nel mirino dei giudici indiani è finita la tedesca Bayer, costretta ad accettare  la vendita della versione low cost del Nexavar, altro costoso farmaco anti cancro.

mercoledì 20 marzo 2013

Continua la cooperazione agricola Italia-India

All’indomani de meeting di Pounjab tra operatori indiani e italiani, è positivo il riscontro di FederUnacoma. Il caso marò non scalfisce le relazioni industriali tra i due Paesi.

“Piena sintonia sul piano tecnico ed economico, ma anche sul piano culturale ed umano”. Con questo commento il Presidente di FederUnacoma, Massimo Goldoni, chiude la “tre giorni” dedicata alla presentazione, agli operatori locali di settore, delle tecnologie made in Italy per le lavorazioni agricole. La manifestazione promozionale organizzata dallo Stato del Punjab, Regione Emilia Romagna, Federazione delle Camere di Commercio e Industria dell’India FICCI e Federazione delle industrie italiane costruttrici di macchine agricole FederUnacoma, si è infatti conclusa con successo, lo scorso 17 marzo, attirando circa 250 mila visitatori.
Altrettanto ottimistiche sono le previsioni di Goldoni sull’evoluzione dei rapporti diplomatici italo-indiani: “Sono certo che le tensioni fra i governi legate alla vicenda dei militari italiani saranno presto superate – ha dichiarato - e che si troverà una soluzione soddisfacente per entrambe le parti, perché le relazioni con l’India sono basate non soltanto su un reciproco interesse alla cooperazione tecnica ed economica ma anche su un ottimo feeling sul piano culturale ed umano”. “Come FederUnacoma collaboriamo in modo stretto con la FICCI da alcuni anni – ha aggiunto il Presidente di FederUnacoma– e abbiamo ormai una grande sintonia per lo sviluppo di una meccanizzazione che possa conciliare le esigenze di produttività con quelle di salvaguardia delle risorse naturali, e che rispetti il modello di impresa agricola che il Paese intende sviluppare in questa fase così dinamica e importante della sua storia”.

giovedì 14 marzo 2013

Caso Marò: a rischio le relazione con l’India

La Corte Suprema indiana comunica all’ambasciatore italiano di non lasciare il Paese e di fornire entro il 18 marzo una spiegazione circa la decisione di Roma. Duri gli avvertimenti del premier Singh. 

Sempre più tesi i rapporti italo indiani a causa del mancato rientro di Massimiliano Latorre e Salvatore Girone, i due marò accusati di aver ucciso due pescatori durante un servizio di antipirateria su una nave italiana. È di poche ore fa l’ordinanza lanciata all’ambasciatore Mancini di non lasciare l'India prima dell’udienza fissata dalla Corte Suprema Indiana, cioè il 19 marzo. Al diplomatico, che aveva firmato davanti alla Corte una dichiarazione giurata a garanzia del ritorno dei Marò in India alla scadenza del permesso elettorale, è ora richiesto di fornire, entro il 18 marzo, una spiegazione circa la decisione di Roma. Se non è ancora chiaro il riconoscimento o meno dell’immunità diplomatica per Mancini, non lasciano dubbi gli ammonimenti del primo ministro Manmohan Singh. Il Premier indiano ha rinnovato infatti, prima su twitter e poi in Parlamento, le sue proteste: “Devono mantenere fede alla loro parola” e avverte che, se ciò non avverrà, ci “saranno conseguenze sulle nostre relazioni con l’Italia”. Oltre ai rapporti bilaterali preoccupano anche le eventuali ripercussioni sulle relazioni commerciali tra i due Paesi. Come evidenzia la Sace, in India sono presenti circa 400 aziende italiane, con 1,11 miliardi di dollari di investimenti diretti che pongono l'Italia al settimo posto tra gli investitori UE, preceduta da Regno Unito, Germania, Olanda, Cipro, Francia e Spagna. Tra le più importanti realtà che operano nel subcontinente si annoverano: Eni, Fiat, Luxottica, Merloni, Piaggio, Tecnimont, Pirelli, Italcementi, Techint, Perfetti Van Melle, Luxottica, Carraro, STmicroelectronics e Generali.

giovedì 7 marzo 2013

L’India veste all'occidentale

I grandi brand  puntano al mercato dell’abbigliamento indiano che, secondo le stime, crescerà a ritmi del 9-10% annui.

L’incontro delle scorse settimane tra il chief executive officer di H&M, Karl-Johan Persson e il Ministro indiano del Commercio, Anand Sharma ha rivelato una tendenza sempre più consistente tra i grandi marchi della moda: quella di affacciarsi in India. Stando alla stampa indiana infatti sia Coach che il colosso Ppr con il brand Balenciaga sono alla ricerca di partner per entrare nel subcontinente; Geox «ha individuato un distributore esclusivo che negli ultimi cinque mesi ha già aperto tre negozi a New Delhi»; Prada, pur senza avere piani di ingresso a breve, ha un «interesse prospettico» per il Paese, mentre Moschino «punta a entrare con la sua prima linea entro settembre» attraverso un franchising e aperture su Delhi e Mumbai. Grazie all’allentamento delle norme che regolano gli investimenti diretti all’estero nel settore retail e dopo una stagione di joint-venture poco proficue, i brand occidentali sembrano aver individuato i partner locali adatti.
Secondo le stime della società di consulenza globale A.T.Kearney, il mercato indiano dell'abbigliamento crescerà al ritmo del 9-10% annuo per il prossimo quinquennio. Le previsioni corrispondono a quelle di Technopak, una società indiana di consulenza specializzata nel settore retail, che stima per il mercato "worldwear" indiano (abbigliamento non tradizionale) un valore, nel 2017, di 39 miliardi di dollari rispetto ai 25 dello scorso anno.
«I margini di crescita più robusti per i player stranieri - sottolinea Arvind K. Singhal, presidente di Technopak - li vedo nel mercato femminile: nelle borse, dove l'India non produce nulla di paragonabile agli status symbol occidentali, nelle scarpe che localmente continuano a essere prodotte per i vestiti tradizionali e nell'abbigliamento perché al momento non ci sono player locali che facciano abiti occidentali». La quota di mercato del worldwear femminile, secondo Technopak, è destinata a salire dal 15% al 17% del totale, con un incremento medio annuo del 12%, superiore al settore maschile (+7%) e bambino (+11%).

martedì 5 marzo 2013

L'India, il paese dei diamanti

Secondo una relazione della Rare Investment, l’India, insieme alla Cina, trainerà nei prossimi anni il mercato dei diamanti. Ma non tutti i canali di commercio sono legali.

In India cresce la domanda di diamanti e oggi più che mai vale il famoso slogan coniato dalla multinazionale De Beers “un diamante è per sempre”. Se infatti la fame di diamanti è in parte giustificata dalla crescita di miliardari in Asia, è sempre più diffusa l’abitudine occidentale di rimarcare matrimoni e fidanzamenti, regalando gioielli con diamanti. La domanda, secondo una recente relazione della Rare Investment, è in aumento sia per le pietre preziose di fascia bassa che per quelle di fascia alta e rischia di superare quella dell’oro, che nel paese è da sempre stato il bene di lusso più acquistato.
L’India è oggi il terzo acquirente di diamanti al mondo, dopo Cina e USA ma non tutto il commercio si svolge nella regolarità. Secondo una recente inchiesta del quotidiano “The Times of India” infatti, delle trentacinque tonnellate di diamanti grezzi che passano ogni anno dalla città di Surat, principale centro di lavorazione dei diamanti, meno dei due terzi arriva seguendo canali legali. La certificazione attualmente richiesta è semplice e di facile falsificazione, con il rischio che i cosiddetti “diamanti di guerra”, pietre estratte illecitamente con cui si finanziano i conflitti, siano messi in vendita da chiunque, dai piccoli ambulanti  di strada allo stesso governo indiano.

venerdì 1 marzo 2013

Apple alla conquista dell’India

ITunes Store, Apple TV e nuovi punti vendita: l’azienda di Cupertino punta al subcontinente indiano.

Dopo il successo riscontrato sul mercato cinese che ha da poco sorpassato quello statunitense come giro d’affari, la Apple guarda all’India. Un nuovo iTunes Store, l’imminente commercializzazione di Apple TV, e la previsione di aprire entro l’anno punti vendita diretti, sono alcune delle importanti iniziative avviate recentemente nel subcontinente.
L’India rappresenta oggi uno dei mercati col maggior tasso di crescita al mondo, ed è proprio per tale motivo che l’azienda guidata da Tim Cook sta iniziando a concentrare i propri sforzi in quel Paese. La strategia di ingresso è sintetizzata dal Wall Street Journal: «Apple sta bypassando i carrier mobili per ottenere un maggior controllo sul marketing in India e per poter offrire prestiti senza interessi che irretiscano i consumatori di fascia bassa. Negli ultimi sei mesi, la società ha anche aumentato lo staff in India del 30% per un totale di 170 impiegati, oltre a prepararsi all’introduzione di altri prodotti come Apple TV che dovrebbe raggiungere i negozi nelle prossime settimane. [...] Il risultato è che Apple ha venduto più di 252.000 iPhone in India nel trimestre che si concludeva a dicembre, ovvero più del triplo dei tre mesi precedenti, secondo una ricerca di Canalys».
È da sottolineare però che, contrariamente a quanto avviene negli USA, in India gli operatori telefonici solitamente non sovvenzionano gli smartphone con degli appositi piani, dunque per acquistare un iPhone entry-level gli indiani dovranno effettuare un esborso economico di minimo 500$. Una cifra inaccessibile per le tasche dei consumatori locali che l’azienda di Cupertino dovrà necessariamente abbassare con una soluzione low cost dedicata esclusivamente ai paesi emergenti.

lunedì 25 febbraio 2013

Macchine agricole: prove di internazionalizzazione

Al via un progetto di penetrazione commerciale delle imprese emiliane produttrici di macchine agricole in India.

Campo Prova Punjab è il nome del Progetto realizzato da Unioncamere Emilia-Romagna, Regione Emilia-Romagna, FederUnacoma (Federazione Nazionale Costruttori Macchine per l’Agricoltura) e IICCI (Indo-Italian Chamber Of Commerce & Industry). L’obiettivo è far conoscere agli operatori indiani le macchine e attrezzature per l’agricoltura, la componentistica e i macchinari per l’agroindustria e il food processing prodotti in Emilia-Romagna.
Il progetto è stato presentato lo scorso novembre a Bologna e in questi giorni le 21 imprese coinvolte (14 delle quali emiliano-romagnole) hanno inviato a Punjab, location selezionata per l’iniziativa, i propri macchinari. Le dimostrazioni programmate per i giorni 15 e 16 marzo, si svolgeranno presso l’azienda agricola sperimentale University Farm Ladhowal, nella città di Ludhianna e saranno finalizzate alla promozione e alla commercializzazione del prodotto italiano in loco. «La cooperazione con l’India – afferma il modenese Massimo Goldoni, presidente FederUnacoma - rappresenta una delle priorità nelle politiche di internazionalizzazione delle nostre imprese. Il mercato indiano assorbe ormai un numero di 450 mila trattrici annue, superiore a quello della Cina, pari a tre volte quello dell’intera Europa comunitaria e a cinque volte quello degli Stati Uniti, rappresentando per le nostre imprese una formidabile opportunità».
A seguire, una serie di incontri business-to-business tra aziende italiane e indiane del settore (importatori, distributori, produttori di macchinari e componentistica) curati dalla Indo-Italian Chamber Of Commerce & Industry. La realizzazione di un “Centro di dimostrazione permanente” nell’Università di Punjab verterà sulla formazione di tecnici indiani per gettare le basi di una collaborazione tecnica e di una graduale penetrazione commerciale nel mercato indiano. Per concludere è prevista la partecipazione congiunta delle imprese dei due paesi alla fiera Eima Agrimach India 2013, che si svolgerà dal 5 al 7 dicembre a New Delhi.

mercoledì 20 febbraio 2013

India e Gran Bretagna: partner speciali

Seconda visita ufficiale in India per il premier David Cameron che auspica un futuro di cooperazione tra i due paesi. Nonostante lo scandalo Finmeccanica.

La visita di tre giorni in Asia è partita dall’India all’insegna della cooperazione economica-commerciale. Collaborare alle indagini nella vicenda Finmeccanica e diventare "partner economici speciali": è l'offerta lanciata lo scorso 18 febbraio dal Primo Ministro inglese David Cameron alla sua controparte indiana Manmohan Singh. Aprire agli investitori stranieri i campi delle assicurazioni, delle banche e delle vendite al minuto, semplificare le procedure di investimento e facilitare le attività delle imprese straniere sono alcuni inviti lanciati al Presidente indiano. In cima all’agenda degli incontri, il tentativo di proporre ai vertici di New Delhi, il caccia Eurofighter-Typhoon al cui consorzio, di cui fa parte anche l'Italia, partecipa la britannica Bae Systems. L’ostacolo per ora rimane l’annunciata intenzione indiana di acquistare dalla Francia 126 esemplari del caccia Rafale, per un costo stimato di 14 miliardi di dollari. Quella di Cameron è la seconda visita ufficiale dall'inizio del suo mandato. Per sottolineare il legame che da sempre scorre tra le due nazioni, l'inquilino di Downing Street è giunto in India con una poderosa delegazione, formata da oltre cento tra imprenditori, rappresentanti del mondo dell'università e parlamentari. Il Premier ha infatti dichiarato alla stampa indiana:"Ho voluto portare con me la più grande delegazione d'affari che abbia mai lasciato le coste inglesi e sono fiero di averla portata proprio qui, per sancire il legame tra i nostri Paesi".

lunedì 18 febbraio 2013

Dumping fotovoltaico: USA vs India

Gli States accusano l’India di concorrenza sleale nel settore dell’energia solare. L’India ribatte denunciando le banche per finanziamenti agevolati solo alle tecnologie USA.

L’India nel mirino americano per dumping. Il governo americano ha infatti deciso di avanzare presso la World Trade Organization una richiesta di arbitrato in merito ai sussidi elargiti dalle istituzioni indiane ai propri produttori di celle e moduli fotovoltaici. Nel dettaglio l’India avrebbe erogato fondi ai propri produttori del settore, mossa ritenuta discriminatoria e nociva dagli States. Ron Kirk, rappresentante degli affari commerciali degli States, ha così spiegato la denuncia: "Voglio essere chiaro: gli Stati Uniti sostengono con forza il rapido sviluppo dell'energia solare in tutto il mondo, anche in India. Purtroppo, le politiche discriminatorie nel suo programma solare nazionale danneggiano questa cooperazione di successo, aumentano il costo dell'energia pulita, e minano i progressi verso il nostro obiettivo comune”.
L’India dal canto suo rilancia accusando gli USA di voler soffocare il mercato indiano del solare già in grave crisi a causa del calo della domanda. La Convenzione Quadro ONU sui Cambiamenti climatici prevede infatti un fondo di circa 30 mld di dollari per supportare i Paesi in Via di Sviluppo. Secondo però un’indagine condotta dal Centre for Science and Environment di New Delhi, i due finanziatori, la Exim Bank e l’Overseas Private Investment Corporation, concederebbero prestiti a condizioni agevolate solo agli investitori con tecnologie americane.
“I tassi d'interesse offerti dalla Ex-Im Bank per finanziare i progetti americani – ha denunciato Hari Manoharan, dell’Indian RESolve Energy Consultants – sono a dir poco favorevoli: questo succede perché si vuole direzionare il mercato indiano, in modo che premi alcune compagnie che hanno un grosso potere, come la First Solar”. Adesso il WTO deciderà se accogliere ed esaminare la richiesta americana contro l’India o, al contrario, se considerare più importanti quelle dell’India contro gli Stati Uniti, presentate nel novembre 2012.